Archive for April, 2011

Gli intervistatori, di Fabio Viola

recen­sione di Nancy Citro


Immag­i­nate che qual­cuno giri per la città orga­niz­zando dei rapi­menti tem­po­ranei, ma non per soldi, ma per qual­cosa di più mis­te­rioso e pro­fondo.
Immag­i­nate di essere sot­to­posti a delle domande che colpis­cono più delle minacce, domande poste con estrema edu­cazione ma esten­u­ante insis­tenza. Immag­i­nate anche che degli sconosciuti vi spi­at­tellino in fac­cia i seg­reti e le ver­ità sco­mode della vos­tra vita chieden­dovi spie­gazioni su impor­tanti scelte. Ecco cosa accade ne Gli inter­vis­ta­tori, romanzo d’esordio di Fabio Viola edito da Ponte alle Gra­zie. Gli inter­vis­ta­tori rapis­cono per fare domande, chiedono con­sapev­olezza a col­oro che sem­brano vivere la pro­pria vita senza inter­rog­a­tivi.
I due pro­tag­o­nisti di questa sto­ria sono Ivano e Clau­dio, due amici; il primo è un finanziere, il sec­ondo un poliziotto, e iniziano a inda­gare su alcuni rapi­menti. Quando si ren­der­anno conto di essere loro stessi pedine di un mis­te­rioso gioco sarà troppo tardi.
Il ritmo del rac­conto è incalzante: gli inter­vis­ta­tori diven­gono a tratti una sorta di coscienza esterna che rimane sem­pre sul filo del giudizio. Inqui­etante l’atteggiamento gen­tile ed edu­cato degli inter­vis­ta­tori, in netto con­trasto con la situ­azione di pri­gio­nia che acco­muna i per­son­aggi.
La mor­bosità di sapere cosa c’è dietro ogni per­son­ag­gio e ogni rapi­mento tiene vivo l’interesse. Inoltre l’autore muove la pun­teggiatura per imprimere ritmo e veloc­ità alla scrit­tura: nei dialoghi tra i per­son­aggi scom­pare quasi com­ple­ta­mente l’utilizzo della pun­teggiatura, ren­dendo il testo agev­ole  per una let­tura tutta d’un fiato.
Fabio Viola inoltre è attento alla costruzione dei per­son­aggi, riesce a dare una pre­cisa idea o comunque a trasmet­tere i tratti salienti e sotto indagine che vuole che il let­tore colga; e anche il giudizio viene quasi sospeso: il nar­ra­tore offre spunti di rif­les­sione senza sof­fer­marsi e senza mai essere netto nel giudizio, e questo porta il let­tore a inter­rog­a­rsi sui com­por­ta­menti dei per­son­aggi immedes­i­man­dosi nelle diverse situ­azioni. La nar­razione si muove attra­verso immag­ini nitide e def­i­nite, gra­zie ad una scrit­tura asciutta e diretta che non las­cia molto spazio alle divagazioni.
Inter­es­sante è poi quello che Viola fa con uno dei pro­tag­o­nisti, Ivano; lo muove in un modo tale da donar­gli alla fine del romanzo una fotografia dif­fer­ente: infatti da per­son­ag­gio gretto e vigli­acco (per delle scelte rel­a­tive al suo lavoro) finisce per diventare un po’ l’eroe del libro; alla fine ci si trova a fare il tifo per lui pre­oc­cu­pan­dosi solo della sua sorte.
E anche il finale/non finale del libro, tra inter­pre­tazioni dif­fer­enti che vanno anche oltre le parole dell’autore, non chi­ude in realtà nulla, anzi, spalanca nuove porte e infine l’unica sen­sazione che invade con deci­sione il let­tore rimane quella di un com­plotto, di un immenso e macchi­noso sis­tema che rinchi­ude tutti, indipen­den­te­mente dalla con­sapev­olezza di esserci finiti den­tro: sche­dati come delle sem­plici pratiche da archiviare.

