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Il libro nero del mondo — Gabriele Dadati

Gabriele (come già nell’ultimo libro di Demetrio Paolin il pro­tag­o­nista sem­bra voler riman­dare all’autore) è un reg­ista tele­vi­sivo impeg­nato sul set della sua prima pro­duzione cin­e­matografica: un film sul can­ni­bal­ismo le cui riprese ven­gono inter­rotte dalla sparizione dell’attore prin­ci­pale, e finisce così per ritrovarsi, prima sulle tracce, e poi diret­ta­mente coin­volto, nelle azioni di un ser­ial killer, un mani­aco dalle fan­tasie mistico-apocalittiche.

Una sto­ria appar­ente­mente lin­eare, con le vena­ture di un giallo, si fa pag­ina dopo pag­ina pic­colo romanzo metafisico. Attra­verso un cam­mino che riper­corre i tre luoghi della com­me­dia dan­tesca ma con un ordine diverso (pur­ga­to­rio, inferno e infine par­adiso), per mezzo di una sin­go­lare poli­fo­nia di voci e di sguardi che inter­roga il let­tore e lo intrat­tiene al tempo stesso, Dadati dec­lina i molteplici frain­tendi­menti dell’amore.

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28

01 2010

Rumeni — Anna Lamberti-Bocconi

rumeniRumeni è un pic­colo grande libro. Una rac­colta di rac­conti, si direbbe, ma ancora meglio un romanzo di sto­rie come lo chiama Anna Lamberti-Bocconi nel sot­toti­tolo di copertina.

Marja, Kos­tel, Ste­fan, Gigio, Vio­leta, Lilia, Tiberiu, Valentina, Mario, Ghe­o­rghe, Cesar, Madalina, Cristina; undici sto­rie il cui titolo coin­cide appunto con il nome del pro­tag­o­nista, un uomo o una donna orig­i­nari della Roma­nia e che l’autore ha incon­trato per le strade di Milano.

Un libro materno, scritto dal vero, senza retor­ica, diretto; con cadenze a tratti anche scor­rette, ma spesso sor­pren­denti e sem­pre intime. I temi dell’integrazione e della sicurezza, del dial­ogo e dell’illegalità, intrec­ciati con nat­u­ralezza a quelli di una metropoli che incombe ruvida, del sen­tire borgh­ese, della bellezza e della potenza pura e dig­ni­tosa dell’essere uomini su questa terra.

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28

01 2010

D’estro – Massimiliano D’Epiro

d’estro

Ci sono libri che nascono dal basso, e D’estro è senz’altro uno di questi. Dopo essere riemersi da un pro­l­ogo che è una dolorosa dichiarazione d’intenti, si com­in­ciano ad infor­care, uno dopo l’altro, quar­an­tanove capi­toli brevi, a volte bre­vis­simi: tessere ad incas­tro di un mosaico dalle fat­tezze cin­e­matogra­fiche. La voce è quella di un bam­bino di dod­ici anni di cui non sap­pi­amo neanche il nome.

La sto­ria è, anche, quella di un padre che se ne è andato di casa tempo addi­etro e di una madre affetta da “ipermnesi asso­luta”, dis­turbo che la porta a credere ogni giorno di avere un’età diversa. Il ven­tre molle e abbagliante dove tutto si addensa è Roma; una Roma fine anni Ottanta, coi suoi per­son­aggi ad intar­sio: vol­gare e gen­erosa, big­otta e depra­vata, acida, sfaticata.

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14

09 2009

Savana Padana – Matteo Righetto

Il libro d’esordio di Mat­teo Righetto, sin dalla sua veste grafica e dalle sue dimen­sioni si pre­senta come un’opera agile, definita e com­patta. E prim­izia di quel movi­mento tutto ital­iano e autodefini­tosi Sug­arpulp, di cui Righetto è uno dei cre­atori. Affon­dare le pro­prie radici nella natura fiera e sel­vaggia del Nordest, una terra epica, per certi aspetti ancora arcaica, e che tut­tavia ha saputo assec­on­dare i pro­cessi di una mod­ern­iz­zazione nec­es­saria e perse­guita, talora, anche impietosamente.

Sto­rie per cuori forti che pul­sano a due­cento all’ora, sto­rie rab­biose, slab­brate, dense di humor nero e para­dossi. Giran­dole impazz­ite, pas­tiche di piombo e noir, di tradi­menti e fol­lie, per una cel­e­brazione anfe­t­a­minica di quella terra e di quella realtà sociale unica che è il Nordest, la Bassa, la grande Pia­nura Padana.

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09 2009

Il mio nome è legione – Demetrio Paolin

legione

Gli occhi dell’uomo in cop­er­tina sono un’immagine che accom­pa­gna lungo tutto il per­corso di let­tura di questo romanzo d’esordio di Demetrio Paolin. Sono sem­plice­mente le pupille di un uomo o anche lo sguardo letale del demone Legione, volto della natura molteplice del Maligno? Irriducibile e inter­rog­a­tiva è la parabola di Demetrio, gior­nal­ista trentenne la cui esistenza trac­cia un sin­go­lare sguardo all’universale, una mira­colosa anato­mia trascen­dente, che flut­tua osses­siva tra le polar­ità dell’imperfezione umana. Il pro­tag­o­nista della sto­ria (che si chiama Demetrio come l’autore) inizia a per­cepire il suo essere una fran­tu­mazione del male a par­tire da un ricordo della sua infanzia: l’urlo cristal­liz­zato di sua madre di fronte alla mis­te­riosa mal­for­mazione ses­suale del figlio minore, Silvio.

«[…] Nella morte comune ci riconos­ci­amo per quello che siamo, fratelli. La ver­ità della pater­nità è la fratel­lanza». Da quel momento in poi il male intro­duce la sua mente in un labir­into popo­lato di fig­ure, che sono osses­sioni; mem­o­rie pub­bliche ma soprat­tutto pri­vate. Demetrio, nel con­trap­punto della sua esistenza mate­ri­ale prima di gior­nal­ista con velleità di scrit­tore e poi di uffi­cio stampa di un sin­da­cato, pre­cipita in un solco che lo fa sen­tire presto «sorveg­liato e accom­pa­g­nato dai fantasmi».

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09 2009