Guida pratica al sabotaggio dell’esistenza, di Roberto Mandracchia
Al protagonista di Guida pratica al sabotaggio dell’esistenza restano da vivere solo nove giorni. In una Agrigento che è ‹‹un posacenere colmo di cicche›› la sua vita non sembra nient’altro che una catena di sant’Antonio di situazioni traumatiche: il suo desiderio estremo per Marta, l’eroina, l’amicizia scadente di Gero, il suo mentore tossico detto il Puparo, un catechista che continua a molestarlo, un padre sessuomane che non vuole per nulla al mondo pentirsi di ‹‹averlo eruttato dai suoi coglioni››, e una madre depressa e rinchiusa dopo aver tentato di annegarsi nella Coca-Cola.
Questa guida pratica è però soprattutto, anzi solamente un libro d’amore: dilaniato, dissanguato dall’amore folle e controllato, delirante e casto del protagonista per la sua Marta. Sì, certo, c’è anche altro; ritroviamo ad esempio l’eroina, così come nel recente Devozione di Antonella Lattanzi.
Ma è proprio Marta il personaggio angolare della storia: sfuggente e saggia, solitaria e vitale, rimasta orfana per mano della Mafia e nichilista; una giovane donna che sabota ogni cognizione di normalità dell’esistenza da parte del nostro uomo.
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Scale, portone, tasto, scossone, strada. L’universo di Telesio, che tutti chiamano Tes, è racchiuso in queste cinque semplici parole.
Nicola ha solo nove anni quando suo padre Guerrino, da tempo malato e costretto al letto, muore. Lui non è ancora che un bambino; passa le sue giornate a fantasticare di vincere il Giro d’Italia e a pedalare sulla sua bicicletta per il quartiere, a giocare a calcio con gli amici o dentro casa sognando un giorno di diventare più forte di Michel Platini, e di sfuggire al monotono destino di fare il materassaio, erede di suo padre e aiuto per la madre Leonilde e Camilla, la sorella.
Tra i rifiuti di una discarica in una cittadina del nordest friulano viene ritrovato il cadavere di una ragazza. Comincia così