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	<title>luminol.it &#187; Alessandro De Santis</title>
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	<description>il blog degli esordienti</description>
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		<title>Guida pratica al sabotaggio dell’esistenza, di Roberto Mandracchia</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 10:55:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788895029368" alt="" width="200" height="297" />Al protagonista di <em><a href="http://www.agenziax.it/?pid=39&amp;sid=30">Guida pratica al sabotaggio dell’esistenza</a></em> restano da vivere solo nove giorni. In una Agrigento che è ‹‹un posacenere colmo di cicche›› la sua vita non sembra nient’altro che una catena di sant’Antonio di situazioni traumatiche: il suo desiderio estremo per Marta, l’eroina, l’amicizia scadente di Gero, il suo mentore tossico detto il Puparo, un catechista che continua a molestarlo, un padre sessuomane che non vuole per nulla al mondo pentirsi di ‹‹averlo eruttato dai suoi coglioni››, e una madre depressa e rinchiusa dopo aver tentato di annegarsi nella Coca-Cola.</p>
<p>Questa <em>guida pratica</em> è però soprattutto, anzi solamente un libro d’amore: dilaniato, dissanguato dall’amore folle e controllato, delirante e casto del protagonista per la sua Marta. Sì, certo, c’è anche altro; ritroviamo ad esempio l’eroina, così come nel recente <em>Devozione</em> di Antonella Lattanzi.</p>
<p>Ma è proprio Marta il personaggio angolare della storia: sfuggente e saggia, solitaria e vitale, rimasta orfana per mano della Mafia e nichilista; una giovane donna che sabota ogni cognizione di normalità dell’esistenza da parte del nostro uomo.<span id="more-308"></span></p>
<p>Roberto Mandracchia scrive dunque un romanzo viscerale, discontinuo nel suo oscillare tra disperazione e volontà riflessiva. E, neanche troppo a sorpresa, proprio quando il baricentro si attesta nella narrazione più strutturata e meno delirante (dove invece si alternano in un andirivieni lisergico e dalla punteggiatura non sempre impeccabile: Gesù Cristo, Van Gogh, Pirandello e Keith Moon), il testo vive le sue pagine più felici, quelle che riescono ad andare davvero a segno, perché sanno trovare la lucidità di mettere a fuoco e governare il magma tematico che erutta dalla mente e dal ventre del protagonista.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Roberto Mandracchia</strong> è nato nel 1986 ad Agrigento. È redattore della rivista “Terranullius – scritture a sorgente libera”. Ha pubblicato racconti su diverse antologie e riviste letterarie. <em>Guida pratica al sabotaggio dell’esistenza</em> è il suo primo romanzo.</p>
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		<title>Ho rubato la pioggia, di Elisa Ruotolo</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 10:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre storie, tre racconti lunghi, animano il libro d’esordio di Elisa Ruotolo: Ho rubato la pioggia. I protagonisti vivono in una provincia campana fatta di strani mestieri e antiche superstizioni, immobile ma sotterraneamente brulicante, in cui il futuro non è che la mossa senza appello del destino. C’è Federico un ragazzo che, da quando per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788874522330" alt="" width="200" height="292" />Tre storie, tre racconti lunghi, animano il libro d’esordio di Elisa Ruotolo: <em><a href="http://home.edizioninottetempo.it/catalogo/ho-rubato-la-pioggia-3/">Ho rubato la pioggia</a></em><a href="http://home.edizioninottetempo.it/catalogo/ho-rubato-la-pioggia-3/">.</a></p>
<p>I protagonisti vivono in una provincia campana fatta di strani mestieri e antiche superstizioni, immobile ma sotterraneamente brulicante, in cui il futuro non è che la mossa senza appello del destino.</p>
