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Incontro: Devozione, romanzo d’esordio di Antonella Lattanzi

Ven­erdì 11 giugno alle ore 19,  presso la b>gallery, piazza di S. Cecilia 16 (traste­vere), ci sarà la pre­sen­tazione di Devozione (Ein­audi 2010), romanzo d’esordio di Antonella Lattanzi.

Inter­ver­ranno Dora Albanese e Vit­to­rio Castelnuovo .

Vi aspet­ti­amo numerosi

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09

06 2010

Acciaio, di Silvia Avallone

Recen­sione di Flavio Santi, tratta dalla rubrica dei libri da Gli Altri, il nuovo set­ti­manale diretto da Pietro San­sonetti, del 12 feb­braio 2010.

Sec­ondo noi un romanzo, per essere tale, deve super­are la “prova treno”, cioè si deve far leg­gere di filato stando scalcagnati, la mat­tina presto o il pomerig­gio tardi, in una car­rozza di sec­onda, di quelle di cui Tren­i­talia va tanto fiera – avete pre­sente, no? Ecco, in mezzo alla pol­vere, allo sporco, al freddo o al caldo sem­pre ecces­sivi, il libro diventa per incanto una mag­ica couche, spalanca davanti a noi un mondo nuovo, diverso, non per forza migliore, ma altro.

Questa capac­ità di proi­ettare in una dimen­sione par­al­lela viene messa a dura prova sullo sco­modo sedile di un treno, nell’arco del respiro lavo­ra­tivo di un pen­dolare. Sil­via Aval­lone con Acciaio (Riz­zoli, Milano, 2010, pp. 368, € 18) ci pare superi questa prova. Da sem­pre siamo con­vinti che i poeti siano degli ottimi romanzieri, più fan­ta­siosi, più sen­si­bili, più abili con la lin­gua (e un romanzo cos’è se non un gioco sfre­nato di fan­ta­sia e lin­gua?). Qualche esem­pio? Dal più noto Boris Paster­nak al meno conosci­uto ma altret­tanto raf­fi­nato Cecil Day-Lewis, poeta lau­re­ato, padre dell’attore Daniel, e autore di avvin­centi gialli con lo pseudon­imo di Nicholas Blake (qual­cosa si trova edito da Polillo e dai Gialli Mondadori).

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18

02 2010

Bonding — Antonio L. Falbo

Bond­ing è la sto­ria di un delitto e di un cas­tigo, dove l’evoluzione intro­spet­tiva di quest’ultimo ha un peso ben più ril­e­vante dell’evento delit­tu­oso in sé.
Il dog-sitter Henry «non dorme bene» e si tor­menta. Nell’evolversi della sua osses­sione è cen­trale il rap­porto con la madre: bond­ing è infatti il legame prim­i­ge­nio che si instaura tra una mamma e un neonato.

La pro­gres­siva malat­tia della madre lo desta­bi­lizza e lo con­duce a una perdita del con­trollo sulle sue azioni e a com­piere un crim­ine. La sua punizione non è tanto il carcere in cui deve scon­tare mate­rial­mente la sua pena, ma il pro­fondo senso di colpa che prova per il suo gesto.

Gli altri per­son­aggi, fun­zion­ali alla sto­ria, si muovono non intorno a lui, ma quasi den­tro di lui: sono ester­nazioni della sua colpa, del suo dolore e — dall’uscita di pri­gione in poi — anche della sua voglia di rinascita. «Sento di essere come una vor­agine oscura che risuc­chia tutto quanto gli grav­iti intorno: Angela, Iris, mia madre, Miriam, Josef, le sue unghie, tutto».

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29

01 2010