L’infanzia delle cose, di Alessio Arena

Il corpo di Patrizio Bacioter­ra­cino, reo di aver intrat­tenuto una relazione amorosa con Domenico Cimarosa, un trav­es­tito apparte­nente alla famiglia di camor­risti che comanda nel rione San­ità, viene trovato senza vita den­tro una macchina a Barra, nella per­ife­ria ovest di Napoli. Da questo momento tutta la famiglia Bacioter­ra­cino è in pericolo.

Così nel cuore della notte, gra­zie all’aiuto di Padre Cic­cone, con­sigliere spir­i­tuale e men­tore musi­cale del quartiere, il figlio Anto­nio, assieme la madre, la sorella Erika e lo zio Birra Per­oni, las­ciano Napoli per rifu­gia­rsi in Spagna, a Madrid.

Da qui parte il rac­conto de L’infanzia delle cose, romanzo d’esordio di Alessio Arena. A rac­con­tarci la sto­ria di questa fuga è Anto­nio Bacioter­ra­cino, il figlio di Patrizio, anche lui musicista, vio­lin­ista ad essere pre­cisi, di grande talento.

I fug­giaschi arrivano a Madrid nel Bar­rio di Lava­pies, dove una pic­cola comu­nità di napo­le­tani, innes­tata in quella dom­i­nante di orig­ine gitana, ruota attorno a Il golfo di Napoli di Enrico Cas­trav­elli, ris­torante e ris­toro dell’anima, cantiere metafisico in cui i lavori di ristrut­turazione seguiti un incen­dio che lo ha dis­trutto, sono inces­santi e barocchi.

In questa comu­nità di immi­grati, Anto­nio vive la sua crescita per­son­ale, come nel più clas­sico dei romanzi di for­mazione, e misura la dis­tanza dal pas­sato, come se crescere fosse accorg­ersi che le cose restano dietro di noi, cam­biano e ci las­ciano: «Quando a uno gli dà l’infanzia di una cosa sig­nifica che quella cosa la vede diversa da com’è, la vede come era una volta, prima di essere così».

Arena si dimostra uno scrit­tore dalla grande potenza immag­i­na­tiva e visiva, capace di trasfor­mare una sto­ria di Camorra, in un’avventura esot­ica e diver­tente, soprat­tutto gra­zie a una lin­gua che mescola ital­iano e dialetto napo­le­tano, che, anche se a volte esagera in fig­u­razioni o costruzioni retoriche, ha comunque il pre­gio di essere nat­u­rale espres­sione di tal­ento e musicalità.

La trama, invece, è costru­ita in modo meno pun­tuale a causa della divi­sione in capi­toli, che penal­izza il rac­conto: per una scrit­tura così lib­era sarebbe stata aus­pi­ca­bile una mag­giore con­tes­tu­al­iz­zazione, soprat­tutto nei flashback.

Rimane comunque una scrit­tura cor­ag­giosa che sa spaziare dai pic­coli par­ti­co­lari come la puzza dei piedi del padre, fino alle scene col­let­tive, con i suoni, le musiche, di una festa in cui si canta e si balla una danza sfar­zosa e macabra. Un mondo che non è mai fermo, dove i cani, le famiglie, le pas­sioni e le teste stac­cate dal corpo se ne vanno per i fatti loro.

Indis­ci­plinato, funam­bol­ico, irre­go­lare come tutti i veri talenti.

Alessio Arena, Napoli, classe 1984. Scrit­tore e can­tante, col­lab­ora a varie antolo­gie e a riv­iste ital­iane, quali Nuovi Argo­menti, Linus e il por­tale di let­ter­atura Nazione Indi­ana. Il suo primo romanzo, L’infanzia delle cose ha vinto il pre­mio Giuseppe Giusti Opera Prima.

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L’infanzia delle cose, di Alessio Arena, 3.0 out of 5 based on 7 ratings

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Filippo Nicosia

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04 2010

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