<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>luminol.it</title>
	<atom:link href="http://www.luminol.it/luminol/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.luminol.it/luminol</link>
	<description>il blog degli esordienti</description>
	<lastBuildDate>Wed, 28 Jul 2010 10:57:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0</generator>
		<item>
		<title>Guida pratica al sabotaggio dell’esistenza, di Roberto Mandracchia</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2010/07/guida-pratica-al-sabotaggio-dellesistenza-di-roberto-mandracchia/</link>
		<comments>http://www.luminol.it/luminol/2010/07/guida-pratica-al-sabotaggio-dellesistenza-di-roberto-mandracchia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 10:55:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.luminol.it/luminol/?p=308</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788895029368" alt="" width="200" height="297" />Al protagonista di <em><a href="http://www.agenziax.it/?pid=39&amp;sid=30">Guida pratica al sabotaggio dell’esistenza</a></em> restano da vivere solo nove giorni. In una Agrigento che è ‹‹un posacenere colmo di cicche›› la sua vita non sembra nient’altro che una catena di sant’Antonio di situazioni traumatiche: il suo desiderio estremo per Marta, l’eroina, l’amicizia scadente di Gero, il suo mentore tossico detto il Puparo, un catechista che continua a molestarlo, un padre sessuomane che non vuole per nulla al mondo pentirsi di ‹‹averlo eruttato dai suoi coglioni››, e una madre depressa e rinchiusa dopo aver tentato di annegarsi nella Coca-Cola.</p>
<p>Questa <em>guida pratica</em> è però soprattutto, anzi solamente un libro d’amore: dilaniato, dissanguato dall’amore folle e controllato, delirante e casto del protagonista per la sua Marta. Sì, certo, c’è anche altro; ritroviamo ad esempio l’eroina, così come nel recente <em>Devozione</em> di Antonella Lattanzi.</p>
<p>Ma è proprio Marta il personaggio angolare della storia: sfuggente e saggia, solitaria e vitale, rimasta orfana per mano della Mafia e nichilista; una giovane donna che sabota ogni cognizione di normalità dell’esistenza da parte del nostro uomo.<span id="more-308"></span></p>
<p>Roberto Mandracchia scrive dunque un romanzo viscerale, discontinuo nel suo oscillare tra disperazione e volontà riflessiva. E, neanche troppo a sorpresa, proprio quando il baricentro si attesta nella narrazione più strutturata e meno delirante (dove invece si alternano in un andirivieni lisergico e dalla punteggiatura non sempre impeccabile: Gesù Cristo, Van Gogh, Pirandello e Keith Moon), il testo vive le sue pagine più felici, quelle che riescono ad andare davvero a segno, perché sanno trovare la lucidità di mettere a fuoco e governare il magma tematico che erutta dalla mente e dal ventre del protagonista.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Roberto Mandracchia</strong> è nato nel 1986 ad Agrigento. È redattore della rivista “Terranullius – scritture a sorgente libera”. Ha pubblicato racconti su diverse antologie e riviste letterarie. <em>Guida pratica al sabotaggio dell’esistenza</em> è il suo primo romanzo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.luminol.it/luminol/2010/07/guida-pratica-al-sabotaggio-dellesistenza-di-roberto-mandracchia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Devozione, di Antonella Lattanzi</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2010/07/devozione-di-antonella-lattanzi/</link>
		<comments>http://www.luminol.it/luminol/2010/07/devozione-di-antonella-lattanzi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 10:48:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pullano</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.luminol.it/luminol/?p=304</guid>
		<description><![CDATA[La fuga rocambolesca di una coppia di giovani fidanzati, tra le vie di un’afosa San Lorenzo, a bordo di una cinquecento sgangherata con l’adesivo di Zenigata sul lunotto posteriore, potrebbe pure sembrare comica se non ci si accorgesse subito che c’è poco da ridere: Nikita e Pablo, serissimi e in piena crisi di astinenza, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788806199326" alt="" width="200" height="314" />La fuga rocambolesca di una coppia di giovani fidanzati, tra le vie di un’afosa San Lorenzo, a bordo di una cinquecento sgangherata con l’adesivo di Zenigata sul lunotto posteriore, potrebbe pure sembrare comica se non ci si accorgesse subito che c’è poco da ridere: Nikita e Pablo, serissimi e in piena crisi di astinenza, non stanno scappando da nessuno ma sono alla ricerca spasmodica di una dose di eroina.</p>
