Sono comuni le cose degli amici, di Matteo Nucci
Chissà se nel titolo del suo romanzo d’esordio (un proverbio greco tratto dal Fedro di Platone), Matteo Nucci include anche le donne nelle cose che sono comuni agli amici? Socrate, la voce di Platone nella Repubblica, sappiamo che era di questo parere. E sappiamo anche per certo che Nucci, studioso di filosofia antica, non ha scomodato a caso il grande pensatore.
Come da manuale, il romanzo inizia fin dalle prime righe con il dramma che mette sotto pressione il protagonista e allo stesso tempo svela i suoi punti nevralgici, le sue vecchie ferite. Il padre giace senza vita nella stanza da letto vegliato da amici e parenti e Lorenzo, il protagonista, solo e sperduto, benché circondato dalle donne della sua vita, sente la mancanza della persona che più vorrebbe accanto in quel momento, il suo migliore amico, con cui qualche tempo prima aveva pensato bene di condividere la stessa donna. Ma Marco, di idee evidentemente non platoniche, aveva interrotto bruscamente l’amicizia.
Lorenzo chiede ai presenti se Marco sia stato informato del suo lutto: la morte spesso appiana i rancori e ci si rende conto che tutto è meno importante e definitivo di essa, come può esserlo una donna rubata. Ma Marco non si fa vedere e allora un’altra vecchia ferita viene alla luce: perché Lorenzo ha lasciato Carolina (sua moglie) per Sara, la ragazza di Marco? Ha perso in un colpo solo la donna amata e il suo migliore amico. Perché? Forse la risposta giace supina nella stanza da letto?
Marco non c’è, del padre ci sono solo le spoglie mortali e allora Lorenzo si getta su Carolina (Sara, con cui è ancora fidanzato, non è presente proprio perché c’è lei). Ma Carolina non cede alle timide avances di Lorenzo per non commettere gli stessi errori del passato. Il giorno dopo, al funerale, la chiesa è vuota. Per Lorenzo è un sofferenza quasi pari alla morte del padre, un uomo brillante e circondato, in vita, sempre da tanti amici.
Lorenzo è solo, il padre, come intuisce dalla scarsa affluenza al funerale, in fondo era solo anche lui. I due faranno la stessa fine? Certo, lasciando la moglie e tradendo il suo migliore amico, Lorenzo ce la sta già mettendo tutta.
L’esordio di Nucci è un buono romanzo, che racconta la storia di un uomo che scopre se stesso. Gli accadimenti vengono raccontati per lo più attraverso continui flashback che dovrebbero aiutare il protagonista nella sua ricerca interiore. Lo stile è semplice e piano, e le descrizioni, a volte anche molto minuziose, rallentano in alcuni casi la narrazione, così che il lettore possa soffermarsi a pensare, a riflettere, per trovare le risposte alle molte domande che il protagonista si pone.
Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha pubblicato saggi su Empedocle e Platone e ha curato una nuova edizione del Simposio di Platone (Einaudi, 2009). Collabora con Il Venerdì e con la Repubblica XL. Suoi racconti sono apparsi sul Caffè illustrato e su Nuovi Argomenti.
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