Archive for February, 2010

Zoo col semaforo, di Paolo Piccirillo

Paolo Pic­cir­illo ambi­enta il suo romanzo di esor­dio per la col­lana Gog di Nutri­menti nella provin­cia di Caserta, nei luoghi dove è nato, e dove le vite di Carmine e di Sal­va­tore fatal­mente si incontrano.

Carmine ha settant’anni, è vedovo e gestisce quat­tro campi da cal­cetto. Da quando il figlio ado­les­cente è stato ucciso da un pit bull, non fa altro che leg­gere un mano­scritto opera del padrone del cane assas­sino. E poi rip­ulisce dagli ani­mali che ven­gono investiti, il tratto della tan­gen­ziale Aversa-Napoli dove c’è la lapide del suo ragazzo.

Sal­va­tore, invece, in realtà si chiama Sla­tor, ed è un clan­des­tino albanese. Lavora in un negozio di ani­mali, e un giorno il suo pit bull ferisce il figlio di Ettore, un tipo assai poco rac­co­mand­abile. Senza alcuna colpa e altret­tanta pos­si­bil­ità di pas­sare inosser­vato – per via di una malat­tia che gli sfigura metà del volto – Sal­va­tore andrà incon­tro alla vendetta di Ettore, con l’incredula remis­sione di chi è ingoiato dalle sab­bie mobili dei com­p­lessi riti di una terra non sua.

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25

02 2010

Acciaio, di Silvia Avallone

Recen­sione di Flavio Santi, tratta dalla rubrica dei libri da Gli Altri, il nuovo set­ti­manale diretto da Pietro San­sonetti, del 12 feb­braio 2010.

Sec­ondo noi un romanzo, per essere tale, deve super­are la “prova treno”, cioè si deve far leg­gere di filato stando scalcagnati, la mat­tina presto o il pomerig­gio tardi, in una car­rozza di sec­onda, di quelle di cui Tren­i­talia va tanto fiera – avete pre­sente, no? Ecco, in mezzo alla pol­vere, allo sporco, al freddo o al caldo sem­pre ecces­sivi, il libro diventa per incanto una mag­ica couche, spalanca davanti a noi un mondo nuovo, diverso, non per forza migliore, ma altro.

Questa capac­ità di proi­ettare in una dimen­sione par­al­lela viene messa a dura prova sullo sco­modo sedile di un treno, nell’arco del respiro lavo­ra­tivo di un pen­dolare. Sil­via Aval­lone con Acciaio (Riz­zoli, Milano, 2010, pp. 368, € 18) ci pare superi questa prova. Da sem­pre siamo con­vinti che i poeti siano degli ottimi romanzieri, più fan­ta­siosi, più sen­si­bili, più abili con la lin­gua (e un romanzo cos’è se non un gioco sfre­nato di fan­ta­sia e lin­gua?). Qualche esem­pio? Dal più noto Boris Paster­nak al meno conosci­uto ma altret­tanto raf­fi­nato Cecil Day-Lewis, poeta lau­re­ato, padre dell’attore Daniel, e autore di avvin­centi gialli con lo pseudon­imo di Nicholas Blake (qual­cosa si trova edito da Polillo e dai Gialli Mondadori).

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18

02 2010

Sono comuni le cose degli amici, di Matteo Nucci

Chissà se nel titolo del suo romanzo d’esordio (un prover­bio greco tratto dal Fedro di Pla­tone), Mat­teo Nucci include anche le donne nelle cose che sono comuni agli amici? Socrate, la voce di Pla­tone nella Repub­blica, sap­pi­amo che era di questo parere. E sap­pi­amo anche per certo che Nucci, stu­dioso di filosofia antica, non ha sco­modato a caso il grande pensatore.

