Archive for March, 2010

Lo stagno delle gambusie, di Enrico Unterholzner

Geremia è un infor­matico d’azienda cinquan­tenne; scrupoloso, ordi­nato, ogni giorno pun­tuale e di poche parole. Odia le chi­ac­chiere vol­gari dei suoi col­leghi, gli spec­chi – che riflet­tono i cento sette chili del suo goffo corpo –, i gatti, e le mamme impic­cione; una in par­ti­co­lare: la sua, che anche ora che non c’è più lo osses­siona con la eco delle sue parole a ripeter­gli che «lui non era nient’altro che un disadattato».

La vita di Geremia è come lo stagno delle gam­busie. All’apparenza una pozza d’acqua insignif­i­cante, ma se poi ci si china a guardarla bene den­tro, un micro­cosmo auto­suf­fi­ciente, dove il piccolo-grande pro­tag­o­nista che lo anima è ben attento a rip­ulire ogni cosa da veleni e inva­sori esterni.

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23

03 2010

Liberaci dagli sbirri, di Gabriele Reggi

Ste­fano Derzi, pro­tag­o­nista di Lib­eraci dagli sbirri,  è un pro­fes­sore, il «pres­sore». Dalla sua realtà quo­tid­i­ana del Nord Italia si trova cat­a­pul­tato in un Sud ai con­fini del mondo, in un antro remoto che rac­coglie un lembo di uman­ità per la quale il tempo sem­bra essersi fermato.

Si ritrova ad inseg­nare in una scuola di Stim­mate, «la Cat­a­comba», dove i ragazzi vanno a scuola quando vogliono o meglio quando pos­sono: già le ragazze spesso si trovano a dover lavo­rare tutto il giorno nei campi obb­li­gate da capo­rali armati, che non ammet­tono replica. E le donne per indis­cussa abi­tu­dine sono sot­tomesse agli uomini, ai loro istinti. L’intero ter­ri­to­rio sem­bra come avvolto da una forza mis­te­riosa che pare avve­le­narne tutto, persino i fichi che crescono spon­tanei e che sono finiti per diventare «babà».

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16

03 2010

Non dimenticare la rabbia, di Marco Capoccetti Boccia

Non dimen­ti­care la rab­bia solo in apparenza è un libro sul cal­cio: male­d­u­cato, aspro, urlato; istan­ta­nea di una realtà che con­tinua ad offend­erci, affronta un decen­nio, che va dall’89 al ’99, e che non è ancora stato rac­con­tato del tutto, e Marco Capoc­cetti Boc­cia sa farlo con la vivac­ità di chi l’ha vis­suto dall’interno.

Le dod­ici sto­rie che com­pon­gono il libro, sono rac­con­tate con un lin­guag­gio che assec­onda la mate­ria: crudo, capace di donare al let­tore il ritratto di un Paese spac­cato e in perenne con­flitto. Per la mag­gior parte ambi­en­tato nella per­ife­ria romana, mar­gine con­fuso e fer­ito, da cui proviene il pro­tag­o­nista, un gio­vane dici­as­set­tenne ultras.

Ma per lui la curva è una dimen­sione di lotta e di con­tes­tazione, un mondo in cui per esistere bisogna essere sem­pre in prima linea. Tanto è vero che la trasferta a Milano avviene solo per ven­di­care Anto­nio De Falchi ucciso dai tifosi rossoneri nell’ ’89. Capoc­cetti Boc­cia, per­ciò, ci porta in un mondo in cui le città sono bar­ri­cate e gli stadi trincee, e quella della battaglia rap­p­re­senta l’unica strada pos­si­bile per la sopravvivenza.

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09

03 2010

i Cariolanti, di Sacha Naspini

Prima guerra mon­di­ale, Bas­tiano ha nove anni e si nasconde con la madre e il padre dis­er­tore den­tro un buco sca­v­ato nel bosco della cam­pagna toscana: «ce ne sti­amo tutti e tre qui, al buio, in silen­zio», rac­conta Bas­tiano, «durante il giorno par­liamo poco, ci siamo abit­uati a farlo a fil di voce. Con te lo fac­cio da den­tro, senza muo­vere la bocca, ma con loro non posso.» É lui il pro­tag­o­nista de i Car­i­olanti di Sacha Naspini edito per la col­lana Heros di Elliot.

Den­tro quel fosso non è facile soprav­vi­vere, l’indigenza è così forte che, una volta, d’inverno è costretto a man­giare un pezzo della gamba della madre. Al ter­mine della guerra, Bas­tiano e la sua famiglia cer­cano di rifarsi una vita, ricostru­is­cono una casa poco fuori il paese, pren­dono il cog­nome Car­i­olante: ma non basta per avere una dig­nità, in giro si dice «che man­giano i gatti». Bas­tiano cresce ma parla poco, sem­bra ritardato, trova lavoro come gar­zone dello stal­liere e una ragazza si invaghisce di lui. Il peg­gio sem­bra pas­sato, e invece arrivano altre atroc­ità sulla quale l’autore, in qualche punto della nar­razione, indugia eccessivamante.

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01

03 2010