Mio padre era bellissimo, di Francesco Savio
Nicola ha solo nove anni quando suo padre Guerrino, da tempo malato e costretto al letto, muore. Lui non è ancora che un bambino; passa le sue giornate a fantasticare di vincere il Giro d’Italia e a pedalare sulla sua bicicletta per il quartiere, a giocare a calcio con gli amici o dentro casa sognando un giorno di diventare più forte di Michel Platini, e di sfuggire al monotono destino di fare il materassaio, erede di suo padre e aiuto per la madre Leonilde e Camilla, la sorella.
Nasce così Mio padre era bellissimo, romanzo d’esordio di Francesco Savio, storia di una educazione domestica in piena regola che si fa ben presto un avvincente viaggio nell’amore di un figlio filtrato attraverso i ricordi. L’assenza, l’abisso della morte, la «biligornia» per un rapporto consumato in fretta e finito troppo presto, visti però con il candore e la lucidità spietata di un bambino che ancora non vuole rinunciare ai propri sogni.
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A quasi trent’anni Remo sembra essere insoddisfatto di tutto: la città dove vive – una Milano fredda e inospitale – la sua vita, la famiglia, l’ufficio, la sua ordinaria relazione con Lara. L’età adulta con le sue responsabilità sembra volerlo costringere a scelte obbligate, mentre lui vorrebbe poter cominciare a vivere davvero, a
Il corpo di Patrizio Bacioterracino, reo di aver intrattenuto una relazione amorosa con Domenico Cimarosa, un travestito appartenente alla famiglia di camorristi che comanda nel rione Sanità, viene trovato senza vita dentro una macchina a Barra, nella periferia ovest di Napoli. Da questo momento tutta la famiglia Bacioterracino è in pericolo.
Tra i rifiuti di una discarica in una cittadina del nordest friulano viene ritrovato il cadavere di una ragazza. Comincia così