Come da man­uale, il romanzo inizia fin dalle prime righe con il dramma che mette sotto pres­sione il pro­tag­o­nista e allo stesso tempo svela i suoi punti nevral­gici, le sue vec­chie ferite. Il padre giace senza vita nella stanza da letto veg­liato da amici e par­enti e Lorenzo, il pro­tag­o­nista, solo e sper­duto, benché cir­condato dalle donne della sua vita, sente la man­canza della per­sona che più vor­rebbe accanto in quel momento, il suo migliore amico, con cui qualche tempo prima aveva pen­sato bene di con­di­videre la stessa donna. Ma Marco, di idee evi­den­te­mente non pla­toniche, aveva inter­rotto brus­ca­mente l’amicizia.

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15

02 2010

Il tartufo e la polvere, di Stefano Quaglia

Il bel libro d’esordio del quar­an­ta­sei­enne piemon­tese Ste­fano Quaglia, Il tartufo e la pol­vere, Mar­cos y Mar­cos, è un giallo atipico, benché ci siano gli ingre­di­enti clas­sici del genere: il morto, il poliziotto e le inevitabili indagini.

La prima e anche ultima volta che vedi­amo Bosko Sadik, è in giro per Milano a bordo di una vec­chia Mer­cedes e con una valigetta assi­cu­rata al polso da un paio di manette. Deve con­seg­nare il con­tenuto della valigetta, nat­u­ral­mente, ma ha tutto il tempo per con­ced­ersi una pausa; dici­amo un diver­sivo dalla rou­tine del lavoro. La prima volta, dunque, che Bosko Sadik incon­tra il com­mis­sario Arn­aboldi della polizia di Milano, è morto in piazza Duomo; la sec­onda volta che i due per­son­aggi si incon­trano è all’obitorio.

Atipica è, innanz­i­tutto, l’arma del delitto, un tartufo: «Il tartufo è un fungo ipo­geo conosci­uto fino dall’antichità, i babilonesi nel 3000 a.C. già li rac­coglievano, poi i greci e i romani […] In Italia si rac­col­gono una decina di specie di tartufi, la più pre­giata è il Tuber mag­na­tum Pico (tartufo bianco d’Alba o d’Acqualagna, nelle Marche)».

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15

02 2010

Non resterà la notte, di Giacomo Lopez

Roma, pomerig­gio del 24 dicem­bre. Sabina – romana, ven­tisette anni, al quarto mese di gravi­danza – esce di casa senza meta: è furiosa per­ché ha appena saputo che Ste­fano, il suo com­pagno, la sera dovrà coprire un turno di lavoro e quindi non potrà pas­sare la Vig­ilia di Natale insieme a lei. Ha bisogno di aria fresca per sbol­lire la rab­bia e si dirige verso Villa Pam­phili. Si inoltra fra i viali, fra rif­les­sioni sulla sua vita attuale e ricordi del pas­sato. Com­in­cia a fare buio e, con­tro ogni log­ica o buon senso, non si decide a tornare verso casa. Anzi, sente il bisogno di riposare e si sdraia su una riparata radura erbosa, e si addor­menta. Questo è l’antefatto di Non resterà la notte di Gia­como Lopez edito da Marsilio.

Al risveg­lio, il dramma: Sabina non vede più. Com­in­cia così la sua lotta con­tro i lim­iti psichici e fisici: oltre alla vista, Sabina ha perso la voce in seguito a un urlo ani­male che segna l’inizio della sua reazione allo smar­ri­mento iniziale. Sabina dovrà affrontare prove esten­u­anti. Passa la notte, fra fan­tasmi della memo­ria e minacce reali. Quando ormai è giunto il mat­tino, Sabina cade nel laghetto della villa: siamo al cul­mine del dramma e della dis­per­azione, ma per for­tuna villa Pam­phili com­in­cia a ripopo­larsi e qual­cuno final­mente la soc­corre. È la rinascita: «Li per­don­ava tutti, sua madre, suo padre, Ste­fano, anche Mar­tino che sei mesi prima l’aveva las­ci­ata sola. Non ce l’aveva più con loro. Li per­don­ava per sempre.»

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08

02 2010