Non dimenticare la rabbia, di Marco Capoccetti Boccia

Non dimen­ti­care la rab­bia solo in apparenza è un libro sul cal­cio: male­d­u­cato, aspro, urlato; istan­ta­nea di una realtà che con­tinua ad offend­erci, affronta un decen­nio, che va dall’89 al ’99, e che non è ancora stato rac­con­tato del tutto, e Marco Capoc­cetti Boc­cia sa farlo con la vivac­ità di chi l’ha vis­suto dall’interno.

Le dod­ici sto­rie che com­pon­gono il libro, sono rac­con­tate con un lin­guag­gio che assec­onda la mate­ria: crudo, capace di donare al let­tore il ritratto di un Paese spac­cato e in perenne con­flitto. Per la mag­gior parte ambi­en­tato nella per­ife­ria romana, mar­gine con­fuso e fer­ito, da cui proviene il pro­tag­o­nista, un gio­vane dici­as­set­tenne ultras.

Ma per lui la curva è una dimen­sione di lotta e di con­tes­tazione, un mondo in cui per esistere bisogna essere sem­pre in prima linea. Tanto è vero che la trasferta a Milano avviene solo per ven­di­care Anto­nio De Falchi ucciso dai tifosi rossoneri nell’ ’89. Capoc­cetti Boc­cia, per­ciò, ci porta in un mondo in cui le città sono bar­ri­cate e gli stadi trincee, e quella della battaglia rap­p­re­senta l’unica strada pos­si­bile per la sopravvivenza.

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09/03/2010

i Cariolanti, di Sacha Naspini

Prima guerra mon­di­ale, Bas­tiano ha nove anni e si nasconde con la madre e il padre dis­er­tore den­tro un buco sca­v­ato nel bosco della cam­pagna toscana: «ce ne sti­amo tutti e tre qui, al buio, in silen­zio», rac­conta Bas­tiano, «durante il giorno par­liamo poco, ci siamo abit­uati a farlo a fil di voce. Con te lo fac­cio da den­tro, senza muo­vere la bocca, ma con loro non posso.» É lui il pro­tag­o­nista de i Car­i­olanti di Sacha Naspini edito per la col­lana Heros di Elliot.

Den­tro quel fosso non è facile soprav­vi­vere, l’indigenza è così forte che, una volta, d’inverno è costretto a man­giare un pezzo della gamba della madre. Al ter­mine della guerra, Bas­tiano e la sua famiglia cer­cano di rifarsi una vita, ricostru­is­cono una casa poco fuori il paese, pren­dono il cog­nome Car­i­olante: ma non basta per avere una dig­nità, in giro si dice «che man­giano i gatti». Bas­tiano cresce ma parla poco, sem­bra ritardato, trova lavoro come gar­zone dello stal­liere e una ragazza si invaghisce di lui. Il peg­gio sem­bra pas­sato, e invece arrivano altre atroc­ità sulla quale l’autore, in qualche punto della nar­razione, indugia eccessivamante.

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01/03/2010

Zoo col semaforo, di Paolo Piccirillo

Paolo Pic­cir­illo ambi­enta il suo romanzo di esor­dio per la col­lana Gog di Nutri­menti nella provin­cia di Caserta, nei luoghi dove è nato, e dove le vite di Carmine e di Sal­va­tore fatal­mente si incontrano.

Carmine ha settant’anni, è vedovo e gestisce quat­tro campi da cal­cetto. Da quando il figlio ado­les­cente è stato ucciso da un pit bull, non fa altro che leg­gere un mano­scritto opera del padrone del cane assas­sino. E poi rip­ulisce dagli ani­mali che ven­gono investiti, il tratto della tan­gen­ziale Aversa-Napoli dove c’è la lapide del suo ragazzo.

Sal­va­tore, invece, in realtà si chiama Sla­tor, ed è un clan­des­tino albanese. Lavora in un negozio di ani­mali, e un giorno il suo pit bull ferisce il figlio di Ettore, un tipo assai poco rac­co­mand­abile. Senza alcuna colpa e altret­tanta pos­si­bil­ità di pas­sare inosser­vato – per via di una malat­tia che gli sfigura metà del volto – Sal­va­tore andrà incon­tro alla vendetta di Ettore, con l’incredula remis­sione di chi è ingoiato dalle sab­bie mobili dei com­p­lessi riti di una terra non sua.

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25/02/2010

Acciaio, di Silvia Avallone

Recen­sione di Flavio Santi, tratta dalla rubrica dei libri da Gli Altri, il nuovo set­ti­manale diretto da Pietro San­sonetti, del 12 feb­braio 2010.

Sec­ondo noi un romanzo, per essere tale, deve super­are la “prova treno”, cioè si deve far leg­gere di filato stando scalcagnati, la mat­tina presto o il pomerig­gio tardi, in una car­rozza di sec­onda, di quelle di cui Tren­i­talia va tanto fiera – avete pre­sente, no? Ecco, in mezzo alla pol­vere, allo sporco, al freddo o al caldo sem­pre ecces­sivi, il libro diventa per incanto una mag­ica couche, spalanca davanti a noi un mondo nuovo, diverso, non per forza migliore, ma altro.

Questa capac­ità di proi­ettare in una dimen­sione par­al­lela viene messa a dura prova sullo sco­modo sedile di un treno, nell’arco del respiro lavo­ra­tivo di un pen­dolare. Sil­via Aval­lone con Acciaio (Riz­zoli, Milano, 2010, pp. 368, € 18) ci pare superi questa prova. Da sem­pre siamo con­vinti che i poeti siano degli ottimi romanzieri, più fan­ta­siosi, più sen­si­bili, più abili con la lin­gua (e un romanzo cos’è se non un gioco sfre­nato di fan­ta­sia e lin­gua?). Qualche esem­pio? Dal più noto Boris Paster­nak al meno conosci­uto ma altret­tanto raf­fi­nato Cecil Day-Lewis, poeta lau­re­ato, padre dell’attore Daniel, e autore di avvin­centi gialli con lo pseudon­imo di Nicholas Blake (qual­cosa si trova edito da Polillo e dai Gialli Mondadori).

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18/02/2010

Sono comuni le cose degli amici, di Matteo Nucci

Chissà se nel titolo del suo romanzo d’esordio (un prover­bio greco tratto dal Fedro di Pla­tone), Mat­teo Nucci include anche le donne nelle cose che sono comuni agli amici? Socrate, la voce di Pla­tone nella Repub­blica, sap­pi­amo che era di questo parere. E sap­pi­amo anche per certo che Nucci, stu­dioso di filosofia antica, non ha sco­modato a caso il grande pensatore.

Come da man­uale, il romanzo inizia fin dalle prime righe con il dramma che mette sotto pres­sione il pro­tag­o­nista e allo stesso tempo svela i suoi punti nevral­gici, le sue vec­chie ferite. Il padre giace senza vita nella stanza da letto veg­liato da amici e par­enti e Lorenzo, il pro­tag­o­nista, solo e sper­duto, benché cir­condato dalle donne della sua vita, sente la man­canza della per­sona che più vor­rebbe accanto in quel momento, il suo migliore amico, con cui qualche tempo prima aveva pen­sato bene di con­di­videre la stessa donna. Ma Marco, di idee evi­den­te­mente non pla­toniche, aveva inter­rotto brus­ca­mente l’amicizia.

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15/02/2010