<p>Inizia così <em><a href="http://www.einaudi.it/speciali/Antonella-Lattanzi-Devozione">Devozione</a></em>, il bel romanzo d’esordio di Antonella Lattanzi, e proprio la ricerca di eroina, insieme a un attaccamento viscerale alla vita da parte dei due protagonisti, che è poi il vero tema del libro, sarà una costante. «Il quartiere San Lorenzo si srotola accanto a loro, la strada dissestata, qualche albero, gli studenti in motorino o a piedi, i gabbiani che volano bassi e vengono da un mare sempre troppo lontano».</p>
<p>Non poteva essere altrimenti. Pablo, uno studente fuori corso con pochi mezzi, e Nikita, una ragazza bene sfuggita al controllo della famiglia con una logorante vita di strada alle spalle, lo vogliono avvicinare il proprio mare e per questo cercano di sistemarsi tentando l’improbabile rapimento di una francesina sbandata che, per farsi accettare, millanta grandi ricchezze con cui potrebbe foraggiare i nuovi amici.<span id="more-304"></span></p>
<p>Lo stile molto personale, la caratterizzazione dei personaggi, le descrizioni originali, insomma, la buona scrittura della Lattanzi, catapulta fin dalla prima pagina a bordo di quella cinquecento e fa vedere le vie di Roma da una prospettiva del tutto nuova. «Il semaforo di piazzale del Verano è rosso. La macchina sbuffa, una teiera da fiaba della nonna. Fa un balzo in avanti, un’impennata. Si ferma. Non riparte più. Inutile farla tossire a vuoto. È morta».</p>
<p> Con un ben dosato gioco di contrasti, la giovane scrittrice pugliese è dunque riuscita a raccontare il tenace radicamento alla vita anche da parte di chi, almeno apparentemente, alla vita sembrava non tenerci poi tanto.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Antonella Lattanzi</strong> è nata a Bari nel 1979. Vive a Roma. <em>Devozione</em> è il suo primo romanzo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.luminol.it/luminol/2010/07/devozione-di-antonella-lattanzi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Incontro: Devozione, romanzo d’esordio di Antonella Lattanzi</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2010/06/incontro-devozione-romanzo-desordio-di-antonella-lattanzi/</link>
		<comments>http://www.luminol.it/luminol/2010/06/incontro-devozione-romanzo-desordio-di-antonella-lattanzi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 11:24:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.luminol.it/luminol/?p=297</guid>
		<description><![CDATA[Venerdì 11 giugno alle ore 19,  presso la b&#62;gallery, piazza di S. Cecilia 16 (trastevere), ci sarà la presentazione di Devozione (Einaudi 2010), romanzo d’esordio di Antonella Lattanzi. Interverranno Dora Albanese e Vittorio Castelnuovo . Vi aspettiamo numerosi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://farm3.static.flickr.com/2794/4469894642_33f6902cc7_m.jpg" alt="" width="157" height="240" />Venerdì 11 giugno alle ore 19,  presso la b&gt;gallery, piazza di S. Cecilia 16 (trastevere), ci sarà la presentazione di <a href="http://www.einaudi.it/speciali/Antonella-Lattanzi-Devozione">Devozione</a> (Einaudi 2010), romanzo d’esordio di Antonella Lattanzi.</p>
<p>Interverranno Dora Albanese e Vittorio Castelnuovo .</p>
<p>Vi aspettiamo numerosi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.luminol.it/luminol/2010/06/incontro-devozione-romanzo-desordio-di-antonella-lattanzi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ho rubato la pioggia, di Elisa Ruotolo</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2010/06/ho-rubato-la-pioggia-di-elisa-ruotolo/</link>
		<comments>http://www.luminol.it/luminol/2010/06/ho-rubato-la-pioggia-di-elisa-ruotolo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 10:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.luminol.it/luminol/?p=294</guid>