<p>C’è Federico un ragazzo che, da quando per necessità è diventato titolare dell’Aquila Nera, non ha più smesso di segnare, meritandosi così il soprannome di “Molto Leggenda”; ma non appena un osservatore lo selezionerà per il grande salto finirà amaramente per perdersi.</p>
<p>C’è poi Maria: il figlio Matteo a nove anni è sparito nel nulla e dopo poco anche il marito se n’è andato senza una parola. L’ha lasciata sola con le due cognate zitelle e ora lei se ne va a Napoli a vendere l’oro di contrabbando come faceva sua nonna.</p>
<p>Infine c’è una famiglia particolare: un ragazzino che, da quando la madre è andata via, vive con il padre e con Silvia, la ragazza delle pulizie che un bel giorno si è stabilita in casa sua; inoltre c’è Cesare, l’amico di famiglia che non parla mai e che si innamorerà segretamente proprio di Silvia.<span id="more-294"></span></p>
<p>In ogni racconto c’è una fuga, un lento ma inesorabile sparire di chi ‹‹non ha saputo più tornare››. Tutti sono alla ricerca di qualcosa senza ben sapere cosa e, ognuno a suo modo, finisce per ritrovarsi in un determinato momento a ‹‹rubare la pioggia››, cioè a tentare l’improbabile, ad assumere un ruolo improprio, ad imitare in modo beffardo la vita.</p>
<p>Elisa Ruotolo, che non a caso cita in esergo Fante, Carver, ma anche Pessoa e Céline, con uno stile scabro e paziente, firma dunque un esordio che lascia ben sperare, soprattutto per la capacità di raccontare da angolazioni non convenzionali ma con movimenti minimi dell’occhio narrativo.</p>
<p><strong>Elisa Ruotolo</strong> è nata nel 1975 a Santa Maria a Vico, dove vive tuttora. Si è laureata in Lettere Classiche. Ha pubblicato racconti in due antologie. <em>Ho rubato la pioggia</em> è il suo primo libro.</p>
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		<title>I diavoli di via Padova, di Matteo Speroni</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 08:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Scale, portone, tasto, scossone, strada. L’universo di Telesio, che tutti chiamano Tes, è racchiuso in queste cinque semplici parole. «L’unica cosa che sto facendo è invecchiare». Dopo aver dato di matto qualche anno prima, infatti Tes vive con una piccola rendita dei genitori e passa le sue lunghe giornate senza far nulla a via Padova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.bandashop.it/products_img/92/135.jpg" alt="" width="419" height="640" />Scale, portone, tasto, scossone, strada. L’universo di Telesio, che tutti chiamano Tes, è racchiuso in queste cinque semplici parole.</p>
<p>«L’unica cosa che sto facendo è invecchiare». Dopo aver dato di matto qualche anno prima, infatti Tes vive con una piccola rendita dei genitori e passa le sue lunghe giornate senza far nulla a via Padova a Milano e per le vie che la circondano. «Ho bisogno di stare in mezzo alla gente senza starci. Distrazioni, ho bisogno di distrazioni continue, di galleggiare nel mondo come in uno zoo perenne, senza gabbie e senza confini»</p>
<p><em><a href="http://www.bandashop.it/product.php?id=92&amp;pos=3">I diavoli di via Padova</a></em> romanzo d’esordio di Matteo Speroni è dunque «una turbina di storie, un vortice lento che permette di guardarle una a una mentre girano attorno, finché non svaniscono come coriandoli nel vento». Una cruda commedia umana popolata da immigrati e droga, lavoro sporco, alcol e miseria, violenza e disperazione: tutto in presa diretta, senza fronzoli e giudizi morali.<span id="more-285"></span></p>
<p>Un libro scritto con il linguaggio della cronaca, in una forma piana, vicina al grado zero, nel quale il lettore scivola velocemente così da restare, forse in maniera fin troppo prevedibile e monocorde, invischiato «in un’ordinaria fogna umana».</p>
