Il letto di formiche – Donato Dallavalle

Le formiche esplo­rano, si fanno strada nel tempo e nei muri, indi­cano sen­tieri, sco­prono seg­reti incon­fes­sati, mas­ti­cano cadav­eri, con­sumano anni e chilometri: non rimane che seguirle, «por­tano sem­pre in posti inter­es­santi». Ex ter­ror­ista di sec­ondo piano – il solo mem­bro del fatis­cente gruppo Puma 08 ad essere finito in galera –, Emilio sconta la pena per un rapi­mento politico di ris­i­bile conto, ter­mi­nato tut­tavia in trage­dia. Detenuto adesso in semi lib­ertà, operaio in fab­brica di giorno e carcer­ato di notte, ottiene un per­me­sso per far visita alla cog­nata Anna e dare l’addio al fratello Angelo – ex com­pagno di lotta – morto in cir­costanze ancora non chiare.

Ad accom­pa­g­narlo nel viag­gio, come negli anni di carcere, nel sonno e nella veg­lia, è il ricordo vivido della nipote Lucia (figlia di Angelo e Anna) e del loro rap­porto mor­boso, quando ancora era una bam­bina, in bil­ico tra la sto­ria d’amore proibita e la pura osses­sione. Iso­lata in quello che prima era il rifu­gio del loro gruppo, poi ris­torante e ormai sola dimora deca­dente, in una cam­pagna dove i tedeschi davano la cac­cia ai par­ti­giani, Anna lo aspetta per prepararlo a ver­ità che cam­bier­anno più volte, e cui Emilio darà poco a poco un sig­ni­fi­cato, sca­v­ando nella terra, nella memo­ria e nelle vis­cere di car­casse ancora fres­che, ten­tando di scon­tare ad un tempo più pene, come in un delirio.

Virando con­tin­u­a­mente dalla realtà immag­i­nata a quella vis­suta, Emilio è pro­tag­o­nista monotetico, pri­gione di sé. Soltanto la fiaba su cui lavora da anni e che un tempo avrebbe desider­ato pro­porre a qualche edi­tore, lo tiene ancora labil­mente legato al mondo esterno, altri­menti inesistente, vacuo, irri­me­di­a­bil­mente distorto

Il rac­conto della fiaba, del pre­sente con Anna e i ricordi del pas­sato mil­i­tante con l’amore per Lucia, danno vita ad un per­corso trip­lice, dove ogni trac­cia intrapresa ter­min­erà in amara soluzione, e soltanto la sto­ria di Smer­alda (la pro­tag­o­nista della fiaba) tro­verà un aut­en­tico com­pi­mento. «[…] mis­cela strana, pri­gion­iero politico e bam­bini, carcere e fav­ole». Una nar­razione son­nam­bula, reale come onir­ica, dove poco importa se a decidere siano il sogno, l’allucinazione o la cronaca dei crudi fatti. Quella che ali­menta la sto­ria è una com­bus­tione che non fa dis­tinzioni. La prosa è pulita, essen­ziale, e a dis­capito della grav­ità dei temi corre veloce e lieve, propulsa da un lin­guag­gio che si con­cen­tra sui det­tagli pri­mari della terra, dell’odore e del sangue, men­tre l’intero pal­coscenico è altret­tanto scarno, min­i­male, come in una pièce teatrale grottesca e nera, senza pos­si­bil­ità di fughe gioiose o di espi­azione, ma solo di rimpianto, di sim­u­lazione avvelenata.

Nota biografica
Donato Dallavalle è nato a Pia­cenza nel 1979. Ha col­lab­o­rato con alcuni quo­tid­i­ani locali e svolto attiv­ità lavo­ra­tive molto diverse. Diplo­mato alla Scuola del Cin­ema di Milano, ha fre­quen­tato il lab­o­ra­to­rio di Marco Bel­loc­chio. Per Sky è stato invi­ato ai fes­ti­val del cin­ema di Cannes, Venezia e Taormina. Ha scritto alcuni cor­tome­traggi e tut­tora col­lab­ora come autore con Sky Cin­ema. Il letto di formiche è il suo primo romanzo.

Nota edi­to­ri­ale
excel­sior 1881 2009 (Acquario)
pp. 152
€ 12,50
ISBN: 978–88-6158–091-6

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Paolo Grassi

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09 2009

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