Mia sorella è una foca monaca – Christian Frascella

È pos­si­bile leg­gere Mia sorella è una foca monaca senza la zavorra catramosa dei parag­oni con lo stile nar­ra­tivo di un John Fante o di un J.D. Salinger? Io ci ho provato e spero, in un certo senso, di aver­gli così ris­er­vato un trat­ta­mento più ver­i­tiero e a fuoco. In questo suo esor­dio Fras­cella mette subito in chiaro come la sua sia una scrit­tura d’intreccio, fon­data su una trama sol­ida, su per­son­aggi sostanziosi e intes­suta di cose, avven­i­menti e sen­sazioni. Il suo pro­tag­o­nista è un ragazzo dici­as­set­tenne, con tutte le sue con­trad­dizioni; un gio­vane frag­ile e sbruf­fone, indifeso e arro­gante assieme. La sua famiglia è una sorta di zoo umano: un padre quasi alcol­ista detto “il Capo”, una sorella servile e big­otta, la “Foca Monaca” del titolo, e una madre fug­gita ormai da diversi anni col tizio della vic­ina pompa di ben­z­ina. Il con­fronto con la figura del padre sfac­cendato e un certo ricorso a ter­mini acquisiti dal tradut­torese quali «sbe­vaz­zare» e «restarci secco» pun­tel­lano un flusso nar­ra­tivo per lunghi tratti felice, con par­si­mo­niosi pic­chi in cui la scrit­tura si fa volu­ta­mente pirotec­nica. I dialoghi, pur con delle oscil­lazioni di verosimiglianza, sono sicu­ra­mente un momento forte, potente, tal­volta irre­sistibile del romanzo. Il lavoro in fab­brica, al di là di voli pin­darici su un ricer­cato inserto narrativo-sociologico, è invece soprat­tutto un art­efi­cio nar­ra­tivo, una situ­azione che ripro­duce in par­al­lelo, e con un’esteriorità di effi­cienza, l’improvvisata e dis­ar­mante catena di mon­tag­gio emozionale rap­p­re­sen­tata dalla famiglia del pro­tag­o­nista. E pro­prio la parte del lavoro seri­ale alla Trak, anche se ben scritta, è quella che sicu­ra­mente si legge con un minor senso di flu­id­ità nar­ra­tiva. La lin­gua che usa Fras­cella ha dei buoni trat­teggi, è forte­mente fusa al senso vivo del suo rac­con­tare e l’uso mis­urato di parole come «rubizzo», «saccagnarlo», «pen­colanti» o il ricor­rente «cristo­nando» fanno per­donare anche pas­saggi come «gelo-incazzuso» o «impan­i­cati». Il pro­tag­o­nista di Mia sorella è una foca monaca, un buffo per­dente di tal­ento, quasi un fumetto, ci fa sor­rid­ere quando dice che: «crede solo in se stesso e nell’enorme potere della sua sen­su­al­ità», per certi versi somiglia all’Ignatius Reilly di John Kennedy Toole, ma il suo delirio immag­inifico non ha i tratti dell’epicità. Anche il dolore, l’umiliazione, la mal­in­co­nia durano un attimo e poi ven­gono dis­sim­u­lati. Le fre­quenti citazioni cin­e­matogra­fiche, e gli stessi rifer­i­menti alla sto­ria che si svolge a dis­petto degli uomini e delle loro mis­erie, sono spesso un rifu­gio, una scor­ci­a­toia comoda dove far fluire il pro­prio con­trad­dit­to­rio pen­siero. Eppure, o pro­prio per questo, nonos­tante un finale abbas­tanza preved­i­bile e che si las­cia immag­inare quasi scan­dito in sequenze cin­e­matogra­fiche, si fa fat­ica a stac­carsi da queste pagine, si smette con nos­tal­gia di abitare la vita di questo dici­as­set­tenne rac­con­ta­balle che recita da mezz’ala del Toro e pensa come un trentenne. E l’ultima cosa che sem­bra davvero inter­es­sarci è pro­prio sapere dov’è che vada la verità.

Note biogra­fiche
Chris­t­ian Fras­cella è nato nel 1973 a Torino dove vive e lavora. Ex mil­itare nel Genio Fer­rovieri, ex operaio di fab­brica (espe­rienza di cui scriverà), attual­mente imp­ie­gato in un call cen­ter (espe­rienza di cui non scriverà, altri­menti lo licen­ziano), nel tempo libero cura il suo blog christianfrascella.wordpress.com. Dice di essere più o meno sposato. Mia sorella è una foca monaca è il suo primo romanzo.

Note edi­to­ri­ali
Edi­zioni Fazi 2009 (Le vele)
pp. 289
€ 17,50
ISBN: 978–88-81–12986-7

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Mia sorella è una foca monaca – Chris­t­ian Fras­cella, 4.0 out of 5 based on 1 rating

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Alessandro De Santis

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04 2009

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