<p>Il racconto di Speroni è in sostanza come un occhio rotante che guarda con insistenza all’attualità cronachistica e ammonisce di come: «Una città scompare quando la sua gente scompare. Non è vero che può morire il corpo e sopravvivere l’anima. Per quello che so, ho soltanto visto morire anime in corpi che sopravvivono».</p>
<p><strong>Matteo Speroni</strong> è giornalista professionista e attualmente lavora per la cronaca di Milano al <em>Corriere della sera</em>. Laureato in Filosofia, ha iniziato a occuparsi di giornalismo sociale alla fine degli anni Ottanta con inchieste su mafia, droga e immigrazione. Da vent’anni vive in via dei Transiti, all’angolo con via Padova. <em>I diavoli di via Padova</em> è il suo primo romanzo.</p>
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		<title>Mio padre era bellissimo, di Francesco Savio</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 08:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nicola ha solo nove anni quando suo padre Guerrino, da tempo malato e costretto al letto, muore. Lui non è ancora che un bambino; passa le sue giornate a fantasticare di vincere il Giro d’Italia e a pedalare sulla sua bicicletta per il quartiere, a giocare a calcio con gli amici o dentro casa sognando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://libereditor.files.wordpress.com/2010/02/francesco-savio.jpg" alt="" width="220" height="352" />Nicola ha solo nove anni quando suo padre Guerrino, da tempo malato e costretto al letto, muore. Lui non è ancora che un bambino; passa le sue giornate a fantasticare di vincere il Giro d’Italia e a pedalare sulla sua bicicletta per il quartiere, a giocare a calcio con gli amici o dentro casa sognando un giorno di diventare più forte di Michel Platini, e di sfuggire al monotono destino di fare il materassaio, erede di suo padre e aiuto per la madre Leonilde e Camilla, la sorella.</p>
<p>Nasce così <em><a href="http://www.italicpequod.org/savio.html">Mio padre era bellissimo</a></em>, romanzo d’esordio di Francesco Savio, storia di una educazione domestica in piena regola che si fa ben presto un avvincente viaggio nell’amore di un figlio filtrato attraverso i ricordi. L’assenza, l’abisso della morte, la «biligornia» per un rapporto consumato in fretta e finito troppo presto, visti però con il candore e la lucidità spietata di un bambino che ancora non vuole rinunciare ai propri sogni.<span id="more-281"></span></p>
<p>I flashback familiari, le fughe e i saliscendi, le impressioni di vita in presa diretta, diventano dunque la voce di Nicola, le piastrelle di una vita per la quale le parole sono diventate troppo strette, ed escono con fatica come quelle a tratti balbuzienti del giovane protagonista: «Ma perché le persone morte restavano incastrate dentro le fotografie? Perché quando una persona non c’era più non se ne andavano via con lei? Sarebbe stato meglio. Ci volevano delle forbici per ritagliare via la persone morte dalle fotografie. Sarebbe stato tutto meno doloroso».</p>
<p>Tema dunque difficile quello con cui si confronta Savio, che però riesce nel proponimento di mostrarci l’irruzione della morte nella vita di chi ancora non ha avuto modo di chiedersi bene cosa sia. Lo fa servendosi di uno stile che in più di un tratto può ricordare quello di Cristiano Cavina, ma con una levità più <em>letteraria</em> e al tempo stesso un senso dolente dell’esistenza, perché,  in fondo «[…]senza sacrifici non si realizzano i propri sogni».</p>
<p><strong>Francesco Savio</strong> è nato nel 1974 a Brescia. Ha esordito nell’antologia <em>Dylan revisited</em> (Manni, 2008) con il racconto <em>Passi falsi</em>. <em>Mio padre era bellissimo</em> è il suo primo romanzo.</p>