		<description><![CDATA[Tre storie, tre racconti lunghi, animano il libro d’esordio di Elisa Ruotolo: Ho rubato la pioggia. I protagonisti vivono in una provincia campana fatta di strani mestieri e antiche superstizioni, immobile ma sotterraneamente brulicante, in cui il futuro non è che la mossa senza appello del destino. C’è Federico un ragazzo che, da quando per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788874522330" alt="" width="200" height="292" />Tre storie, tre racconti lunghi, animano il libro d’esordio di Elisa Ruotolo: <em><a href="http://home.edizioninottetempo.it/catalogo/ho-rubato-la-pioggia-3/">Ho rubato la pioggia</a></em><a href="http://home.edizioninottetempo.it/catalogo/ho-rubato-la-pioggia-3/">.</a></p>
<p>I protagonisti vivono in una provincia campana fatta di strani mestieri e antiche superstizioni, immobile ma sotterraneamente brulicante, in cui il futuro non è che la mossa senza appello del destino.</p>
<p>C’è Federico un ragazzo che, da quando per necessità è diventato titolare dell’Aquila Nera, non ha più smesso di segnare, meritandosi così il soprannome di “Molto Leggenda”; ma non appena un osservatore lo selezionerà per il grande salto finirà amaramente per perdersi.</p>
<p>C’è poi Maria: il figlio Matteo a nove anni è sparito nel nulla e dopo poco anche il marito se n’è andato senza una parola. L’ha lasciata sola con le due cognate zitelle e ora lei se ne va a Napoli a vendere l’oro di contrabbando come faceva sua nonna.</p>
<p>Infine c’è una famiglia particolare: un ragazzino che, da quando la madre è andata via, vive con il padre e con Silvia, la ragazza delle pulizie che un bel giorno si è stabilita in casa sua; inoltre c’è Cesare, l’amico di famiglia che non parla mai e che si innamorerà segretamente proprio di Silvia.<span id="more-294"></span></p>
<p>In ogni racconto c’è una fuga, un lento ma inesorabile sparire di chi ‹‹non ha saputo più tornare››. Tutti sono alla ricerca di qualcosa senza ben sapere cosa e, ognuno a suo modo, finisce per ritrovarsi in un determinato momento a ‹‹rubare la pioggia››, cioè a tentare l’improbabile, ad assumere un ruolo improprio, ad imitare in modo beffardo la vita.</p>
<p>Elisa Ruotolo, che non a caso cita in esergo Fante, Carver, ma anche Pessoa e Céline, con uno stile scabro e paziente, firma dunque un esordio che lascia ben sperare, soprattutto per la capacità di raccontare da angolazioni non convenzionali ma con movimenti minimi dell’occhio narrativo.</p>
<p><strong>Elisa Ruotolo</strong> è nata nel 1975 a Santa Maria a Vico, dove vive tuttora. Si è laureata in Lettere Classiche. Ha pubblicato racconti in due antologie. <em>Ho rubato la pioggia</em> è il suo primo libro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.luminol.it/luminol/2010/06/ho-rubato-la-pioggia-di-elisa-ruotolo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’Occhio di Porco, intervista a Piero Calò</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2010/06/locchio-di-porco-intervista-a-piero-calo/</link>
		<comments>http://www.luminol.it/luminol/2010/06/locchio-di-porco-intervista-a-piero-calo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 09:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Nicosia</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.luminol.it/luminol/?p=288</guid>
		<description><![CDATA[Colleziona penne, scrive solo a mano e rinnega il computer. Di origine pugliese, emigrato (come dice lui) a Torino, Pietro Calò è uno scrittore esordiente che Luminol ha incontrato al 23° Salone Internazionale del Libro. L’Appuntamento è allo stand della torinese Instar Libri ma causa sovraffollamento ci spostiamo fuori, nel sole che ha accompagnato la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/108/9788846101082g.jpg" alt="" width="200" height="295" />Colleziona penne, scrive solo a mano e rinnega il computer. Di origine pugliese, emigrato (come dice lui) a Torino, Pietro Calò è uno scrittore esordiente che Luminol ha incontrato al 23° Salone Internazionale del Libro.</p>
<p>L’Appuntamento è allo stand della torinese Instar Libri ma causa sovraffollamento ci spostiamo fuori, nel sole che ha accompagnato la rassegna sabauda. Così l’autore di <em><a href="http://www.instarlibri.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=518:locchio-di-porco&amp;catid=49&amp;Itemid=243&amp;lang=it">L’occhio di Porco</a></em>, mentre risponde fuma, e mentre fuma, ci racconta  il libro, il lavoro di editing, e cosa pensa  sia la letteratura.</p>
<p><strong>Cominciamo dalla fine. Come sei arrivato alla pubblicazione?</strong></p>
