Bonding — Antonio L. Falbo

Bond­ing è la sto­ria di un delitto e di un cas­tigo, dove l’evoluzione intro­spet­tiva di quest’ultimo ha un peso ben più ril­e­vante dell’evento delit­tu­oso in sé.
Il dog-sitter Henry «non dorme bene» e si tor­menta. Nell’evolversi della sua osses­sione è cen­trale il rap­porto con la madre: bond­ing è infatti il legame prim­i­ge­nio che si instaura tra una mamma e un neonato.

La pro­gres­siva malat­tia della madre lo desta­bi­lizza e lo con­duce a una perdita del con­trollo sulle sue azioni e a com­piere un crim­ine. La sua punizione non è tanto il carcere in cui deve scon­tare mate­rial­mente la sua pena, ma il pro­fondo senso di colpa che prova per il suo gesto.

Gli altri per­son­aggi, fun­zion­ali alla sto­ria, si muovono non intorno a lui, ma quasi den­tro di lui: sono ester­nazioni della sua colpa, del suo dolore e — dall’uscita di pri­gione in poi — anche della sua voglia di rinascita. «Sento di essere come una vor­agine oscura che risuc­chia tutto quanto gli grav­iti intorno: Angela, Iris, mia madre, Miriam, Josef, le sue unghie, tutto».

La nar­razione è las­ci­ata del tutto al punto di vista del pro­tag­o­nista, di cui non abbi­amo rifer­i­menti spazio-temporali. Henry vive in un unico luogo dai con­torni inde­fin­iti: la sua mente. E in un unico tempo: il suo tempo. A volte questo suo tempo si dilata e subisce delle mutazioni fatte di sen­sazioni e pre­sagi di quella che lui definisce ultra­vita. «Mi muovo ondeg­giando, immerso nel buio più totale, inca­pace di imporre la mia volontà su un itin­er­ario ignoto, a cui una mis­te­riosa forza mi costringe. Sento di essere una pic­cola porzione di pul­vis­colo stel­lare perso nel più pro­fondo silen­zio dell’universo e mi abban­dono in esso fino a che, nel nulla, vedo aprirsi un minus­colo foro dal quale fil­tra, appena percettibile, un caldo filo di luce. È da quel punto esatto che vengo imme­di­ata­mente risuc­chi­ato e, come se il mio corpo non fosse altro che aria, attra­ver­sata la soglia, vengo cat­a­pul­tato in quella che riconosco essere una nuova dimen­sione». Henry vaga nel suo sub­con­scio trasci­nando il let­tore in un rac­conto lento e osses­sivo, capace di sfi­brarlo ma al tempo stesso anche di trasmet­ter­gli per osmosi delle sen­sazioni forti. La realtà, quella nella quale avven­gono i (pochi) fatti, è descritta in fotogrammi pre­cisi e densi dei det­tagli impressi nell’occhio di Henry, che diventa macchina da presa asso­luta della scena. «In piedi davanti ai for­nelli, la sig­nora Rose si alza fati­cosa­mente sulle punte dei piedi, apre l’anta del pen­sile sopra la sua testa, infila un brac­cio al suo interno ed estrae una con­fezione di tè che ripone sul lavabo. Poi inizia a fru­gare nelle tasche del suo grem­bi­ule. Tira fuori un pac­chetto di fiammiferi con cui accende il for­nello sul quale è già stato posto un pen­tolino pieno d’acqua e, subito dopo, una sigaretta. Io osservo le sue guance aspi­rare pro­fon­da­mente e incavarsi, met­tendo in evi­denza la spigolosa ossatura del viso. Poi, quando una sol­ida coltre di fumo inizia ad avvol­gerla, per un istante mi sem­bra di ved­erla sparire, come se in essa si fosse disciolta».

Il gusto del par­ti­co­lare si fa a volte osses­sivo. Le scene sono spesso immag­ini prive di dialoghi: le inter­azioni tra i per­son­aggi ven­gono infatti affi­date al lin­guag­gio indi­retto. Una scelta ardita, ma una pre­cisa inten­zione stilis­tica: tutto è fil­trato attra­verso Henry. Le parole dei dialoghi non esistono se non nel senso che Henry riporta nevrot­i­ca­mente a se stesso e al let­tore nei suoi deliri di coscienza.

Anto­nio L. Falbo è senza dub­bio uno scrit­tore cor­ag­gioso, per­ché non si pre­oc­cupa di essere facile. Ha una scrit­tura potente e molte cose da dire. Il suo Bond­ing è un romanzo vibrante e denso di inten­zioni. Forse troppe per­ché si possa goderne la let­tura con leg­gerezza, sem­pre che si reputi questa un val­ore nec­es­sario in un buon libro.

 

Anto­nio L. Falbo è nato nel 1981 a Torino, dove vive. Da anni opera come artista video­maker. Ha scritto sceneg­gia­ture, rac­conti, real­iz­zato cor­tome­traggi, video-installazioni, book-trailers, parte­ci­pato a numerose mostre artis­tiche e rassegne let­ter­arie. Attual­mente lavora anche come edu­ca­tore presso una clin­ica psichi­atrica, viag­gia per l’Europa alla ricerca di un improb­a­bile luogo in cui piantare bandiera, si domanda costan­te­mente quale sia l’unità di misura per soppe­sare la vita e, in attesa di trovare risposte, scrive. Bond­ing è il suo primo romanzo.

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01 2010

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