Gli intervistatori, di Fabio Viola
recensione di Nancy Citro
Immaginate che qualcuno giri per la città organizzando dei rapimenti temporanei, ma non per soldi, ma per qualcosa di più misterioso e profondo.
Immaginate di essere sottoposti a delle domande che colpiscono più delle minacce, domande poste con estrema educazione ma estenuante insistenza. Immaginate anche che degli sconosciuti vi spiattellino in faccia i segreti e le verità scomode della vostra vita chiedendovi spiegazioni su importanti scelte. Ecco cosa accade ne Gli intervistatori, romanzo d’esordio di Fabio Viola edito da Ponte alle Grazie. Gli intervistatori rapiscono per fare domande, chiedono consapevolezza a coloro che sembrano vivere la propria vita senza interrogativi.
I due protagonisti di questa storia sono Ivano e Claudio, due amici; il primo è un finanziere, il secondo un poliziotto, e iniziano a indagare su alcuni rapimenti. Quando si renderanno conto di essere loro stessi pedine di un misterioso gioco sarà troppo tardi.
Il ritmo del racconto è incalzante: gli intervistatori divengono a tratti una sorta di coscienza esterna che rimane sempre sul filo del giudizio. Inquietante l’atteggiamento gentile ed educato degli intervistatori, in netto contrasto con la situazione di prigionia che accomuna i personaggi.
La morbosità di sapere cosa c’è dietro ogni personaggio e ogni rapimento tiene vivo l’interesse. Inoltre l’autore muove la punteggiatura per imprimere ritmo e velocità alla scrittura: nei dialoghi tra i personaggi scompare quasi completamente l’utilizzo della punteggiatura, rendendo il testo agevole per una lettura tutta d’un fiato.
Fabio Viola inoltre è attento alla costruzione dei personaggi, riesce a dare una precisa idea o comunque a trasmettere i tratti salienti e sotto indagine che vuole che il lettore colga; e anche il giudizio viene quasi sospeso: il narratore offre spunti di riflessione senza soffermarsi e senza mai essere netto nel giudizio, e questo porta il lettore a interrogarsi sui comportamenti dei personaggi immedesimandosi nelle diverse situazioni. La narrazione si muove attraverso immagini nitide e definite, grazie ad una scrittura asciutta e diretta che non lascia molto spazio alle divagazioni.
Interessante è poi quello che Viola fa con uno dei protagonisti, Ivano; lo muove in un modo tale da donargli alla fine del romanzo una fotografia differente: infatti da personaggio gretto e vigliacco (per delle scelte relative al suo lavoro) finisce per diventare un po’ l’eroe del libro; alla fine ci si trova a fare il tifo per lui preoccupandosi solo della sua sorte.
E anche il finale/non finale del libro, tra interpretazioni differenti che vanno anche oltre le parole dell’autore, non chiude in realtà nulla, anzi, spalanca nuove porte e infine l’unica sensazione che invade con decisione il lettore rimane quella di un complotto, di un immenso e macchinoso sistema che rinchiude tutti, indipendentemente dalla consapevolezza di esserci finiti dentro: schedati come delle semplici pratiche da archiviare.
Fabio Viola è nato a Roma nel 1975. Ha partecipato alle antologie Sono come tu mi vuoi. Storie di lavori (Laterza, 2009), Voi siete qui (minimum fax, 2007) e Al di là del fegato (Coniglio, 2006). Ha curato l’antologia Effetti Collaterali (Giulio Perrone Editore, 2006) e, insieme a Cristiano de Majo, ha scritto Italia 2. Viaggio nel paese che abbiamo inventato (minimum fax, 2008). Ha pubblicato racconti e reportage su Accattone e Il Maleppeggio. Gli intervistatori è il suo romanzo d’esordio.
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