<p>Intanto sono sopravvissuto agli anni 80. Ho cominciato scrivendo un saggio sulla pornografia a 24 anni. Poi ho scritto questo romanzo e l’ho mandato alle case editrici. Ho ricevuto tutte risposte negative meno due. Una era Instar, la casa editrice che mi ha pubblicato.</p>
<p><strong>Il tuo romanzo è un giallo?</strong></p>
<p>In realtà è un finto giallo. Perché si risolve prima della fine. Quindi c’è tutta la parte finale che non è funzionale alla trama, ma che è stato deciso di lasciare.<span id="more-288"></span></p>
<p><strong>Infatti l’impressione che si ha leggendo è che questo è un romanzo che privilegia la scrittura alla struttura, se così si può dire semplificando. Ci spieghi come è costruito?</strong></p>
<p>É fatto di piccoli capitoli, di tante micro parti narrative che compongono la storia. É un romanzo corale. Scritto nella terza persona onnisciente, meno il primo capitolo in cui a parlare è Luca Goglioni, che è quello che fa da raccordo.</p>
<p><strong>Come mai questa scelta?</strong></p>
<p>Non c’è un motivo preciso. Quello che posso dirti è che la terza persona mi appartiene di più, avendo delle letture classiche. E poi mi permetteva di avere un punto di vista che poteva avvicinarsi, senza essere imbrigliato,  ai personaggi di questo paese del Sud: Paisiello, il vero protagonista di questo romanzo.</p>
<p><strong>E com’è questo paese in cui ambienti il tuo romanzo?</strong></p>
<p>È un sud immaginario che simboleggia una condizione archetipica. Paiseillo è un’enclave, come l’<em>Isola di cemento</em> di Ballard, in cui si muovono le vite e i desideri dei personaggi. Il luogo l’interazione, i paesaggi, mi interessano molto. La geografia non è solo un luogo esteriore, non una mappa soltanto.</p>
<p><strong>Che cos’è per te il sud?</strong></p>
<p>Sud per me significa creatività. Anzi, per essere più precisi, è la voglia, la furia della creatività.</p>
<p><strong>Mi parlavi di letture classiche, di riferimenti “alti”. Quali sono gli scrittori che ti piacciono, che ti influenzano?</strong></p>
<p>Come scrittore sono umile; non mi do tante arie. Al contrario sono un lettore esigente e spocchioso. Mi piacciono i classici, quel certo dato oggettivo di grandezza di un opera. Tutto l’Ottocento Francese, per esempio.</p>
<p><strong>E gli scrittori meridionali?</strong></p>
<p>Verga, Pirandello seppure siano molto diversi. Tomasi di Lampedusa, Silone, Fenoglio. Sono scrittori che sono legati per me ad un’idea di sud.</p>
<p><strong>Da cosa si riconosce uno scrittore meridionale?</strong></p>
<p>Si riconosce dal suono. Dalla musica della lingua.</p>
<p><strong>E tu che lavoro fai in proposito?</strong></p>
<p>Io lavoro molto sulla sintassi. Curo la costruzione della frase. Più che soffermarmi sul lessico o sulle inflessioni dialettali, cerco di caratterizzare la lingua italiana e di farlo senza l’utilizzo del dialetto. Non c’è bisogno di scrivere in dialetto per avere un effetto maggiore di realtà, si può riprodurre il suono di una lingua, rimanendo nei confini dell’italiano.</p>
<p><strong>Sei un esordiente non giovanissimo, hai superato i 40, rimpianti per non averci provato prima?</strong></p>
<p>In realtà il primo romanzo è nel mio cassetto. Nessuno l’ha letto e non l’ho mai proposto a nessun editore. E sono contento che sia così, perché ci sono dentro gli “effetti speciali”, e un certo autobiografismo: le ingenuità di uno scrittore ancora non maturo. Sono arrivato in libreria con un libro che mi rappresenta.</p>
<p><strong>Torniamo alla lavorazione del testo. Che interventi di editing sono stai fatti?</strong></p>
<p>L’editing è stato soprattutto di indirizzo. Visto che il testo era fatto di piccoli capitoli. Mi hanno consigliato di fare una sinossi di uno due righe di ognuno, per avere un quadro complessivo più ordinato,  eliminare le ripetizioni, e mettere l’accento sulle cose che interessavano la storia e dovevano essere rimarcate.</p>
<p><strong>E come è cambiato il testo?</strong></p>
<p>Si è scorciato di 10 pagine. Ma non ho toccato la scrittura. Ho tolto qualche capitolo.</p>
<p><strong>Stai scrivendo un nuovo romanzo?</strong></p>
<p>Non sono uno che scrive molto. Devo i<em>ncubare</em>. Ci ho messo due anni a scrivere questo libro, e solo cinque mesi per buttarlo giù. Il periodo di incubazione è piuttosto lungo e dispendioso.</p>
<p><strong>Come scrivi?</strong></p>
<p>Scrivo a mano. Sui fogli bianchi e penne, di cui sono collezionista.</p>
