Sulla breccia – Caterina Falconi
Lei, lui, l’altro. Un intreccio antico come il mondo, eppure in questo valido esordio Caterina Falconi riesce a tessere una storia che tiene il lettore stretto alle pagine sin dal fortunato incipit: «Silvia abitava in una cittadina antica che aderiva come una cuffia alla cima di una collina tondeggiante». La incontriamo subito Silvia, e in un attimo comprendiamo il suo sacrificato destino: nata in una famiglia attenta solo alla superficie, si affaccia alla vita con azioni maldestre e decisioni confuse che la porteranno a scegliere un’esistenza accanto a Marco, un uomo che non ama e che mortifica i suoi entusiasmi.
Unica via d’uscita Angelo, il solo ad avvertire la sua stessa nausea per quel paese claustrofobico e addormentato; ma dopo un primo slancio Silvia rinuncerà ai suoi sentimenti e si condannerà a una disgraziata sopravvivenza.
Sulla breccia non è soltanto una storia d’amore, è un romanzo di formazione, perché la protagonista percorre con dolore una strada che la porterà a prendere coscienza di sé, passando dallo strazio all’anestesia dei sentimenti, attraverso la concessione del proprio corpo a chiunque ne voglia banchettare, in un vortice di annullamento che si conclude con una riemersione felice.
Accanto a Silvia personaggi solitari, ognuno chiuso a chiave nel proprio fatale ruolo: Cinzia, l’amica facile, (per essere vincente come lei, Silvia gioca a fare la donna con Marco), Liala, la compagna di Angelo, assopita in un’esistenza dai giorni sempre uguali; Marco, limitato all’unico desiderio di guadagnare una posizione sociale rispettabile e infine Angelo, figura speculare a Silvia, giovane insicuro e dannato (meno riuscito della protagonista), che come Silvia sceglie il certo per l’incerto e si castiga a una vita sempre sospesa. Il personaggio con cui la Falconi dà particolare prova della sua ottima penna è Roberto, la cui vicenda si inserisce nel testo come un cammeo a sé stante, una storia nella storia di grande efficacia letteraria e in cui si può riconoscere forse il vero alter ego della protagonista. Roberto è «un angelo stropicciato e inconsapevole», il ragazzo perduto figlio di perduti, che sceglie la droga come unica compagna, diventando il boia di se stesso. Roberto «si infila nelle case», larva in cerca di sonno, fantasma nei cui occhi Silvia ritrova la propria dannazione ed è in questo specchio di pena che forse comprende la necessità della salvezza. Nella notte di Ognissanti, in un delirio fatto di alcol e perdizione, Silvia conclude la propria caduta, in un viaggio che l’autrice lascia indefinito tra sogno e rivelazione. Una discesa agli inferi di memoria dantesca, in cui la protagonista viene trascinata dall’amica Cinzia e da Roberto ormai defunti, e nell’aldilà ora capaci di vedere la strada che porta alla liberazione. Sulla breccia dunque è un romanzo, che pur non esente da formule stereotipate, vanta una scrittura felice e spesso capace di fendere l’animo dei personaggi e concederlo al lettore.
Caterina Falconi
Sulla breccia
Fernandel 2009
pp. 120
€ 12,00
ISBN: 88–9586-506–5
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