Il mio nome è legione – Demetrio Paolin

legione

Gli occhi dell’uomo in cop­er­tina sono un’immagine che accom­pa­gna lungo tutto il per­corso di let­tura di questo romanzo d’esordio di Demetrio Paolin. Sono sem­plice­mente le pupille di un uomo o anche lo sguardo letale del demone Legione, volto della natura molteplice del Maligno? Irriducibile e inter­rog­a­tiva è la parabola di Demetrio, gior­nal­ista trentenne la cui esistenza trac­cia un sin­go­lare sguardo all’universale, una mira­colosa anato­mia trascen­dente, che flut­tua osses­siva tra le polar­ità dell’imperfezione umana. Il pro­tag­o­nista della sto­ria (che si chiama Demetrio come l’autore) inizia a per­cepire il suo essere una fran­tu­mazione del male a par­tire da un ricordo della sua infanzia: l’urlo cristal­liz­zato di sua madre di fronte alla mis­te­riosa mal­for­mazione ses­suale del figlio minore, Silvio.

«[…] Nella morte comune ci riconos­ci­amo per quello che siamo, fratelli. La ver­ità della pater­nità è la fratel­lanza». Da quel momento in poi il male intro­duce la sua mente in un labir­into popo­lato di fig­ure, che sono osses­sioni; mem­o­rie pub­bliche ma soprat­tutto pri­vate. Demetrio, nel con­trap­punto della sua esistenza mate­ri­ale prima di gior­nal­ista con velleità di scrit­tore e poi di uffi­cio stampa di un sin­da­cato, pre­cipita in un solco che lo fa sen­tire presto «sorveg­liato e accom­pa­g­nato dai fantasmi».

I moti della sua esistenza rip­ie­gano con­tin­u­a­mente nelle volute della memo­ria: l’incontro in treno con Renato Cur­cio, il fan­tasma dell’attentatore Mohamed Atta, l’immagine del Cristo di Quat­tor­dio, la veg­gente che parla con l’anima di Vit­to­rio Alfieri, le spoglie di Cesare Pavese («amare ciò che è morto, dona la respon­s­abil­ità di ten­erlo vivo»), e la vis­chiosa figura della gio­vane che a Novi Lig­ure ha ucciso madre e fratellino e che ora lui osserva gio­care tran­quil­la­mente a pallavolo con le altre ragazze. Allora la felic­ità prim­i­ge­nia può assumere le sem­bianze nitide e fol­go­ranti di Tomacek, l’amico d’infanzia polacco, che muore poi sui­cida con il veleno: «Demetrio desider­ava morire, per­ché la felic­ità non aveva più le sem­bianze sop­porta­bili di qual­cosa di ter­reno, di prossimo, ma diven­tava celeste, alata, e insieme, tene­brosa e fredda. La felic­ità diven­tava insop­porta­bile […]». Oppure si può sve­lare il com­p­lesso rap­porto del pro­tag­o­nista con le fig­ure fem­minili, che assume forse un senso com­pi­uto nel per­son­ag­gio di Giu­lia, dove le parole trovano final­mente un loro corpo: «la carne era una guaina di pietà, che ren­deva pos­si­bile e sop­porta­bile avvic­i­narsi ad un altro corpo». La prosa di Paolin – per certi versi antilet­ter­aria – asciutta e deter­mi­nata, aggre­disce il let­tore con i suoi nuclei di senso, con una inesora­bile lucid­ità, che incarna intran­si­gente la crudeltà stessa del dolore. Un libro duro Il mio nome è legione, volu­ta­mente tor­tu­oso, umana­mente fati­coso. Una rif­les­sione sull’accettazione del male: «[…] io sono nel male e sono salvo». Un male che è però sem­pre altrove, dec­li­nato, e che trova il suo vero senso nello stu­pe­facente esistere del bene, quell’unità a cui fa rifer­i­mento l’esergo del libro, il riconoscere di avere amato davvero.

Note biogra­fiche
Demetrio Paolin, classe 1974, vive a Torino dove svolge l’attività di uffi­cio stampa. Ha pub­bli­cato i libri Il pasto gri­gio (Unti­tled Edi­tori), Una trage­dia negata (Vibrisselibri/Il Maes­trale). Alcuni suoi rac­conti e saggi sono apparsi in riv­iste («Nuova Prosa», «Nuovi Argo­menti») e in antolo­gie (Vite rov­inate dal pal­lone, Giulio Per­rone Edi­tore) o su blog let­ter­ari come Nazione Indi­ana e La poe­sia e lo spir­ito. Ha curato, per le Edi­zioni Dell’Orso, le mem­o­rie di Giuseppe Calore rac­colte ne Il par­ti­giano dis­ar­mato. Il suo sag­gio “La memo­ria e l’oltraggio. Primo Levi inter­prete di Dante”, è stato pub­bli­cato dalla riv­ista uni­ver­si­taria «Levia Gravia» (Edi­zioni Dell’Orso). Questo è il suo primo romanzo.

Note edi­to­ri­ali
Transeu­ropa 2009
pp. 144
€ 12,90
ISBN: 978–88-7580–051-2

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Alessandro De Santis

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09 2009

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