<p>Non riesco ad interfacciarmi al computer. Sempre Ballard, diceva che il computer ti tiene connesso solo alle righe visualizzate. Io ho bisogno di più spazio, dei margini, di muovermi all’interno del testo con maggiore libertà.</p>
<p><strong>E quando?</strong></p>
<p>Tutte le sere, dopo cena. Per due ore. La sera le difese sono annullate, e puoi essere dominato dalle parole e le immagini.</p>
<p><strong>Allora ci vediamo tra due anni per leggere il frutto della prossima <em>incubazione</em>?</strong></p>
<p>Qualcosa sto pensando. Gli anni 80 per la mia generazione sono stati durissimi. Parlo di quella generazione che è scappata, ed è immigrata al nord. Questo conflitto non risolto tra la terra d’origine e il luogo in cui viviamo, viste le cose successe in quegli anni, è molto fertile.</p>
<p>Certamente bisogna ancora scrivere delle cose.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.luminol.it/luminol/2010/06/locchio-di-porco-intervista-a-piero-calo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I diavoli di via Padova, di Matteo Speroni</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2010/05/i-diavoli-di-via-padova-di-matteo-speroni/</link>
		<comments>http://www.luminol.it/luminol/2010/05/i-diavoli-di-via-padova-di-matteo-speroni/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 May 2010 08:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.luminol.it/luminol/?p=285</guid>
		<description><![CDATA[Scale, portone, tasto, scossone, strada. L’universo di Telesio, che tutti chiamano Tes, è racchiuso in queste cinque semplici parole. «L’unica cosa che sto facendo è invecchiare». Dopo aver dato di matto qualche anno prima, infatti Tes vive con una piccola rendita dei genitori e passa le sue lunghe giornate senza far nulla a via Padova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.bandashop.it/products_img/92/135.jpg" alt="" width="419" height="640" />Scale, portone, tasto, scossone, strada. L’universo di Telesio, che tutti chiamano Tes, è racchiuso in queste cinque semplici parole.</p>
<p>«L’unica cosa che sto facendo è invecchiare». Dopo aver dato di matto qualche anno prima, infatti Tes vive con una piccola rendita dei genitori e passa le sue lunghe giornate senza far nulla a via Padova a Milano e per le vie che la circondano. «Ho bisogno di stare in mezzo alla gente senza starci. Distrazioni, ho bisogno di distrazioni continue, di galleggiare nel mondo come in uno zoo perenne, senza gabbie e senza confini»</p>
<p><em><a href="http://www.bandashop.it/product.php?id=92&amp;pos=3">I diavoli di via Padova</a></em> romanzo d’esordio di Matteo Speroni è dunque «una turbina di storie, un vortice lento che permette di guardarle una a una mentre girano attorno, finché non svaniscono come coriandoli nel vento». Una cruda commedia umana popolata da immigrati e droga, lavoro sporco, alcol e miseria, violenza e disperazione: tutto in presa diretta, senza fronzoli e giudizi morali.<span id="more-285"></span></p>
<p>Un libro scritto con il linguaggio della cronaca, in una forma piana, vicina al grado zero, nel quale il lettore scivola velocemente così da restare, forse in maniera fin troppo prevedibile e monocorde, invischiato «in un’ordinaria fogna umana».</p>
<p>Il racconto di Speroni è in sostanza come un occhio rotante che guarda con insistenza all’attualità cronachistica e ammonisce di come: «Una città scompare quando la sua gente scompare. Non è vero che può morire il corpo e sopravvivere l’anima. Per quello che so, ho soltanto visto morire anime in corpi che sopravvivono».</p>
<p><strong>Matteo Speroni</strong> è giornalista professionista e attualmente lavora per la cronaca di Milano al <em>Corriere della sera</em>. Laureato in Filosofia, ha iniziato a occuparsi di giornalismo sociale alla fine degli anni Ottanta con inchieste su mafia, droga e immigrazione. Da vent’anni vive in via dei Transiti, all’angolo con via Padova. <em>I diavoli di via Padova</em> è il suo primo romanzo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.luminol.it/luminol/2010/05/i-diavoli-di-via-padova-di-matteo-speroni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mio padre era bellissimo, di Francesco Savio</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/mio-padre-era-bellissimo-di-francesco-savio/</link>
