Zoo col semaforo, di Paolo Piccirillo
Paolo Piccirillo ambienta il suo romanzo di esordio per la collana Gog di Nutrimenti nella provincia di Caserta, nei luoghi dove è nato, e dove le vite di Carmine e di Salvatore fatalmente si incontrano.
Carmine ha settant’anni, è vedovo e gestisce quattro campi da calcetto. Da quando il figlio adolescente è stato ucciso da un pit bull, non fa altro che leggere un manoscritto opera del padrone del cane assassino. E poi ripulisce dagli animali che vengono investiti, il tratto della tangenziale Aversa-Napoli dove c’è la lapide del suo ragazzo.
Salvatore, invece, in realtà si chiama Slator, ed è un clandestino albanese. Lavora in un negozio di animali, e un giorno il suo pit bull ferisce il figlio di Ettore, un tipo assai poco raccomandabile. Senza alcuna colpa e altrettanta possibilità di passare inosservato – per via di una malattia che gli sfigura metà del volto – Salvatore andrà incontro alla vendetta di Ettore, con l’incredula remissione di chi è ingoiato dalle sabbie mobili dei complessi riti di una terra non sua.
Zoo col semaforo è una storia nelle cui pieghe risuona profonda la eco dell’umanità: «Il dolore non si sceglie o si conosce prima, arriva quando vuole. E si fanno tante cose nella sofferenza: si mangia, si beve, si piange, si spera, si pensa. Ma in realtà non si fa nulla. Tranne questo: obbedire al dolore stesso». A parlare però al posto dell’uomo sono gli animali, la loro forza arcaica e misteriosa: cani, gatti, pappagalli, cavalli, falchi, ma anche anatre, sogliole, zecche, polipi, granchi e acciughe.
Il ventitreenne Piccirillo movimenta una narrazione solo apparentemente frastagliata, attraverso un uso davvero efficace del flashback; e supera così ampliamente i rari passaggi in cui si lascia vincere dalla tentazione di dichiarare piuttosto che di raccontare. Una voce, la sua, che nei suoi migliori momenti, come quello dedicato al falcopensiero, può ricordare l’ostinato nitore di Dino Buzzati e che più volte riesce, nell’arco di poche parole, a parlare al lettore dei suoi istinti più profondi: «Il mare si calmò. La sabbia ritornò come sempre, compatta. La sogliola rossa si allontanò dallo scoglio e riprese a sfiorare la sabbia, ma a lei non bastava appiattirsi. Poco dopo riprese a scavarsi un posto».
Paolo Piccirillo (1987) è nato a Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta. Dopo aver studiato Filosofia a Firenze si è trasferito a Roma dove lavora nel campo del cinema. Zoo col semaforo è il suo primo romanzo.
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