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		<title>L’ombra del falco, di Pierluigi Porazzi</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 08:58:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i rifiuti di una discarica in una cittadina del nordest friulano viene ritrovato il cadavere di una ragazza. Comincia così L’ombra del falco, thriller d’esordio di Pierluigi Porazzi. Sin dalle prime righe su ogni cosa, dalle parole fino alle persone, si allunga l’ombra terrificante di un serial killer, il Teschio, che sceglie le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/falco.jpg" alt="" width="308" height="470" />Tra i rifiuti di una discarica in una cittadina del nordest friulano viene ritrovato il cadavere di una ragazza. Comincia così <em><a href="http://www.marsilioeditori.it/component/marsilio/libro/3179959-lombra-del-falco">L’ombra del falco</a></em>, thriller d’esordio di Pierluigi Porazzi. Sin dalle prime righe su ogni cosa, dalle parole fino alle persone, si allunga l’ombra terrificante di un serial killer, il Teschio, che sceglie le sue vittime fra le ragazze della zona, a caccia di corpi come un predatore, ma anche sfuggente come un camaleonte, capace di modificare il suo <em>modus operandi</em> a seconda dei casi di cronaca nera del momento.</p>
<p>Ogni sua azione è una sfida all’ex agente della polizia Alex Nero: vuole metterlo alla prova, dimostrarne la caratura e al tempo stesso ridicolizzarlo, ridurlo a una pedina, eliminarlo. A ogni omicidio, il killer fa seguire una lettera e un dvd dei suoi nuovi crimini, indirizzati appunto a Nero. Ha scelto proprio lui perché un poliziotto problematico, con qualche scheletro nell’armadio e che ha perso sua moglie e sua figlia proprio per mano di un altro serial killer del luogo, il Becchino.<span id="more-252"></span></p>
<p>Tutto intorno un mondo equivoco, dove nulla è come sembra, una tana deforme di politici corrotti, medici senza scrupoli, ragazze facili, poliziotti collusi e professionisti borghesi malati di noia.</p>
<p>Porazzi racconta la sua storia con una scrittura semplice e controllata, attenta soprattutto ai meccanismi della trama, della suspence, dell’induzione all’orrore, e attinge a piene mani agli stereotipi del genere. Il lettore resta così incollato alla storia, inghiottito dai meccanismi ad incastro di una trama che lascia l’amarezza finale per un male insondabile che è di fatto dentro ognuno di noi.</p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"><strong>Pierluigi Porazzi</strong>,</span> </strong>laureato in giurisprudenza e giornalista pubblicista, scrive recensioni cinematografiche. Suoi racconti sono apparsi su riviste letterarie e in varie antologie, nonché nella raccolta <em>La sindrome dello scorpione</em> (Campanotto, 1998). Fa parte del progetto Sugarpulp. <em>L’ombra del falco</em> è il suo primo romanzo.</p>
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		<title>Lo stagno delle gambusie, di Enrico Unterholzner</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 10:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Geremia è un informatico d’azienda cinquantenne; scrupoloso, ordinato, ogni giorno puntuale e di poche parole. Odia le chiacchiere volgari dei suoi colleghi, gli specchi – che riflettono i cento sette chili del suo goffo corpo –, i gatti, e le mamme impiccione; una in particolare: la sua, che anche ora che non c’è più lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://lh3.ggpht.com/_tWhdkXCuSRU/SxLt3DoATYI/AAAAAAAACDc/lJxtK8k8H9s/lostagnodellegambusie.jpg" alt="" width="213" height="320" />Geremia è un informatico d’azienda cinquantenne; scrupoloso, ordinato, ogni giorno puntuale e di poche parole. Odia le chiacchiere volgari dei suoi colleghi, gli specchi – che riflettono i cento sette chili del suo goffo corpo –, i gatti, e le mamme impiccione; una in particolare: la sua, che anche ora che non c’è più lo ossessiona con la eco delle sue parole a ripetergli che «lui non era nient’altro che un disadattato».</p>