		<comments>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/mio-padre-era-bellissimo-di-francesco-savio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 08:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.luminol.it/luminol/?p=281</guid>
		<description><![CDATA[Nicola ha solo nove anni quando suo padre Guerrino, da tempo malato e costretto al letto, muore. Lui non è ancora che un bambino; passa le sue giornate a fantasticare di vincere il Giro d’Italia e a pedalare sulla sua bicicletta per il quartiere, a giocare a calcio con gli amici o dentro casa sognando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://libereditor.files.wordpress.com/2010/02/francesco-savio.jpg" alt="" width="220" height="352" />Nicola ha solo nove anni quando suo padre Guerrino, da tempo malato e costretto al letto, muore. Lui non è ancora che un bambino; passa le sue giornate a fantasticare di vincere il Giro d’Italia e a pedalare sulla sua bicicletta per il quartiere, a giocare a calcio con gli amici o dentro casa sognando un giorno di diventare più forte di Michel Platini, e di sfuggire al monotono destino di fare il materassaio, erede di suo padre e aiuto per la madre Leonilde e Camilla, la sorella.</p>
<p>Nasce così <em><a href="http://www.italicpequod.org/savio.html">Mio padre era bellissimo</a></em>, romanzo d’esordio di Francesco Savio, storia di una educazione domestica in piena regola che si fa ben presto un avvincente viaggio nell’amore di un figlio filtrato attraverso i ricordi. L’assenza, l’abisso della morte, la «biligornia» per un rapporto consumato in fretta e finito troppo presto, visti però con il candore e la lucidità spietata di un bambino che ancora non vuole rinunciare ai propri sogni.<span id="more-281"></span></p>
<p>I flashback familiari, le fughe e i saliscendi, le impressioni di vita in presa diretta, diventano dunque la voce di Nicola, le piastrelle di una vita per la quale le parole sono diventate troppo strette, ed escono con fatica come quelle a tratti balbuzienti del giovane protagonista: «Ma perché le persone morte restavano incastrate dentro le fotografie? Perché quando una persona non c’era più non se ne andavano via con lei? Sarebbe stato meglio. Ci volevano delle forbici per ritagliare via la persone morte dalle fotografie. Sarebbe stato tutto meno doloroso».</p>
<p>Tema dunque difficile quello con cui si confronta Savio, che però riesce nel proponimento di mostrarci l’irruzione della morte nella vita di chi ancora non ha avuto modo di chiedersi bene cosa sia. Lo fa servendosi di uno stile che in più di un tratto può ricordare quello di Cristiano Cavina, ma con una levità più <em>letteraria</em> e al tempo stesso un senso dolente dell’esistenza, perché,  in fondo «[…]senza sacrifici non si realizzano i propri sogni».</p>
<p><strong>Francesco Savio</strong> è nato nel 1974 a Brescia. Ha esordito nell’antologia <em>Dylan revisited</em> (Manni, 2008) con il racconto <em>Passi falsi</em>. <em>Mio padre era bellissimo</em> è il suo primo romanzo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/mio-padre-era-bellissimo-di-francesco-savio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Remo contro, di Enzo Gianmaria Napolillo</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/remo-contro-di-enzo-gianmaria-napolillo/</link>
		<comments>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/remo-contro-di-enzo-gianmaria-napolillo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 13:11:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Trabalzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.luminol.it/luminol/?p=277</guid>
		<description><![CDATA[A quasi trent’anni Remo sembra essere insoddisfatto di tutto: la città dove vive – una Milano fredda e inospitale – la sua vita, la famiglia, l’ufficio, la sua ordinaria relazione con Lara. L’età adulta con le sue responsabilità sembra volerlo costringere a scelte obbligate, mentre lui vorrebbe poter cominciare a vivere davvero, a remare contro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://scrignoletterario.it/files/images/Remo%20Contro.img_assist_custom.jpg" alt="" width="209" height="309" />A quasi trent’anni Remo sembra essere insoddisfatto di tutto: la città dove vive – una Milano fredda e inospitale – la sua vita, la famiglia, l’ufficio, la sua ordinaria relazione con Lara. L’età adulta con le sue responsabilità sembra volerlo costringere a scelte obbligate, mentre lui vorrebbe poter cominciare a vivere davvero, a <em><a href="http://www.pendragon.it/libro.do?id=1176">remare contro</a></em>, a rischiare in prima persona per non perdersi nell’anonimato della corrente.</p>
