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Lo stagno delle gambusie, di Enrico Unterholzner

Geremia è un infor­matico d’azienda cinquan­tenne; scrupoloso, ordi­nato, ogni giorno pun­tuale e di poche parole. Odia le chi­ac­chiere vol­gari dei suoi col­leghi, gli spec­chi – che riflet­tono i cento sette chili del suo goffo corpo –, i gatti, e le mamme impic­cione; una in par­ti­co­lare: la sua, che anche ora che non c’è più lo osses­siona con la eco delle sue parole a ripeter­gli che «lui non era nient’altro che un disadattato».

La vita di Geremia è come lo stagno delle gam­busie. All’apparenza una pozza d’acqua insignif­i­cante, ma se poi ci si china a guardarla bene den­tro, un micro­cosmo auto­suf­fi­ciente, dove il piccolo-grande pro­tag­o­nista che lo anima è ben attento a rip­ulire ogni cosa da veleni e inva­sori esterni.

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23

03 2010

Liberaci dagli sbirri, di Gabriele Reggi

Ste­fano Derzi, pro­tag­o­nista di Lib­eraci dagli sbirri,  è un pro­fes­sore, il «pres­sore». Dalla sua realtà quo­tid­i­ana del Nord Italia si trova cat­a­pul­tato in un Sud ai con­fini del mondo, in un antro remoto che rac­coglie un lembo di uman­ità per la quale il tempo sem­bra essersi fermato.

Si ritrova ad inseg­nare in una scuola di Stim­mate, «la Cat­a­comba», dove i ragazzi vanno a scuola quando vogliono o meglio quando pos­sono: già le ragazze spesso si trovano a dover lavo­rare tutto il giorno nei campi obb­li­gate da capo­rali armati, che non ammet­tono replica. E le donne per indis­cussa abi­tu­dine sono sot­tomesse agli uomini, ai loro istinti. L’intero ter­ri­to­rio sem­bra come avvolto da una forza mis­te­riosa che pare avve­le­narne tutto, persino i fichi che crescono spon­tanei e che sono finiti per diventare «babà».

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16

03 2010

Zoo col semaforo, di Paolo Piccirillo

Paolo Pic­cir­illo ambi­enta il suo romanzo di esor­dio per la col­lana Gog di Nutri­menti nella provin­cia di Caserta, nei luoghi dove è nato, e dove le vite di Carmine e di Sal­va­tore fatal­mente si incontrano.

Carmine ha settant’anni, è vedovo e gestisce quat­tro campi da cal­cetto. Da quando il figlio ado­les­cente è stato ucciso da un pit bull, non fa altro che leg­gere un mano­scritto opera del padrone del cane assas­sino. E poi rip­ulisce dagli ani­mali che ven­gono investiti, il tratto della tan­gen­ziale Aversa-Napoli dove c’è la lapide del suo ragazzo.

Sal­va­tore, invece, in realtà si chiama Sla­tor, ed è un clan­des­tino albanese. Lavora in un negozio di ani­mali, e un giorno il suo pit bull ferisce il figlio di Ettore, un tipo assai poco rac­co­mand­abile. Senza alcuna colpa e altret­tanta pos­si­bil­ità di pas­sare inosser­vato – per via di una malat­tia che gli sfigura metà del volto – Sal­va­tore andrà incon­tro alla vendetta di Ettore, con l’incredula remis­sione di chi è ingoiato dalle sab­bie mobili dei com­p­lessi riti di una terra non sua.

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25

02 2010

Prima che sia giorno — Giulio Messina

«Tua nonna sta morendo, ver­rai a ved­erla?». Com­in­cia così il romanzo d’esordio di Giulio Messina, con una domanda, una per­en­to­ria mozione dei sentimenti.

L’io nar­rante è un dician­novenne della Roma bene che rimane anon­imo per tutto corso del romanzo. Rac­conta un’estate che ha inizio tra le vie e i locali romani e si con­clude poi tragi­ca­mente in Por­to­gallo, dopo aver attra­ver­sato la Spagna. Insieme a lui, un pic­colo gruppo di amici, tra i quali emerge la figura di Joseph, il suo migliore amico forse, e al quale è legato a filo doppio da un ambiguo sen­ti­mento di amore e odio.

Il pro­tag­o­nista attra­versa le emozioni umane, le sente spesso vicinis­sime, senza che mai però queste ries­cano a riguardarlo o a colpirlo. È peren­nemente estra­neo alla vita, ina­datto ad agire, come sep­a­rato dal mondo da qualche cen­timetro di vuoto for­matosi intorno a lui. La sua rou­tine costel­lata di strisce di coca, canne, alcool, sco­pate, inutili viaggi e azioni dis­trut­tive, si dis­solve prima che sia giorno, e anche l’azione appar­ente­mente più nat­u­rale, come quella di andare a rivedere la nonna un’ultima volta prima che questa muoia, si riv­ela un osta­colo insor­montabile. E il più banale degli avven­i­menti diventa allora il pretesto per farlo rin­un­ciare al suo proposito.

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03

02 2010

Il libro nero del mondo — Gabriele Dadati

Gabriele (come già nell’ultimo libro di Demetrio Paolin il pro­tag­o­nista sem­bra voler riman­dare all’autore) è un reg­ista tele­vi­sivo impeg­nato sul set della sua prima pro­duzione cin­e­matografica: un film sul can­ni­bal­ismo le cui riprese ven­gono inter­rotte dalla sparizione dell’attore prin­ci­pale, e finisce così per ritrovarsi, prima sulle tracce, e poi diret­ta­mente coin­volto, nelle azioni di un ser­ial killer, un mani­aco dalle fan­tasie mistico-apocalittiche.

Una sto­ria appar­ente­mente lin­eare, con le vena­ture di un giallo, si fa pag­ina dopo pag­ina pic­colo romanzo metafisico. Attra­verso un cam­mino che riper­corre i tre luoghi della com­me­dia dan­tesca ma con un ordine diverso (pur­ga­to­rio, inferno e infine par­adiso), per mezzo di una sin­go­lare poli­fo­nia di voci e di sguardi che inter­roga il let­tore e lo intrat­tiene al tempo stesso, Dadati dec­lina i molteplici frain­tendi­menti dell’amore.

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28

01 2010