<p>La vita di Geremia è come <a href="http://www.meridianozero.it/new/unterholzner1.htm">lo stagno delle gambusie</a>. All’apparenza una pozza d’acqua insignificante, ma se poi ci si china a guardarla bene dentro, un microcosmo autosufficiente, dove il piccolo-grande protagonista che lo anima è ben attento a ripulire ogni cosa da veleni e invasori esterni.<span id="more-245"></span></p>
<p>L’appartamento del protagonista, che in questo suo habitat naturale si trasforma in un sensibile cerimoniere di nome Parmio, muta allora in un mondo dove le stanze diventano il perimetro dell’esistenza, e il tempo è una dimensione intima scandita solo dal succedersi di una serie di misteriosi riti domestici dai nomi fantasiosi (CORRIDOIATA, PERLUSTRATA, SCIVOLAMAMMA, PENZOLASOLDATO, SPARGICOCCOLA) e responsabili diretti degli umori e dell’andamento della vita di Geremia e non solamente della sua. Dopo ben 50 pagine infatti riusciremo finalmente a scoprire che le sue due inseparabili compagne di vita, Silfantea e Pamella, altro non sono che una zuccheriera e una trottola, lasciategli in eredità dall’amata zia.</p>
<p>Un esordio decisamente singolare quello del padovano Unterholzner, con un romanzo breve dai toni meno surreali di quanto possa apparire, a metà fra la fiaba e la parabola, e risolto con un riuscito finale aperto. Le parole fluiscono con grande naturalezza e l’intera architettura del testo è costruita con solido talento, con un senso della misura che quasi mai (ad eccezione forse dell’episodio del bacio sensuale fra Parmio e Pamella) da al lettore la sensazione di trovarsi sotto gli occhi una fragile invenzione.</p>
<p><strong>Enrico Unterholzner</strong> vive e lavora a Padova. È laureato in Ingegneria Meccanica e si occupa di formazione professionale. <em>Lo stagno delle gambusie</em> è il suo primo romanzo.</p>
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		<title>Liberaci dagli sbirri, di Gabriele Reggi</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 13:41:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefano Derzi, protagonista di Liberaci dagli sbirri,  è un professore, il «pressore». Dalla sua realtà quotidiana del Nord Italia si trova catapultato in un Sud ai confini del mondo, in un antro remoto che raccoglie un lembo di umanità per la quale il tempo sembra essersi fermato. Si ritrova ad insegnare in una scuola di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.deastore.com/covers/978/887/638/batch3/9788876381621.jpg" alt="" width="250" height="394" />Stefano Derzi, protagonista di <em><a href="http://isbnedizioni.it/catalogo/narrativa/liberaci-dagli-sbirri/">Liberaci dagli sbirri</a></em>,  è un professore, il «pressore». Dalla sua realtà quotidiana del Nord Italia si trova catapultato in un Sud ai confini del mondo, in un antro remoto che raccoglie un lembo di umanità per la quale il tempo sembra essersi fermato.</p>
<p>Si ritrova ad insegnare in una scuola di Stimmate, «la Catacomba», dove i ragazzi vanno a scuola quando vogliono o meglio quando possono: già le ragazze spesso si trovano a dover lavorare tutto il giorno nei campi obbligate da caporali armati, che non ammettono replica. E le donne per indiscussa abitudine sono sottomesse agli uomini, ai loro istinti. L’intero territorio sembra come avvolto da una forza misteriosa che pare avvelenarne tutto, persino i fichi che crescono spontanei e che sono finiti per diventare «babà».<span id="more-238"></span></p>
<p>In un luogo così, dove gli odiati sbirri non sembrano che delle figure decorative e dove i carcerati, chiamati «Presidenti», se la passano meglio degli altri, non sembra esserci posto per nessun amore. E difatti l’amore di Stefano per una sua allieva, la giovane e misteriosa Anorea, è qualcosa che va oltre l’infatuazione. Un amore che è volontà di mettere in discussione i propri limiti di azione.</p>
