Savana Padana – Matteo Righetto

Il libro d’esordio di Mat­teo Righetto, sin dalla sua veste grafica e dalle sue dimen­sioni si pre­senta come un’opera agile, definita e com­patta. E prim­izia di quel movi­mento tutto ital­iano e autodefini­tosi Sug­arpulp, di cui Righetto è uno dei cre­atori. Affon­dare le pro­prie radici nella natura fiera e sel­vaggia del Nordest, una terra epica, per certi aspetti ancora arcaica, e che tut­tavia ha saputo assec­on­dare i pro­cessi di una mod­ern­iz­zazione nec­es­saria e perse­guita, talora, anche impietosamente.

Sto­rie per cuori forti che pul­sano a due­cento all’ora, sto­rie rab­biose, slab­brate, dense di humor nero e para­dossi. Giran­dole impazz­ite, pas­tiche di piombo e noir, di tradi­menti e fol­lie, per una cel­e­brazione anfe­t­a­minica di quella terra e di quella realtà sociale unica che è il Nordest, la Bassa, la grande Pia­nura Padana.

È pro­prio questa enorme, son­tu­osa osses­sione per la terra, per questa terra, a muo­vere tutta la nar­razione di Savana Padana, in una Padova catramosa, dall’«afa ade­siva», terra di ric­chi («gagiò») e di Bran­ca­menta bevuti caldi. L’autore, in un incalzare di capi­toli brevi e inci­sivi, pun­teggiati di con­tinuo dal dialetto locale nelle sue forme più triv­i­ali e popolane, attinge a piene mani dai luoghi comuni del noir e del pulp, riletti però in ottica padana. C’è, inevitabile, la cocaina («fuffa»), c’è il sacro e il pro­fano, la delin­quenza e Sant’Antonio patrono, il bar storico e l’avvento dei cinesi, la malavita locale e gli zin­gari senza radici; cibo, parole, l’epica delle pic­cole cose, e anche il sangue. Righetto inquadra e taglia le sue scene in modo volu­ta­mente cin­e­matografico, e rad­ica le sue visioni in un uso gen­eroso delle fig­ure retoriche e in una lin­gua vol­gare, diretta, scabrosa, schi­af­feg­giante. Non man­cano tratti in cui si las­cia pren­dere la mano, in cui calca in modo quasi parossis­tico, men­tre è inter­es­sante l’incursione che si con­cede nell’osservazione da vicino del mondo gitano inur­bato, sia pur con alcuni pas­saggi a vuoto, ed eventi e reazioni tal­volta un poco forzati. I per­son­aggi hanno tutti un loro senso nar­ra­tivo: sem­plice e lin­eare; e non può non strap­pare un sor­riso ad esem­pio il mares­ciallo Fetente Tom­maso, uman­is­simo carat­tere sin­ce­ra­mente devoto alla Sam­buca, alle pros­ti­tute di col­ore e a Padre Pio. Gli eventi si suc­ce­dono come in una pic­cola grande catena di Sant’Antonio, e evolvono con grande pro­fu­sione di situ­azioni, com­pli­cazioni e carat­ter­iz­zazioni, fino a sve­larsi in una parte con­clu­siva di forte respiro. Il finale riprende, quasi parola su parola, un dial­ogo introdotto a mo’ di esca nelle pagine iniziali. C’è un ful­mine, tanto nar­ra­ti­va­mente utile quanto un poco preved­i­bile, che giunge riso­lu­tore, segno di un’improbabile apoc­alisse. Arriva poi Chen, il boss cinese, a ren­dere la scena meno scon­tata e se vogliamo ancora più pulp. E infine c’è, mer­i­tata e lib­er­a­to­ria, la schiarita lir­ica finale, «l’alba di nuovo giorno», che si va ad incar­nare nel per­son­ag­gio di Dia­mante, il «fro­cio perso», che coi suoi preziosi dieci chili di cocaina se n’è fug­gito per ricom­in­ciare dac­capo a Milano, evi­tando così la mat­tanza. In fondo, ovunque, come dice Toni: «zen dà tuto ramengo!». Sia pur ancora con la pre­senza di qualche dial­ogo improb­a­bile, con una lin­ear­ità degli eventi a tratti ingenua (da tele­film anni Ottanta) e con una certa ingom­brante ten­denza a spie­gare con un tono descrit­tivo quasi da voce off, in defin­i­tiva, mat­teo Righetto con Savana Padana, dimostra di saper rag­giun­gere il pro­prio obi­et­tivo nar­ra­tivo e quindi aspet­ti­amo di poter ril­e­vare sue tracce let­ter­arie per il futuro, mag­ari con una prova ancor più arti­co­lata e ambiziosa di questo suo esordio.

Note biogra­fiche
Mat­teo Righetto vive a Padova, dove insegna let­tere. Si occupa di let­ter­atura pulp/noir e di let­ter­atura per l’infanzia per la quale è autore di varie pub­bli­cazioni. Tra queste, La Sto­ria dell’Orso, La Cor­nac­chia Bianca e La Ron­dine e la Nuv­o­letta (tutte edite da Panda nel 2007). Il suo testo Fran­ci­gena Strata ha vinto nel 2007 la rassegna teatrale “Pic­coli Palcoscenici”.

Note edi­to­ri­ali
Zona 2009
pp. 122
€ 13,00
ISBN: 978–88-6438–008-7

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Alessandro De Santis

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09 2009

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