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	<title>luminol.it &#187; Giovanni Pullano</title>
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	<description>il blog degli esordienti</description>
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		<title>Devozione, di Antonella Lattanzi</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 10:48:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pullano</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788806199326" alt="" width="200" height="314" />La fuga rocambolesca di una coppia di giovani fidanzati, tra le vie di un’afosa San Lorenzo, a bordo di una cinquecento sgangherata con l’adesivo di Zenigata sul lunotto posteriore, potrebbe pure sembrare comica se non ci si accorgesse subito che c’è poco da ridere: Nikita e Pablo, serissimi e in piena crisi di astinenza, non stanno scappando da nessuno ma sono alla ricerca spasmodica di una dose di eroina.</p>
<p>Inizia così <em><a href="http://www.einaudi.it/speciali/Antonella-Lattanzi-Devozione">Devozione</a></em>, il bel romanzo d’esordio di Antonella Lattanzi, e proprio la ricerca di eroina, insieme a un attaccamento viscerale alla vita da parte dei due protagonisti, che è poi il vero tema del libro, sarà una costante. «Il quartiere San Lorenzo si srotola accanto a loro, la strada dissestata, qualche albero, gli studenti in motorino o a piedi, i gabbiani che volano bassi e vengono da un mare sempre troppo lontano».</p>
<p>Non poteva essere altrimenti. Pablo, uno studente fuori corso con pochi mezzi, e Nikita, una ragazza bene sfuggita al controllo della famiglia con una logorante vita di strada alle spalle, lo vogliono avvicinare il proprio mare e per questo cercano di sistemarsi tentando l’improbabile rapimento di una francesina sbandata che, per farsi accettare, millanta grandi ricchezze con cui potrebbe foraggiare i nuovi amici.<span id="more-304"></span></p>
<p>Lo stile molto personale, la caratterizzazione dei personaggi, le descrizioni originali, insomma, la buona scrittura della Lattanzi, catapulta fin dalla prima pagina a bordo di quella cinquecento e fa vedere le vie di Roma da una prospettiva del tutto nuova. «Il semaforo di piazzale del Verano è rosso. La macchina sbuffa, una teiera da fiaba della nonna. Fa un balzo in avanti, un’impennata. Si ferma. Non riparte più. Inutile farla tossire a vuoto. È morta».</p>
<p> Con un ben dosato gioco di contrasti, la giovane scrittrice pugliese è dunque riuscita a raccontare il tenace radicamento alla vita anche da parte di chi, almeno apparentemente, alla vita sembrava non tenerci poi tanto.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Antonella Lattanzi</strong> è nata a Bari nel 1979. Vive a Roma. <em>Devozione</em> è il suo primo romanzo.</p>
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		<title>Digestione del personale, di Paolo Cacciolati</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/digestione-del-personale-di-paolo-cacciolati/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 11:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pullano</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[“La forma è importante, la forma è sostanza”. Non c’è da stupirsi se a pensarla così sia Mirco Michichi, il protagonista di Digestione del personale, un brillante e disonesto imprenditore che ammalia i suoi uditori con massime d’effetto di Machiavelli, Voltaire e Gibran, ma che però non conosce Tabucchi, Wenders e si addormenta davanti ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://3.bp.blogspot.com/_-WHpe2x-iBo/SuLp_Pi6dTI/AAAAAAAAAbQ/yFaasKnqWmQ/s400/IMG_1709.jpg" alt="" width="300" height="400" />“La forma è importante, la forma è sostanza”. Non c’è da stupirsi se a pensarla così sia Mirco Michichi, il protagonista di <em><a href="http://www.tealibri.it/scheda.asp?idlibro=4637">Digestione del personale</a></em>, un brillante e disonesto imprenditore che ammalia i suoi uditori con massime d’effetto di Machiavelli, Voltaire e Gibran, ma che però non conosce Tabucchi, Wenders e si addormenta davanti ai film di Kusturica.</p>
<p>L’inizio del romanzo rappresenta la fine della sua splendida carriera. Senza aver mai dato segni di cedimento, all’improvviso l’imprenditore è crollato sotto il peso dei suoi torbidi affari. Con un gesto inconsulto ha calato la maschera, liberandosi di tutte le sovrastrutture che lo hanno aiutato negli anni nella scalata sociale, e gli hanno permesso di girare per il mondo in abiti eleganti nonché di guardarlo dall’alto del suo suv.<span id="more-258"></span></p>
<p>È solo nel corridoio di un’azienda deserta. I dipendenti e i dirigenti sono andati via da alcune ore e lui aspetta a minuti le donne dell’impresa di pulizia. È abbastanza calmo per essere uno che ha appena ammazzato un uomo.</p>
