I diavoli di via Padova, di Matteo Speroni
Scale, portone, tasto, scossone, strada. L’universo di Telesio, che tutti chiamano Tes, è racchiuso in queste cinque semplici parole.
«L’unica cosa che sto facendo è invecchiare». Dopo aver dato di matto qualche anno prima, infatti Tes vive con una piccola rendita dei genitori e passa le sue lunghe giornate senza far nulla a via Padova a Milano e per le vie che la circondano. «Ho bisogno di stare in mezzo alla gente senza starci. Distrazioni, ho bisogno di distrazioni continue, di galleggiare nel mondo come in uno zoo perenne, senza gabbie e senza confini»
I diavoli di via Padova romanzo d’esordio di Matteo Speroni è dunque «una turbina di storie, un vortice lento che permette di guardarle una a una mentre girano attorno, finché non svaniscono come coriandoli nel vento». Una cruda commedia umana popolata da immigrati e droga, lavoro sporco, alcol e miseria, violenza e disperazione: tutto in presa diretta, senza fronzoli e giudizi morali.
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Nicola ha solo nove anni quando suo padre Guerrino, da tempo malato e costretto al letto, muore. Lui non è ancora che un bambino; passa le sue giornate a fantasticare di vincere il Giro d’Italia e a pedalare sulla sua bicicletta per il quartiere, a giocare a calcio con gli amici o dentro casa sognando un giorno di diventare più forte di Michel Platini, e di sfuggire al monotono destino di fare il materassaio, erede di suo padre e aiuto per la madre Leonilde e Camilla, la sorella.
A quasi trent’anni Remo sembra essere insoddisfatto di tutto: la città dove vive – una Milano fredda e inospitale – la sua vita, la famiglia, l’ufficio, la sua ordinaria relazione con Lara. L’età adulta con le sue responsabilità sembra volerlo costringere a scelte obbligate, mentre lui vorrebbe poter cominciare a vivere davvero, a
Il corpo di Patrizio Bacioterracino, reo di aver intrattenuto una relazione amorosa con Domenico Cimarosa, un travestito appartenente alla famiglia di camorristi che comanda nel rione Sanità, viene trovato senza vita dentro una macchina a Barra, nella periferia ovest di Napoli. Da questo momento tutta la famiglia Bacioterracino è in pericolo.