Non dire madre, di Dora Albanese
Prova d’esordio della giovanissima Dora Albanese, Non dire madre è anzitutto un’antologia di racconti, e puntualizzarlo non è ozioso, tanto è difficile, in prima battuta come a fine lettura, resistere alla soluzione di trattare la raccolta come un romanzo omogeneo, le sue storie come una sola vicenda. Ad avvicendarsi lungo i paragrafi sono le vite di donne dissimili, annodate tutte però alla condivisa esperienza della maternità, tema portante di cui le protagoniste rappresentano ciascuna una propria declinazione, l’una complementare alle altre.
Molte interpreti per un’unica voce che non sembra limitarsi a narrare, ma vive e s’impossessa d’ogni vicenda, come se si trattasse, in effetti, di una sola protagonista.
Dietro un’amarezza monolitica, che alla sottile speculazione sul dolore preferisce il racconto diretto del vissuto, la sua nuda, tragica e perfino sconveniente verità.
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A comporre la matura prova d’esordio di Emanuele Tonon sono due racconti: l’agonia di un padre che muore di fabbrica, lo strazio di una coppia incapace di avere un bambino.
Liquidare un libro secondo il genere è la smania frequente del recensore, quasi un istinto omicida. E irresistibile, almeno prima facie, è la tentazione d’incollare al romanzo di
Le formiche esplorano, si fanno strada nel tempo e nei muri, indicano sentieri, scoprono segreti inconfessati, masticano cadaveri, consumano anni e chilometri: non rimane che seguirle, «portano sempre in posti interessanti». Ex terrorista di secondo piano – il solo membro del fatiscente gruppo Puma 08 ad essere finito in galera –, Emilio sconta la pena per un rapimento politico di risibile conto, terminato tuttavia in tragedia. Detenuto adesso in semi libertà, operaio in fabbrica di giorno e carcerato di notte, ottiene un permesso per far visita alla cognata Anna e dare l’addio al fratello Angelo – ex compagno di lotta – morto in circostanze ancora non chiare.