<p>Di fronte a questo conflitto tra la sua volontà e le convenzioni legate al proprio ruolo, il giovane insegnate è chiamato a dare un <em>segno</em> che non si può ignorare a cui bisogna dare in ogni caso una risposta, che sia questa fuggire oppure tacere.</p>
<p>«Correvo per il bosco. Zigzagavo tra le piante sotto una pioggia di proiettili. Com’era possibile, se un istante prima ero morto. Era orrenda, la morte, aveva le mèches e compiva miracoli. Fotogrammi d’alberi. Anorea in fondo legata a un tronco…la stavo raggiungendo, odore di resina bruciata, ed è finito il bosco. Un chiodo nella spalla. Poi il vuoto».</p>
<p>Gabriele Reggi, con questo suo convincente esordio, disegna con naturalezza una sorta di <em>Cristo si è fermato ad Eboli</em> dei giorni nostri che si rivela sconvolgente proprio perché assieme attuale e fuori dal tempo. E lo fa modulando una lingua diretta ma anche accurata, versatile alle esigenze della narrazione e al servizio dei personaggi e dei loro stati d’animo.</p>
<p><strong>Gabriele Reggi</strong> è nato nel 1961 ad Atri (TE). Vive e lavora a Rieti. <em>Liberaci dagli sbirri</em> è il suo primo romanzo.</p>
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		<title>Zoo col semaforo, di Paolo Piccirillo</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 11:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Paolo Piccirillo ambienta il suo romanzo di esordio per la collana Gog di Nutrimenti nella provincia di Caserta, nei luoghi dove è nato, e dove le vite di Carmine e di Salvatore fatalmente si incontrano. Carmine ha settant’anni, è vedovo e gestisce quattro campi da calcetto. Da quando il figlio adolescente è stato ucciso da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luminol.it/luminol/wp-content/uploads/2010/02/zoo_cover.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-222" title="zoo_cover" src="http://www.luminol.it/luminol/wp-content/uploads/2010/02/zoo_cover-190x300.jpg" alt="" width="190" height="300" /></a>Paolo Piccirillo ambienta il suo romanzo di esordio per la collana Gog di Nutrimenti nella provincia di Caserta, nei luoghi dove è nato, e dove le vite di Carmine e di Salvatore fatalmente si incontrano.</p>
<p>Carmine ha settant’anni, è vedovo e gestisce quattro campi da calcetto. Da quando il figlio adolescente è stato ucciso da un pit bull, non fa altro che leggere un manoscritto opera del padrone del cane assassino. E poi ripulisce dagli animali che vengono investiti, il tratto della tangenziale Aversa-Napoli dove c’è la lapide del suo ragazzo.</p>
<p>Salvatore, invece, in realtà si chiama Slator, ed è un clandestino albanese. Lavora in un negozio di animali, e un giorno il suo pit bull ferisce il figlio di Ettore, un tipo assai poco raccomandabile. Senza alcuna colpa e altrettanta possibilità di passare inosservato – per via di una malattia che gli sfigura metà del volto – Salvatore andrà incontro alla vendetta di Ettore, con l’incredula remissione di chi è ingoiato dalle sabbie mobili dei complessi riti di una terra non sua.</p>
<p><span id="more-221"></span><em><a href="http://www.nutrimenti.net/">Zoo col semaforo</a></em> è una storia nelle cui pieghe risuona profonda la eco dell’umanità: «Il dolore non si sceglie o si conosce prima, arriva quando vuole. E si fanno tante cose nella sofferenza: si mangia, si beve, si piange, si spera, si pensa. Ma in realtà non si fa nulla. Tranne questo: obbedire al dolore stesso». A parlare però al posto dell’uomo sono gli animali, la loro forza arcaica e misteriosa: cani, gatti, pappagalli, cavalli, falchi, ma anche anatre, sogliole, zecche, polipi, granchi e acciughe.</p>