<p>Remo non è più e non è ancora, sceglie la sicurezza ma la sente come un cappio. La sua vicenda e le sue angosce intercettano bene il malessere dei trentenni di oggi, adolescenti già vecchi, prodotti di una società che li vuole sempre giovani ma inquadrati, anche nell’ovvietà del loro vittimismo che non vede o non vuole vedere vie d’uscita.<span id="more-277"></span></p>
<p>Napolillo con <em>Remo contro</em> racconta dunque una storia intima e lancinante che è sostanzialmente un romanzo di formazione sulla fatica di diventare adulti. Una parabola spietata e non retorica, che sa evitare la ripetitività alternando diversi punti di vista con squarci di inaspettato lirismo.</p>
<p>Un esordio che lascia quindi ben sperare, e che cerca di raccontare al meglio una vita come tante in questi nostri anni zero, la voce sbilenca di una generazione da non invidiare neanche un po’.</p>
<p><strong>Enzo Gianmaria Napolillo</strong> è nato nel 1977 e vive a Saronno. <em>Remo contro</em> è il suo primo romanzo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/remo-contro-di-enzo-gianmaria-napolillo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’infanzia delle cose, di Alessio Arena</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/linfanzia-delle-cose-di-alessio-arena/</link>
		<comments>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/linfanzia-delle-cose-di-alessio-arena/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 06:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Nicosia</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.luminol.it/luminol/?p=264</guid>
		<description><![CDATA[Il corpo di Patrizio Bacioterracino, reo di aver intrattenuto una relazione amorosa con Domenico Cimarosa, un travestito appartenente alla famiglia di camorristi che comanda nel rione Sanità, viene trovato senza vita dentro una macchina a Barra, nella periferia ovest di Napoli. Da questo momento tutta la famiglia Bacioterracino è in pericolo. Così nel cuore della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://files.splinder.com/98ef1b27d6dc3c187329b52339402d44_medium.jpg" alt="" width="353" height="500" />Il corpo di Patrizio Bacioterracino, reo di aver intrattenuto una relazione amorosa con Domenico Cimarosa, un travestito appartenente alla famiglia di camorristi che comanda nel rione Sanità, viene trovato senza vita dentro una macchina a Barra, nella periferia ovest di Napoli. Da questo momento tutta la famiglia Bacioterracino è in pericolo.</p>
<p>Così nel cuore della notte, grazie all’aiuto di Padre Ciccone, consigliere spirituale e mentore musicale del quartiere, il figlio Antonio, assieme la madre, la sorella Erika e lo zio Birra Peroni, lasciano Napoli  per rifugiarsi in Spagna, a Madrid.</p>
<p>Da qui parte il racconto de <em><a href="http://www.mannieditori.it/index_x.asp?contenuto=dettaglio_libri&amp;ID=1312">L’infanzia delle cose</a></em>, romanzo d’esordio di Alessio Arena. A raccontarci la storia di questa fuga è Antonio Bacioterracino, il figlio di Patrizio, anche lui musicista, violinista ad essere precisi, di grande talento.<span id="more-264"></span></p>
<p>I fuggiaschi arrivano a Madrid nel Barrio di Lavapies, dove una piccola comunità di napoletani, innestata in quella dominante di origine gitana, ruota attorno a Il golfo di Napoli di Enrico Castravelli, ristorante e ristoro dell’anima, cantiere metafisico in cui i lavori di ristrutturazione seguiti un incendio che lo ha distrutto, sono incessanti e barocchi.</p>
<p>In questa comunità di immigrati, Antonio vive la sua crescita personale, come nel più classico dei romanzi di formazione, e misura la distanza dal passato, come se crescere fosse accorgersi che le cose restano dietro di noi, cambiano e ci lasciano: «Quando a uno gli dà l’infanzia di una cosa significa che quella cosa la vede diversa da com’è, la vede come era una volta, prima di essere così».</p>
<p>Arena si dimostra uno scrittore dalla grande potenza immaginativa e visiva, capace di trasformare una storia di Camorra, in un’avventura esotica e divertente, soprattutto grazie a una lingua che mescola italiano e dialetto napoletano, che, anche se a volte esagera in figurazioni o costruzioni retoriche, ha comunque il pregio di essere naturale espressione di talento e musicalità.</p>
