Il libro nero del mondo — Gabriele Dadati
Gabriele (come già nell’ultimo libro di Demetrio Paolin il protagonista sembra voler rimandare all’autore) è un regista televisivo impegnato sul set della sua prima produzione cinematografica: un film sul cannibalismo le cui riprese vengono interrotte dalla sparizione dell’attore principale, e finisce così per ritrovarsi, prima sulle tracce, e poi direttamente coinvolto, nelle azioni di un serial killer, un maniaco dalle fantasie mistico-apocalittiche.
Una storia apparentemente lineare, con le venature di un giallo, si fa pagina dopo pagina piccolo romanzo metafisico. Attraverso un cammino che ripercorre i tre luoghi della commedia dantesca ma con un ordine diverso (purgatorio, inferno e infine paradiso), per mezzo di una singolare polifonia di voci e di sguardi che interroga il lettore e lo intrattiene al tempo stesso, Dadati declina i molteplici fraintendimenti dell’amore.
«Vivere la propria mania è anche uno dei due modi per salvarsi la vita. L’altro è traslocare in un sentimento solido e irrinunciabile». E questo è quello che cercano di fare i personaggi di questo mondo il cui libro nero si scrive, inesorabilmente, ogni giorno. Gabriele con la sua «distanza siderale», sua moglie e i suoi raduni new-age, il maniaco con la sua etica distorta, la figlia di quest’ultimo, Maria, nel suo candore mariano, la bambina magica con le sue epifanie geometriche, e la stessa anonima città che fa da sfondo alla narrazione.
Il libro nero del mondo è una storia narrata al tempo presente, in una crescente paratassi descrittiva di forte matrice cinematografica, e risolto con uno stile molto attento al ritmo, per alcuni versi attiguo alla poesia, con una aggettivazione puntuale, sensibile ad ogni piccola mutazione sensoriale, dove le lacrime possono diventare «fiori del sale».
Con questo suo romanzo d’esordio dunque, sia pur un poco involuto nella parte finale, quella più riflessiva e ideologica e che per alcuni versi ricorda quella di Uno in diviso di Alcìde Pierantozzi, Gabriele Dadati si conferma un autore capace e coraggioso nel tentare di esplorare l’etica contemporanea e i suoi fantasmi attraverso la parola.
Gabriele Dadati (Piacenza, 1982) ha pubblicato Sorvegliato dai fantasmi (peQuod, 2006; nel 2008 è uscita la nuova edizione presso Barbera Editore), con cui ha vinto il premio Dante Graziosi ed è stato finalista come Libro dell’anno per Fahrenheit di Radio 3 Rai. Dirige la rivista di letteratura e arte «Ore piccole», scrive sulla terza pagina di «Libertà» ed è tra gli autori di Booksweb.tv.
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