Tu che te ne andrai ovunque – Ilaria Rossetti
Citazione del verso conclusivo di À une raison di Rimbaud, Tu che te ne andrai ovunque è la formula dominante del romanzo d’esordio di Ilaria Rossetti, denominatore comune dei personaggi, leitmotiv a base di abbandoni e distacchi, in derive incessantemente traumatiche che pongono al centro il rapporto tra padri e figli. Sviluppato nell’arco di un’unica giornata milanese, in un maggio diafano e insolitamente afoso, tre voci raccontano la propria storia, mentre ognuna s’intreccia con l’altra. Nico è scontato professore liceale di italiano, disilluso, inadatto, aggiogato al ricordo del padre (misteriosamente scomparso anni prima) e condannato a scontare un rancore d’infanzia mai risolto; sua sorella Eva, violinista per matrimoni, stende una lunga lettera per l’uomo che ama, nel tentativo estremo di ricominciare una vita insieme, nonostante tutto; Argo, venditore porta a porta insoddisfatto, anche lui segnato da un passato doloroso, saltuariamente sostituisce il prete della chiesa di quartiere per arrotondare di cento euro al mese, dietro mentite spoglie che si estendono ben oltre la finta tonaca, in una vita interamente di riflesso, mai davvero sua.
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