i Cariolanti, di Sacha Naspini

Prima guerra mon­di­ale, Bas­tiano ha nove anni e si nasconde con la madre e il padre dis­er­tore den­tro un buco sca­v­ato nel bosco della cam­pagna toscana: «ce ne sti­amo tutti e tre qui, al buio, in silen­zio», rac­conta Bas­tiano, «durante il giorno par­liamo poco, ci siamo abit­uati a farlo a fil di voce. Con te lo fac­cio da den­tro, senza muo­vere la bocca, ma con loro non posso.» É lui il pro­tag­o­nista de i Car­i­olanti di Sacha Naspini edito per la col­lana Heros di Elliot.

Den­tro quel fosso non è facile soprav­vi­vere, l’indigenza è così forte che, una volta, d’inverno è costretto a man­giare un pezzo della gamba della madre. Al ter­mine della guerra, Bas­tiano e la sua famiglia cer­cano di rifarsi una vita, ricostru­is­cono una casa poco fuori il paese, pren­dono il cog­nome Car­i­olante: ma non basta per avere una dig­nità, in giro si dice «che man­giano i gatti». Bas­tiano cresce ma parla poco, sem­bra ritardato, trova lavoro come gar­zone dello stal­liere e una ragazza si invaghisce di lui. Il peg­gio sem­bra pas­sato, e invece arrivano altre atroc­ità sulla quale l’autore, in qualche punto della nar­razione, indugia eccessivamante.

Sacha Naspini non rac­conta un mondo con­tadino, inte­gro, buono, por­ta­tore di val­ori, ma descrive la bru­tal­ità dell’uomo al lim­ite della con­dizione di dig­nità che agisce nat­u­ral­mente verso la sopravvivenza.

Arriva anche la sec­onda guerra mon­di­ale, i campi di con­cen­tra­mento nei quali Bas­tiano viene depor­tato: e allora si capisce che la crudeltà è anche della Sto­ria, nes­suno è al riparo, anzi, il mis­er­abile è il più propenso a com­met­terla, ma forse il meno colpev­ole. Quasi fosse com­in­ci­ato uno slit­ta­mento dell’uomo verso la bes­tia, anzi un sor­passo nel ter­ri­to­rio dell’efferatezza: «Tanto lo sapevo che le bestie sono meglio delle per­sone» dice Bastiano.

La scrit­tura algida fa da con­trasto all’orrore delle scene. I tredici capi­toli sono dei lunghi monologhi inte­ri­ori, in cui Bas­tiano riv­olge il suo rac­conto, di volta in volta, al let­tore, a un maiale, alla madre , al suo babbo, che a volte è un «bab­bac­cio infame».

Lo stile ripro­duce i calchi del par­lato toscano, con una scrit­tura conc­reta e densa; con molte espres­sioni tipiche dell’oralità come il «che» poli­va­lente, l’uso di «tipo» al posto di «come» per le simil­i­tu­dini o «e tutto» per ter­minare le elen­cazioni. Tut­tavia, l’efficacia e l’unità dello stile non celano alcune forza­ture nella trama, soprat­tutto nei capi­toli in cui Naspini uti­lizza altre fonti nar­ra­tive come diari, o rap­porti medici. Di grande impatto, invece, il finale, in cui il pro­tag­o­nista a cinquan­tadue anni ritorna nella foresta, den­tro la buca in cui ha imparato la crudeltà implicita della vita, e chi­ude il cer­chio della sua esistenza.

 

Sacha Naspini: autore ver­sa­tile, i cui temi spaziano dall’ hor­ror alla nar­ra­tiva con­tem­po­ranea (Il risul­tato, Never alone, Cento per cento). In alcuni casi ricorda in parte la scrit­tura di Carlo Cas­sola (L’ingrato), ma in altri lavori si avverte una certa ispi­razione noir (I sassi) — quest’ultima opera citata, è stata spesso accostata ad alcune pub­bli­cazioni di Gior­gio Scer­ba­nenco. Esor­disce defin­i­ti­va­mente nel panorama edi­to­ri­ale main­stream nell’ottobre 2009, con il romanzo i Car­i­olanti, per la Elliot edizioni.

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i Car­i­olanti, di Sacha Naspini, 4.0 out of 5 based on 9 ratings

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Filippo Nicosia

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03 2010

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