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	<title>luminol.it &#187; redazione</title>
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	<description>il blog degli esordienti</description>
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		<title>Incontro: Devozione, romanzo d’esordio di Antonella Lattanzi</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 11:24:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://farm3.static.flickr.com/2794/4469894642_33f6902cc7_m.jpg" alt="" width="157" height="240" />Venerdì 11 giugno alle ore 19,  presso la b&gt;gallery, piazza di S. Cecilia 16 (trastevere), ci sarà la presentazione di <a href="http://www.einaudi.it/speciali/Antonella-Lattanzi-Devozione">Devozione</a> (Einaudi 2010), romanzo d’esordio di Antonella Lattanzi.</p>
<p>Interverranno Dora Albanese e Vittorio Castelnuovo .</p>
<p>Vi aspettiamo numerosi</p>
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		<title>Acciaio, di Silvia Avallone</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:25:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di Flavio Santi, tratta dalla rubrica dei libri da Gli Altri, il nuovo settimanale diretto da Pietro Sansonetti, del 12 febbraio 2010. Secondo noi un romanzo, per essere tale, deve superare la “prova treno”, cioè si deve far leggere di filato stando scalcagnati, la mattina presto o il pomeriggio tardi, in una carrozza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://4.bp.blogspot.com/_PN0Ze3Iq6qQ/S2aKMzq8tXI/AAAAAAAACCk/HUFrL0OzKnA/s320/acciaio.jpg" alt="" width="186" height="320" /><strong>Recensione di Flavio Santi, tratta dalla rubrica dei libri da <em>Gli Altri</em>, il nuovo settimanale diretto da Pietro Sansonetti, del 12 febbraio 2010.</strong></p>
<p>Secondo noi un romanzo, per essere tale, deve superare la “prova treno”, cioè si deve far leggere di filato stando scalcagnati, la mattina presto o il pomeriggio tardi, in una carrozza di seconda, di quelle di cui Trenitalia va tanto fiera – avete presente, no? Ecco, in mezzo alla polvere, allo sporco, al freddo o al caldo sempre eccessivi, il libro diventa per incanto una magica couche, spalanca davanti a noi un mondo nuovo, diverso, non per forza migliore, ma altro.</p>
<p>Questa capacità di proiettare in una dimensione parallela viene messa a dura prova sullo scomodo sedile di un treno, nell’arco del respiro lavorativo di un pendolare. Silvia Avallone con <em><a href="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/rizzoli/libro/3763_acciaio_avallone.html">Acciaio</a></em> (Rizzoli, Milano, 2010, pp. 368, € 18) ci pare superi questa prova. Da sempre siamo convinti che i poeti siano degli ottimi romanzieri, più fantasiosi, più sensibili, più abili con la lingua (e un romanzo cos’è se non un gioco sfrenato di fantasia e lingua?). Qualche esempio? Dal più noto Boris Pasternak al meno conosciuto ma altrettanto raffinato Cecil Day-Lewis, poeta laureato, padre dell’attore Daniel, e autore di avvincenti gialli con lo pseudonimo di Nicholas Blake (qualcosa si trova edito da Polillo e dai Gialli Mondadori).<span id="more-211"></span></p>
<p>Avallone nasce come poeta, autrice di un sanguinante libro di poesia, Il libro dei vent’anni (Edizioni della Meridiana, Firenze, 2007, pp. 96, € 10), e si vede: mette al servizio del racconto le sue doti di incantatrice di parole e di sensi, allestendo un universo ricco di colori, odori, sapori, situazioni ora quotidiane ora estreme. È la storia di due ragazzine di “tredici anni quasi quattordici”, Anna e Francesca, delle loro famiglie e amici, del microcosmo operaio di Piombino che vi ruota intorno, ed è anche la storia di una trasformazione, ambientato com’è nel 2001 con le Twin Towers a fare da spartiacque. Si apre cinematograficamente con una zoomata sull’estate dei bagni e delle scoperte dei corpi, e il racconto procede a ondate, pochi, fondamentali mesi in cui si cresce, si cambia dolorosamente, magari per non crescere e non cambiare.</p>
<p>Nonostante qualche acerbità e lungaggine – è pur sempre il primo romanzo –, la storia appassiona e commuove, non si fa fatica a identificarsi nei personaggi, la trama fila via veloce e coinvolgente come il nostro treno dei pendolari, e arrivati a destinazione chiudiamo il libro soddisfatti di aver conosciuto e vissuto una nuova porzione di mondo, resa con chiarezza e precisione. È nata una scrittrice.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Silvia Avallone</strong> è nata a Biella nel 1984 e vive a Bologna, dove si è laureata in filosofia.  <em>Acciaio</em> è il suo primo romanzo.</p>
