I diavoli di via Padova, di Matteo Speroni
Scale, portone, tasto, scossone, strada. L’universo di Telesio, che tutti chiamano Tes, è racchiuso in queste cinque semplici parole.
«L’unica cosa che sto facendo è invecchiare». Dopo aver dato di matto qualche anno prima, infatti Tes vive con una piccola rendita dei genitori e passa le sue lunghe giornate senza far nulla a via Padova a Milano e per le vie che la circondano. «Ho bisogno di stare in mezzo alla gente senza starci. Distrazioni, ho bisogno di distrazioni continue, di galleggiare nel mondo come in uno zoo perenne, senza gabbie e senza confini»
I diavoli di via Padova romanzo d’esordio di Matteo Speroni è dunque «una turbina di storie, un vortice lento che permette di guardarle una a una mentre girano attorno, finché non svaniscono come coriandoli nel vento». Una cruda commedia umana popolata da immigrati e droga, lavoro sporco, alcol e miseria, violenza e disperazione: tutto in presa diretta, senza fronzoli e giudizi morali.
Un libro scritto con il linguaggio della cronaca, in una forma piana, vicina al grado zero, nel quale il lettore scivola velocemente così da restare, forse in maniera fin troppo prevedibile e monocorde, invischiato «in un’ordinaria fogna umana».
Il racconto di Speroni è in sostanza come un occhio rotante che guarda con insistenza all’attualità cronachistica e ammonisce di come: «Una città scompare quando la sua gente scompare. Non è vero che può morire il corpo e sopravvivere l’anima. Per quello che so, ho soltanto visto morire anime in corpi che sopravvivono».
Matteo Speroni è giornalista professionista e attualmente lavora per la cronaca di Milano al Corriere della sera. Laureato in Filosofia, ha iniziato a occuparsi di giornalismo sociale alla fine degli anni Ottanta con inchieste su mafia, droga e immigrazione. Da vent’anni vive in via dei Transiti, all’angolo con via Padova. I diavoli di via Padova è il suo primo romanzo.
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