Devozione, di Antonella Lattanzi
La fuga rocambolesca di una coppia di giovani fidanzati, tra le vie di un’afosa San Lorenzo, a bordo di una cinquecento sgangherata con l’adesivo di Zenigata sul lunotto posteriore, potrebbe pure sembrare comica se non ci si accorgesse subito che c’è poco da ridere: Nikita e Pablo, serissimi e in piena crisi di astinenza, non stanno scappando da nessuno ma sono alla ricerca spasmodica di una dose di eroina.
Inizia così Devozione, il bel romanzo d’esordio di Antonella Lattanzi, e proprio la ricerca di eroina, insieme a un attaccamento viscerale alla vita da parte dei due protagonisti, che è poi il vero tema del libro, sarà una costante. «Il quartiere San Lorenzo si srotola accanto a loro, la strada dissestata, qualche albero, gli studenti in motorino o a piedi, i gabbiani che volano bassi e vengono da un mare sempre troppo lontano».
Non poteva essere altrimenti. Pablo, uno studente fuori corso con pochi mezzi, e Nikita, una ragazza bene sfuggita al controllo della famiglia con una logorante vita di strada alle spalle, lo vogliono avvicinare il proprio mare e per questo cercano di sistemarsi tentando l’improbabile rapimento di una francesina sbandata che, per farsi accettare, millanta grandi ricchezze con cui potrebbe foraggiare i nuovi amici.
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Chissà se nel titolo del suo romanzo d’esordio (un proverbio greco tratto dal Fedro di Platone),