<p>Il ventitreenne Piccirillo movimenta una narrazione solo apparentemente frastagliata, attraverso un uso davvero efficace del flashback; e supera così ampliamente i rari passaggi in cui si lascia vincere dalla tentazione di dichiarare piuttosto che di raccontare. Una voce, la sua, che nei suoi migliori momenti, come quello dedicato al <em>falcopensiero</em>, può ricordare l’ostinato nitore di Dino Buzzati e che più volte riesce, nell’arco di poche parole, a parlare al lettore dei suoi istinti più profondi: «Il mare si calmò. La sabbia ritornò come sempre, compatta. La sogliola rossa si allontanò dallo scoglio e riprese a sfiorare la sabbia, ma a lei non bastava appiattirsi. Poco dopo riprese a scavarsi un posto».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Paolo Piccirillo</strong> (1987) è nato a Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta. Dopo aver studiato Filosofia a Firenze si è trasferito a Roma dove lavora nel campo del cinema. <em>Zoo col semaforo</em> è il suo primo romanzo.</p>
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		<title>Prima che sia giorno — Giulio Messina</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 12:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Tua nonna sta morendo, verrai a vederla?». Comincia così il romanzo d’esordio di Giulio Messina, con una domanda, una perentoria mozione dei sentimenti. L’io narrante è un diciannovenne della Roma bene che rimane anonimo per tutto corso del romanzo. Racconta un’estate che ha inizio tra le vie e i locali romani e si conclude poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.deastore.com/covers/978/883/179/batch3/9788831798860.jpg" alt="" width="250" height="393" />«Tua nonna sta morendo, verrai a vederla?». Comincia così il romanzo d’esordio di <a href="http://www.marsilioeditori.it/autori/libro/3179886-prima-che-sia-giorno">Giulio Messina</a>, con una domanda, una perentoria mozione dei sentimenti.</p>
<p>L’io narrante è un diciannovenne della Roma bene che rimane anonimo per tutto corso del romanzo. Racconta un’estate che ha inizio tra le vie e i locali romani e si conclude poi tragicamente in Portogallo, dopo aver attraversato la Spagna. Insieme a lui, un piccolo gruppo di amici, tra i quali emerge la figura di Joseph, il suo migliore amico forse, e al quale è legato a filo doppio da un ambiguo sentimento di amore e odio.</p>
<p>Il protagonista attraversa le emozioni umane, le sente spesso vicinissime, senza che mai però queste riescano a riguardarlo o a colpirlo. È perennemente estraneo alla vita, inadatto ad agire, come separato dal mondo da qualche centimetro di vuoto formatosi intorno a lui. La sua routine costellata di strisce di coca, canne, alcool, scopate, inutili viaggi e azioni distruttive, si dissolve prima che sia giorno, e anche l’azione apparentemente più naturale, come quella di andare a rivedere la nonna un’ultima volta prima che questa muoia, si rivela un ostacolo insormontabile. E il più banale degli avvenimenti diventa allora il pretesto per farlo rinunciare al suo proposito.<span id="more-170"></span></p>
<p>Messina costruisce il suo romanzo sul modello neanche troppo implicito di <em>Meno di zero</em> di Bret Easton Ellis, con una scrittura marcatamente paratattica, spesso calibrata, che però perde ritmo nella parte conclusiva del racconto e sembra implodere distratta nel finale sospeso, dove un «pezzo di intonaco si stacca, un vetro va in frantumi giù in strada, la luce azzurra sfiora il volto della ragazza e mi coglie di sorpresa». Buon esordio, dunque, quello di Giulio Messina, sebbene ancora alla ricerca di una voce davvero personale, ma giovane com’è, ne avrà tempo e modo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Giulio Messina</strong> (1987), nato a Caserta, vive da sempre a Roma, dove studia lingue e letterature straniere all’università La Sapienza. <em>Prima che sia giorno</em>, che ha vinto il Premio Palazzo al Bosco per l’inedito, è il suo primo romanzo.</p>