 

Fabio Viola è nato a Roma nel 1975. Ha parte­ci­pato alle antolo­gie Sono come tu mi vuoi. Sto­rie di lavori (Lat­erza, 2009), Voi siete qui (min­i­mum fax, 2007) e Al di là del fegato (Coniglio, 2006). Ha curato l’antologia Effetti Col­lat­er­ali (Giulio Per­rone Edi­tore, 2006) e, insieme a Cris­tiano de Majo, ha scritto Italia 2. Viag­gio nel paese che abbi­amo inven­tato (min­i­mum fax, 2008). Ha pub­bli­cato rac­conti e reportage su Accat­tone e Il Maleppeg­gio. Gli inter­vis­ta­tori è il suo romanzo d’esordio.

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04 2011

Scelgo la notte, di Carlo Virgilio

recen­sione di Francesca Di Belardino

 

Scelgo la notte è una dichiarazione d’intenti, non solo nel titolo.

La sto­ria dell’antiquario ital­iano cap­i­tato ad Amburgo e coin­volto suo mal­grado in un traf­fico di opere d’arte che lo ricon­duce mis­te­riosa­mente alle sue orig­ini, non è che un pretesto per anal­iz­zare, com­pren­dere e gius­ti­fi­care la parte oscura dell’essere umano. Sullo sfondo di una Ger­ma­nia già caduta nella grande ipnosi col­let­tiva del nazismo, il nos­tro pro­tag­o­nista, di cui non viene mai fatto il nome, decide di scri­vere delle let­tere alla fan­tomat­ica Elena, nome invece di eco omer­ica non casuale: in questi lunghi appunti rac­conta i suoi con­tatti lavo­ra­tivi con un conte decaduto, che muore poco dopo mis­te­riosa­mente, e con il suo servi­tore. Al cen­tro della sto­ria c’è un cam­meo di epoca romana, che l’antiquario vor­rebbe acquistare ma che sco­pre essere con­teso da più per­sone, alcune delle quali pronte a tutto per averlo, anche a uccidere.

Inseguendo il cam­meo, l’antiquario viene in con­tatto con le gesta di un suo par­ente, che non ha mai conosci­uto ma che indica come il motivo della sua scelta di vita verso l’arte antica. Le sto­rie si intrec­ciano e si col­legano, ma l’autore sceglie di las­cia­rle incom­piute: non spiega mai il col­lega­mento fra la Luna, sug­ges­tiva immag­ine ricor­rente, l’eroe greco Alcib­i­ade, il suo scom­parso zio e il cam­meo che infine riesce a strin­gere fra le mani, sep­pure pagan­done un costo ele­vato. Le trame restano abboz­zate, men­tre a delin­earsi sem­pre più niti­da­mente è la per­son­al­ità del nar­ra­tore: si intu­isce che ha las­ci­ato l’Italia per­ché perse­gui­tato dal rimorso per aver las­ci­ato morire un amico davanti ai suoi occhi, si mostra sem­pre più attratto e affas­ci­nato dalla vio­lenza e dalla tor­tura, fino alla resa finale, la con­fes­sione ad Elena che la morte dell’amico non fu casuale, e la deci­sione di non farle mai avere le let­tere. Da quel momento, l’antiquario ital­iano che in aper­tura di romanzo ave­vamo giu­di­cato cor­ag­gioso e mite sceglie la notte: il lato oscuro della sua per­son­al­ità, il cono d’ombra che lo las­cia impas­si­bile men­tre quat­tro per­sone pes­tano a sangue un vec­chio col­lega. Tutto, pur di strin­gere fra le mani il cam­meo, che per effetto ottico o illu­sione ner­vosa, gli sporca le mani di sangue.

Carlo Vir­gilio sceglie uno stile barocco, gen­eroso di citazioni e i suoi dialoghi ten­dono al lirico più che al real­is­tico: ma una volta che si è entrati nello spir­ito e nell’andamento del suo rac­conto, le atmos­fere cupe della Ger­ma­nia nazista fanno cor­rere più di qualche briv­ido dietro la schiena. Per­ché il nar­ra­tore è, alla fine, uno sconosci­uto, e la sto­ria che ci ha rac­con­tato soltanto un pretesto per mostrarci la sua parte peggiore.

 

Carlo Vir­glio, da trent’anni anti­quario e gal­lerista romano di rifer­i­mento, col­lab­ora con i prin­ci­pali crit­ici e storici dell’arte. Cura­tore di numerose mostre è autore ed edi­tore di cat­a­loghi d’arte. Scelgo la notte è il suo romanzo d’esordio.

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04 2011