<p>Mirco Michichi non pensa affatto di scappare, di farla franca, ma aspetta pazientemente d’essere scoperto, e, in attesa che salgano ad arrestarlo, ricorda momenti della sua vita. Tra un ricordo e un altro cerca di inventarsi anche qualcosa da dire per tentare una blanda difesa, per giustificare il suo gesto, con la sola consapevolezza, però, che per una volta non negherà l’evidenza, come ha fatto per tutta la vita.</p>
<p>Con questo bel romanzo, che d’esordio ha veramente poco, Paolo Cacciolati fa una panoramica sul mondo del lavoro, nella quale si scorgono, piccoli, ma proprio piccoli, uomini-lavoratori, che poco hanno degli eroi da romanzo e molto del fantoccio raffigurato in copertina.</p>
<p><strong>Paolo Cacciolati</strong>, è nato nel 1965. Lavora a Torino nel settore industriale.</p>
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		<title>Sono comuni le cose degli amici, di Matteo Nucci</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 09:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pullano</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Chissà se nel titolo del suo romanzo d’esordio (un proverbio greco tratto dal Fedro di Platone), Matteo Nucci include anche le donne nelle cose che sono comuni agli amici? Socrate, la voce di Platone nella Repubblica, sappiamo che era di questo parere. E sappiamo anche per certo che Nucci, studioso di filosofia antica, non ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://lh3.ggpht.com/_tWhdkXCuSRU/SwUitMW1VZI/AAAAAAAABcY/CN5RSJfS3EI/sonocomunilecosedegliamici.jpg" alt="" width="280" height="395" />Chissà se nel titolo del suo romanzo d’esordio (un proverbio greco tratto dal <em>Fedro</em> di Platone), <a href="http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&amp;idlibro=6784&amp;titolo=SONO+COMUNI+LE+COSE+DEGLI+AMICI">Matteo Nucci</a> include anche le donne nelle cose che sono comuni agli amici? Socrate, la voce di Platone nella <em>Repubblica</em>, sappiamo che era di questo parere. E sappiamo anche per certo che Nucci, studioso di filosofia antica, non ha scomodato a caso il grande pensatore.</p>
<p>Come da manuale, il romanzo inizia fin dalle prime righe con il dramma che mette sotto pressione il protagonista e allo stesso tempo svela i suoi punti nevralgici, le sue vecchie ferite. Il padre giace senza vita nella stanza da letto vegliato da amici e parenti e Lorenzo, il protagonista, solo e sperduto, benché circondato dalle donne della sua vita, sente la mancanza della persona che più vorrebbe accanto in quel momento, il suo migliore amico, con cui qualche tempo prima aveva pensato bene di condividere la stessa donna. Ma Marco, di idee evidentemente non platoniche, aveva interrotto bruscamente l’amicizia.<span id="more-205"></span></p>
<p>Lorenzo chiede ai presenti se Marco sia stato informato del suo lutto: la morte spesso appiana i rancori e ci si rende conto che tutto è meno importante e definitivo di essa, come può esserlo una donna rubata. Ma Marco non si fa vedere e allora un’altra vecchia ferita viene alla luce: perché Lorenzo ha lasciato Carolina (sua moglie) per Sara, la ragazza di Marco? Ha perso in un colpo solo la donna amata e il suo migliore amico. Perché? Forse la risposta giace supina nella stanza da letto?</p>
<p>Marco non c’è, del padre ci sono solo le spoglie mortali e allora Lorenzo si getta su Carolina (Sara, con cui è ancora fidanzato, non è presente proprio perché c’è lei). Ma Carolina non cede alle timide avances di Lorenzo per non commettere gli stessi errori del passato. Il giorno dopo, al funerale, la chiesa è vuota. Per Lorenzo è un sofferenza quasi pari alla morte del padre, un uomo brillante e circondato, in vita, sempre da tanti amici.</p>
<p>Lorenzo è solo, il padre, come intuisce dalla scarsa affluenza al funerale, in fondo era solo anche lui. I due faranno la stessa fine? Certo, lasciando la moglie e tradendo il suo migliore amico, Lorenzo ce la sta già mettendo tutta.</p>
<p>L’esordio di Nucci è un buono romanzo, che racconta la storia di un uomo che scopre se stesso. Gli accadimenti vengono raccontati per lo più attraverso continui flashback che dovrebbero aiutare il protagonista nella sua ricerca interiore. Lo stile è semplice e piano, e le descrizioni, a volte anche molto minuziose, rallentano in alcuni casi la narrazione, così che il lettore possa soffermarsi a pensare, a riflettere, per trovare le risposte alle molte domande che il protagonista si pone.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Matteo Nucci</strong> è nato a Roma nel 1970. Ha pubblicato saggi su Empedocle e Platone e ha curato una nuova edizione del <em>Simposio</em> di Platone (Einaudi, 2009). Collabora con <em>Il Venerdì</em> e con la <em>Repubblica XL</em>. Suoi racconti sono apparsi sul <em>Caffè illustrato</em> e su <em>Nuovi Argomenti</em>.</p>
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