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		<title>Bonding — Antonio L. Falbo</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 13:21:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Bonding è la storia di un delitto e di un castigo, dove l’evoluzione introspettiva di quest’ultimo ha un peso ben più rilevante dell’evento delittuoso in sé. Il dog-sitter Henry «non dorme bene» e si tormenta. Nell’evolversi della sua ossessione è centrale il rapporto con la madre: bonding è infatti il legame primigenio che si instaura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pendragon.it/libro.do?id=1174"></a><a href="http://www.luminol.it/luminol/wp-content/uploads/2010/01/bonding1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-126" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="bonding1" src="http://www.luminol.it/luminol/wp-content/uploads/2010/01/bonding1-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a><a href="http://www.pendragon.it/libro.do?id=1174">Bonding</a></em> è la storia di un delitto e di un castigo, dove l’evoluzione introspettiva di quest’ultimo ha un peso ben più rilevante dell’evento delittuoso in sé.<br />
Il dog-sitter Henry «non dorme bene» e si tormenta. Nell’evolversi della sua ossessione è centrale il rapporto con la madre: <em>bonding </em>è infatti il legame primigenio che si instaura tra una mamma e un neonato.</p>
<p>La progressiva malattia della madre lo destabilizza e lo conduce a una perdita del controllo sulle sue azioni e a compiere un crimine. La sua punizione non è tanto il carcere in cui deve scontare materialmente la sua pena, ma il profondo senso di colpa che prova per il suo gesto.</p>
<p>Gli altri personaggi, funzionali alla storia, si muovono non intorno a lui, ma quasi dentro di lui: sono esternazioni della sua colpa, del suo dolore e — dall’uscita di prigione in poi — anche della sua voglia di rinascita. «Sento di essere come una voragine oscura che risucchia tutto quanto gli graviti intorno: Angela, Iris, mia madre, Miriam, Josef, le sue unghie, tutto».</p>
<p><span id="more-121"></span>La narrazione è lasciata del tutto al punto di vista del protagonista, di cui non abbiamo riferimenti spazio-temporali. Henry vive in un unico luogo dai contorni indefiniti: la sua mente. E in un unico tempo: il suo tempo. A volte questo suo tempo si dilata e subisce delle mutazioni fatte di sensazioni e presagi di quella che lui definisce<em> ultravita</em>. «Mi muovo ondeggiando, immerso nel buio più totale, incapace di imporre la mia volontà su un itinerario ignoto, a cui una misteriosa forza mi costringe. Sento di essere una piccola porzione di pulviscolo stellare perso nel più profondo silenzio dell’universo e mi abbandono in esso fino a che, nel <em>nulla</em>, vedo aprirsi un minuscolo foro dal quale filtra, appena percettibile, un caldo filo di luce. È da quel punto esatto che vengo immediatamente risucchiato e, come se il mio corpo non fosse altro che aria, attraversata la soglia, vengo catapultato in quella che riconosco essere una nuova dimensione». Henry vaga nel suo subconscio trascinando il lettore in un racconto lento e ossessivo, capace di sfibrarlo ma al tempo stesso anche di trasmettergli per osmosi delle sensazioni forti. La realtà, quella nella quale avvengono i (pochi) fatti, è descritta in fotogrammi precisi e densi dei dettagli impressi nell’occhio di Henry, che diventa macchina da presa assoluta della scena. «In piedi davanti ai fornelli, la signora Rose si alza faticosamente sulle punte dei piedi, apre l’anta del pensile sopra la sua testa, infila un braccio al suo interno ed estrae una confezione di tè che ripone sul lavabo. Poi inizia a frugare nelle tasche del suo grembiule. Tira fuori un pacchetto di fiammiferi con cui accende il fornello sul quale è già stato posto un pentolino pieno d’acqua e, subito dopo, una sigaretta. Io osservo le sue guance aspirare profondamente e incavarsi, mettendo in evidenza la spigolosa ossatura del viso. Poi, quando una solida coltre di fumo inizia ad avvolgerla, per un istante mi sembra di vederla sparire, come se in essa si fosse disciolta».</p>
<p>Il gusto del particolare si fa a volte ossessivo. Le scene sono spesso immagini prive di dialoghi: le interazioni tra i personaggi vengono infatti affidate al linguaggio indiretto. Una scelta ardita, ma una precisa intenzione stilistica: tutto è filtrato attraverso Henry. Le parole dei dialoghi non esistono se non nel senso che Henry riporta nevroticamente a se stesso e al lettore nei suoi deliri di coscienza.</p>
<p>Antonio L. Falbo è senza dubbio uno scrittore coraggioso, perché non si preoccupa di essere facile. Ha una scrittura potente e molte cose da dire. Il suo<em> Bonding</em> è un romanzo vibrante e denso di intenzioni. Forse troppe perché si possa goderne la lettura con leggerezza, sempre che si reputi questa un valore necessario in un buon libro.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Antonio L. Falbo</strong> è nato nel 1981 a Torino, dove vive. Da anni opera come artista videomaker. Ha scritto sceneggiature, racconti, realizzato cortometraggi, video-installazioni, book-trailers, partecipato a numerose mostre artistiche e rassegne letterarie. Attualmente lavora anche come educatore presso una clinica psichiatrica, viaggia per l’Europa alla ricerca di un improbabile luogo in cui piantare bandiera, si domanda costantemente quale sia l’unità di misura per soppesare la vita e, in attesa di trovare risposte, scrive. <em>Bonding</em> è il suo primo romanzo.</p>
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