Studio illegale – Duchesne
«Stamattina mi sono svegliato. Mi sono svegliato già dentro al lavoro. Il lavoro. Ti ha in pugno», così inizia Il lercio di Irvine Welsh, che a dire la verità, per tono, plot e per linguaggio, è davvero molto lontano da Studio illegale di Duchesne (alias Federico Baccomo), edito da Marsilio, eppure sarebbe l’incipit ideale anche per quest’ultimo.
La trama si riassume in poche righe: in uno studio (il)legale di Milano, Andrea, protagonista e voce narrante del libro, «è un avvocato d’affari […] la sola formula che mi permette di uscire indenne da qualunque domanda sulla mia professione […]. Perché io, sfortunatamente, non so davvero fare un cazzo».
Ma nonostante questo, Andrea è uno che si dà da fare, o meglio: è uno a cui danno veramente un sacco da fare. Infatti, mentre i capi si sollazzano con cene e incontri infiniti, tutto il lavoro, quello vero, viene catapultato sulle spalle di Andrea che fa quel che può e, in generale, bisogna ammetterlo, se la cava anche piuttosto bene. Non sopporta molto bene, invece, il peso delle responsabilità, ma con il tempo (anche se non ci scommetterei poi molto) a questo ci si abitua; non ci si abitua per niente, invece, allo stress prodotto dal super-lavoro.
Già, il super-lavoro. Perché il problema è esattamente questo: Andrea rischia di sovrapporre il lavoro alla sua esistenza fino ad annullarla. Certo, si acquistano onorificenze, rispetto e fiducia, almeno finché produci soldi a palate. Ma basta un cenno di cedimento e sei fregato: c’è sempre qualcuno pronto a farti le scarpe, come se fosse la cosa più ovvia e normale del mondo, e il brutto è che lo è. Ma spiegalo alla tua ragazza che ha deciso di lasciarti la vigilia di Natale: «Leo, non ti capisco», «Sto cercando di dirti che arriva il giorno che si capisce che è finita»; non ha nemmeno tutti torti, a giudicare da quante volte le hai promesso fine settimana in montagna e vacanze estive a destra e a manca, e mai una volta che tu sia riuscito a portarla al mare, magari solo in Liguria. E tutto questo perché non sei capace di dire un mezzo no al tuo capo. Certo, messa così sembrerebbe una tragedia, se non fosse che questa a un certo punto risulta edulcorata, e quindi piuttosto indebolita; accade proprio nel finale: happy end canonico di un certo tipo di commedia (una di quelle con Hugh Grant, tanto per intenderci), e che naturalmente non sveleremo. Ad ogni modo, la storia è divertente ed è raccontata con uno stile brioso e godibilissimo, i dialoghi farebbero invidia anche a Nick Hornby o a Roddy Doyle: alcune battute ti piegano in due dalle risate.
Nota biografica
Federico Baccomo, in arte Duchesne, ha trent’anni. Ha vissuto e lavorato nella sede milanese di un primario studio legale internazionale, dove si occupava di M&A, capital markets e altre materie che abbiano un’allettante traduzione in inglese. Nell’aprile 2007, ha debuttato sul web con il blog Studio illegale, raccontando la vita quotidiana degli avvocati d’affari, tra miserie ed esaltazioni, solitudini e nevrosi, blackberry e buoni-taxi, e raggiungendo, nel giro di pochi mesi, un successo fatto di migliaia di visitatori quotidiani. Oggi lavora nell’ufficio legale di un’azienda.
Nota editoriale
Marsilio 2009 (Marsilio X)
pp. 320
€ 17,00
ISBN: 978–88-317‑9675-0
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