<p>La trama, invece, è costruita in modo meno puntuale a causa della divisione in capitoli, che penalizza il racconto: per una scrittura così libera sarebbe stata auspicabile una maggiore contestualizzazione, soprattutto  nei flashback.</p>
<p>Rimane comunque una scrittura coraggiosa che sa spaziare dai piccoli particolari come la puzza dei piedi del padre, fino alle scene collettive, con i suoni, le musiche, di una festa in cui si canta e si balla una danza sfarzosa e macabra. Un mondo che non è mai fermo, dove i cani, le famiglie, le passioni e le teste staccate dal corpo se ne vanno per i fatti loro.</p>
<p>Indisciplinato, funambolico, irregolare come tutti i veri talenti.</p>
<p><strong>Alessio Arena, </strong>Napoli, classe 1984. Scrittore e cantante, collabora a varie antologie e a riviste italiane, quali Nuovi Argomenti, Linus e il portale di letteratura Nazione Indiana. Il suo primo romanzo, <em>L’infanzia delle cose </em>ha vinto il premio Giuseppe Giusti Opera Prima.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/linfanzia-delle-cose-di-alessio-arena/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Digestione del personale, di Paolo Cacciolati</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/digestione-del-personale-di-paolo-cacciolati/</link>
		<comments>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/digestione-del-personale-di-paolo-cacciolati/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 11:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pullano</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.luminol.it/luminol/?p=258</guid>
		<description><![CDATA[“La forma è importante, la forma è sostanza”. Non c’è da stupirsi se a pensarla così sia Mirco Michichi, il protagonista di Digestione del personale, un brillante e disonesto imprenditore che ammalia i suoi uditori con massime d’effetto di Machiavelli, Voltaire e Gibran, ma che però non conosce Tabucchi, Wenders e si addormenta davanti ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://3.bp.blogspot.com/_-WHpe2x-iBo/SuLp_Pi6dTI/AAAAAAAAAbQ/yFaasKnqWmQ/s400/IMG_1709.jpg" alt="" width="300" height="400" />“La forma è importante, la forma è sostanza”. Non c’è da stupirsi se a pensarla così sia Mirco Michichi, il protagonista di <em><a href="http://www.tealibri.it/scheda.asp?idlibro=4637">Digestione del personale</a></em>, un brillante e disonesto imprenditore che ammalia i suoi uditori con massime d’effetto di Machiavelli, Voltaire e Gibran, ma che però non conosce Tabucchi, Wenders e si addormenta davanti ai film di Kusturica.</p>
<p>L’inizio del romanzo rappresenta la fine della sua splendida carriera. Senza aver mai dato segni di cedimento, all’improvviso l’imprenditore è crollato sotto il peso dei suoi torbidi affari. Con un gesto inconsulto ha calato la maschera, liberandosi di tutte le sovrastrutture che lo hanno aiutato negli anni nella scalata sociale, e gli hanno permesso di girare per il mondo in abiti eleganti nonché di guardarlo dall’alto del suo suv.<span id="more-258"></span></p>
<p>È solo nel corridoio di un’azienda deserta. I dipendenti e i dirigenti sono andati via da alcune ore e lui aspetta a minuti le donne dell’impresa di pulizia. È abbastanza calmo per essere uno che ha appena ammazzato un uomo.</p>
<p>Mirco Michichi non pensa affatto di scappare, di farla franca, ma aspetta pazientemente d’essere scoperto, e, in attesa che salgano ad arrestarlo, ricorda momenti della sua vita. Tra un ricordo e un altro cerca di inventarsi anche qualcosa da dire per tentare una blanda difesa, per giustificare il suo gesto, con la sola consapevolezza, però, che per una volta non negherà l’evidenza, come ha fatto per tutta la vita.</p>
<p>Con questo bel romanzo, che d’esordio ha veramente poco, Paolo Cacciolati fa una panoramica sul mondo del lavoro, nella quale si scorgono, piccoli, ma proprio piccoli, uomini-lavoratori, che poco hanno degli eroi da romanzo e molto del fantoccio raffigurato in copertina.</p>
<p><strong>Paolo Cacciolati</strong>, è nato nel 1965. Lavora a Torino nel settore industriale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.luminol.it/luminol/2010/04/digestione-del-personale-di-paolo-cacciolati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
