Acciaio, di Silvia Avallone

Recen­sione di Flavio Santi, tratta dalla rubrica dei libri da Gli Altri, il nuovo set­ti­manale diretto da Pietro San­sonetti, del 12 feb­braio 2010.

Sec­ondo noi un romanzo, per essere tale, deve super­are la “prova treno”, cioè si deve far leg­gere di filato stando scalcagnati, la mat­tina presto o il pomerig­gio tardi, in una car­rozza di sec­onda, di quelle di cui Tren­i­talia va tanto fiera – avete pre­sente, no? Ecco, in mezzo alla pol­vere, allo sporco, al freddo o al caldo sem­pre ecces­sivi, il libro diventa per incanto una mag­ica couche, spalanca davanti a noi un mondo nuovo, diverso, non per forza migliore, ma altro.

Questa capac­ità di proi­ettare in una dimen­sione par­al­lela viene messa a dura prova sullo sco­modo sedile di un treno, nell’arco del respiro lavo­ra­tivo di un pen­dolare. Sil­via Aval­lone con Acciaio (Riz­zoli, Milano, 2010, pp. 368, € 18) ci pare superi questa prova. Da sem­pre siamo con­vinti che i poeti siano degli ottimi romanzieri, più fan­ta­siosi, più sen­si­bili, più abili con la lin­gua (e un romanzo cos’è se non un gioco sfre­nato di fan­ta­sia e lin­gua?). Qualche esem­pio? Dal più noto Boris Paster­nak al meno conosci­uto ma altret­tanto raf­fi­nato Cecil Day-Lewis, poeta lau­re­ato, padre dell’attore Daniel, e autore di avvin­centi gialli con lo pseudon­imo di Nicholas Blake (qual­cosa si trova edito da Polillo e dai Gialli Mondadori).

Aval­lone nasce come poeta, autrice di un san­guinante libro di poe­sia, Il libro dei vent’anni (Edi­zioni della Merid­i­ana, Firenze, 2007, pp. 96, € 10), e si vede: mette al servizio del rac­conto le sue doti di incan­ta­trice di parole e di sensi, alles­tendo un uni­verso ricco di col­ori, odori, sapori, situ­azioni ora quo­tid­i­ane ora estreme. È la sto­ria di due ragazz­ine di “tredici anni quasi quat­tordici”, Anna e Francesca, delle loro famiglie e amici, del micro­cosmo operaio di Piom­bino che vi ruota intorno, ed è anche la sto­ria di una trasfor­mazione, ambi­en­tato com’è nel 2001 con le Twin Tow­ers a fare da spar­ti­acque. Si apre cin­e­matografi­ca­mente con una zoomata sull’estate dei bagni e delle scop­erte dei corpi, e il rac­conto pro­cede a ondate, pochi, fon­da­men­tali mesi in cui si cresce, si cam­bia dolorosa­mente, mag­ari per non crescere e non cambiare.

Nonos­tante qualche acer­bità e lun­gag­gine – è pur sem­pre il primo romanzo –, la sto­ria appas­siona e com­muove, non si fa fat­ica a iden­ti­fi­carsi nei per­son­aggi, la trama fila via veloce e coin­vol­gente come il nos­tro treno dei pen­dolari, e arrivati a des­ti­nazione chi­u­di­amo il libro sod­dis­fatti di aver conosci­uto e vis­suto una nuova porzione di mondo, resa con chiarezza e pre­ci­sione. È nata una scrittrice.

 

Sil­via Aval­lone è nata a Biella nel 1984 e vive a Bologna, dove si è lau­re­ata in filosofia.  Acciaio è il suo primo romanzo.

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Acciaio, di Sil­via Aval­lone, 3.5 out of 5 based on 8 ratings

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02 2010

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