Nudo di famiglia – Gaia Manzini
Galleria, la nuova collana di Fandango libri, curata dall’attento Mario Desiati, fa il suo esordio con una sorprendente e coraggiosa raccolta di racconti dell’autrice milanese Gaia Manzini, un’assoluta esordiente, che aveva avuto modo di farsi leggere per la prima volta proprio dalle pagine della rivista letteraria Nuovi Argomenti.
Formidabile è, innanzitutto, come il titolo del libro riesca a restituire profondamente quella che è l’intima ossessione che nutre ciascuna delle parole dell’autrice. Si apre col racconto “Ada”, una storia accogliente e un personaggio che è una folgorazione, inchiodato al suo letto di mogano, quindi “Dietro il vetro” uno squarcio inquietante, crudele e vibrante, in cui ci sembra di galleggiare nella storia e poi “La manovra di Heimlich” una sorta di partita a scacchi, nella quale ogni mossa ha un suo perché, non sempre immediato, ma con ricadute anche incredibili.
Si continua con “Salmoni”, racconto in apparenza corale, ma che è anche una matrioska di solitudini e di esistenze a tenuta stagna, “La cassapanca” in cui ritorna il tema dell’immobilismo mentale nella sua variante legata alle sicurezze esistenziali e “Carne della carne”, forse il racconto meno riuscito, una storia che vorrebbe essere ruvida, con la sua climax cinematografica e il suo finale americano.
C’è poi, a mio parere, il miglior racconto del libro, e cioè “Bergson”, una storia che emoziona come poche, calibrata, un pasto completo, un vero nudo di famiglia, intimo e sensuale come sa esserlo solo la morte. Quindi ancora “La mano destra”, storia rarefatta sulla privazione, sull’assenza e “Come una casa vuota”, riflessione familiare e raggelante al tempo stesso sull’abitare e sull’abitarsi. “Prime volte” poi è uno sguardo inusuale: il punto di vista di una dodicenne e un incesto che emerge con naturalezza, quasi inevitabile, l’ottimo “Lividi”, un frammento secco, molto a fuoco («Figli che hanno debolezza da vendere a pareggiare la forza dei padri») e con una notevole chiusura sul perdono; quindi “Pulizia” racconto sull’igiene della memoria e dal finale palpitante e immobile assieme, poi “Il gioco della torre” metafora di un uomo, un padre, sempre di profilo, con la sua posizione compatta da mantenere e l’ottimo “Senza pieghe”, dall’atmosfera magica, una sorta di gotico impressionista con questa bambina senza pieghe e sua madre, e la sua lucida e immacolata follia. Infine il libro sfocia in “Paura” racconto gelido, disarmante, immobile e lancinante come tutto un inverno senza fuoco. Nudo di famiglia di Gaia Manzini si presenta dunque come un potente affresco delle ossessioni e delle dinamiche occulte della famiglia contemporanea. Una famiglia raggelante, che di racconto in racconto si scopre sempre più ruvida ed estranea.
I racconti della Manzini, col loro tono quasi da zen familiare, sembrano avvinti da una forza secolare, di sequoia; hanno un potere di fascinazione, un ritmo interno che, apparentemente inoffensivo, invece dove tocca brucia. Un ritmo tutto personale, intimo, fatto di misurate cesure e di opportune zoomate. Nel gorgo di una scrittura densa, trafitta da continue riflessioni naturali ed esistenziali, ritornano pure alcune costanti; non solo la famiglia, o il camion dei pompieri, ma anche, ad esempio, un mare che porta una morte inattesa ma docile, e poi il tema della macchia, del difetto, della piega/piaga e di una “normalità” che sta davvero stretta. Anche i personaggi hanno un’aura sospesa, musicale; capita spesso di perdere di vista o di ignorare il sesso delle voci di cui si racconta, e, da questa misteriosa apnea, si rimerge quasi sempre con in seno dei personaggi di donna, dei corpi femminili come anestetizzati, menomati, privati sempre di qualcosa. La lingua di Gaia Manzini è inoltre rigorosa («afrore», «aggettante»), puntuta («le sbarre lucenti delle ciglia»), resa vibrante da una scrittura attenta e che esige a sua volta grande attenzione. Con questo suo Nudo di famiglia dunque – nel quale, proprio a voler trovare anche qualche forzatura (solo in rari tratti finali di alcuni racconti) l’autrice tende a perdere lievemente il pieno controllo della scrittura, diventando talvolta eccessivamente esplicativa – la giovane narratrice milanese scrive un esordio letterario certamente prezioso, da tenere bene a mente per il futuro.
Note biografiche
Gaia Manzini è nata nel 1974 a Milano, dove vive. Suoi racconti sono apparsi su Nuovi Argomenti.
Note editoriali
Fandango 2009 (Galleria)
pp. 189
€ 14,00
ISBN: 978–88-6044–112-6
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