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		<title>Il libro nero del mondo — Gabriele Dadati</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 08:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Gabriele (come già nell’ultimo libro di Demetrio Paolin il protagonista sembra voler rimandare all’autore) è un regista televisivo impegnato sul set della sua prima produzione cinematografica: un film sul cannibalismo le cui riprese vengono interrotte dalla sparizione dell’attore principale, e finisce così per ritrovarsi, prima sulle tracce, e poi direttamente coinvolto, nelle azioni di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="il libro nero del mondo, dadati" src="http://4.bp.blogspot.com/_5XxM7d_Q9aI/So0NK1MVQPI/AAAAAAAABkA/TA0XZj9wp8c/s320/Dadati.jpg" alt="" width="200" height="276" />Gabriele (come già nell’ultimo libro di Demetrio Paolin il protagonista sembra voler rimandare all’autore) è un regista televisivo impegnato sul set della sua prima produzione cinematografica: un film sul cannibalismo le cui riprese vengono interrotte dalla sparizione dell’attore principale, e finisce così per ritrovarsi, prima sulle tracce, e poi direttamente coinvolto, nelle azioni di un serial killer, un maniaco dalle fantasie mistico-apocalittiche.</p>
<p>Una storia apparentemente lineare, con le venature di un giallo, si fa pagina dopo pagina piccolo romanzo metafisico. Attraverso un cammino che ripercorre i tre luoghi della commedia dantesca ma con un ordine diverso (purgatorio, inferno e infine paradiso), per mezzo di una singolare polifonia di voci e di sguardi che interroga il lettore e lo intrattiene al tempo stesso, Dadati declina i molteplici fraintendimenti dell’amore.<span id="more-100"></span></p>
<p>«Vivere la propria mania è anche uno dei due modi per salvarsi la vita. L’altro è traslocare in un sentimento solido e irrinunciabile». E questo è quello che cercano di fare i personaggi di questo mondo il cui libro nero si scrive, inesorabilmente, ogni giorno. Gabriele con la sua «distanza siderale», sua moglie e i suoi raduni new-age, il maniaco con la sua etica distorta, la figlia di quest’ultimo, Maria, nel suo candore mariano, la bambina magica con le sue epifanie<em> geometriche</em>, e la stessa anonima città che fa da sfondo alla narrazione.</p>
<p><a href="http://www.accainco.it/cgi-bin/front_end/libri?collana=153"><em>Il libro nero del mondo</em></a> è una storia narrata al tempo presente, in una crescente paratassi descrittiva di forte matrice cinematografica, e risolto con uno stile molto attento al ritmo, per alcuni versi attiguo alla poesia, con una aggettivazione puntuale, sensibile ad ogni piccola mutazione sensoriale, dove le lacrime possono diventare «fiori del sale».</p>
<p>Con questo suo romanzo d’esordio dunque, sia pur un poco involuto nella parte finale, quella più riflessiva e <em>ideologica</em> e che per alcuni versi ricorda quella di <em>Uno in diviso</em> di Alcìde Pierantozzi, Gabriele Dadati si conferma un autore capace e coraggioso nel tentare di esplorare l’etica contemporanea e i suoi fantasmi attraverso la parola.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Gabriele Dadati</strong> (Piacenza, 1982) ha pubblicato <em>Sorvegliato dai fantasmi</em> (peQuod, 2006; nel 2008 è uscita la nuova edizione presso Barbera Editore), con cui ha vinto il premio Dante Graziosi ed è stato finalista come Libro dell’anno per Fahrenheit di Radio 3 Rai. Dirige la rivista di letteratura e arte «Ore piccole», scrive sulla terza pagina di «Libertà» ed è tra gli autori di Booksweb.tv.</p>
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