Ho rubato la pioggia, di Elisa Ruotolo
Tre storie, tre racconti lunghi, animano il libro d’esordio di Elisa Ruotolo: Ho rubato la pioggia.
I protagonisti vivono in una provincia campana fatta di strani mestieri e antiche superstizioni, immobile ma sotterraneamente brulicante, in cui il futuro non è che la mossa senza appello del destino.
C’è Federico un ragazzo che, da quando per necessità è diventato titolare dell’Aquila Nera, non ha più smesso di segnare, meritandosi così il soprannome di “Molto Leggenda”; ma non appena un osservatore lo selezionerà per il grande salto finirà amaramente per perdersi.
C’è poi Maria: il figlio Matteo a nove anni è sparito nel nulla e dopo poco anche il marito se n’è andato senza una parola. L’ha lasciata sola con le due cognate zitelle e ora lei se ne va a Napoli a vendere l’oro di contrabbando come faceva sua nonna.
Infine c’è una famiglia particolare: un ragazzino che, da quando la madre è andata via, vive con il padre e con Silvia, la ragazza delle pulizie che un bel giorno si è stabilita in casa sua; inoltre c’è Cesare, l’amico di famiglia che non parla mai e che si innamorerà segretamente proprio di Silvia.
In ogni racconto c’è una fuga, un lento ma inesorabile sparire di chi ‹‹non ha saputo più tornare››. Tutti sono alla ricerca di qualcosa senza ben sapere cosa e, ognuno a suo modo, finisce per ritrovarsi in un determinato momento a ‹‹rubare la pioggia››, cioè a tentare l’improbabile, ad assumere un ruolo improprio, ad imitare in modo beffardo la vita.
Elisa Ruotolo, che non a caso cita in esergo Fante, Carver, ma anche Pessoa e Céline, con uno stile scabro e paziente, firma dunque un esordio che lascia ben sperare, soprattutto per la capacità di raccontare da angolazioni non convenzionali ma con movimenti minimi dell’occhio narrativo.
Elisa Ruotolo è nata nel 1975 a Santa Maria a Vico, dove vive tuttora. Si è laureata in Lettere Classiche. Ha pubblicato racconti in due antologie. Ho rubato la pioggia è il suo primo libro.
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