L’ombra del falco, di Pierluigi Porazzi

Tra i rifiuti di una dis­car­ica in una cit­tad­ina del nordest friu­lano viene ritrovato il cada­v­ere di una ragazza. Com­in­cia così L’ombra del falco, thriller d’esordio di Pier­luigi Porazzi. Sin dalle prime righe su ogni cosa, dalle parole fino alle per­sone, si allunga l’ombra ter­ri­f­i­cante di un ser­ial killer, il Tes­chio, che sceglie le sue vit­time fra le ragazze della zona, a cac­cia di corpi come un preda­tore, ma anche sfuggente come un cama­le­onte, capace di mod­i­fi­care il suo modus operandi a sec­onda dei casi di cronaca nera del momento.

Ogni sua azione è una sfida all’ex agente della polizia Alex Nero: vuole met­terlo alla prova, dimostrarne la caratura e al tempo stesso ridi­col­iz­zarlo, ridurlo a una ped­ina, elim­i­narlo. A ogni omi­cidio, il killer fa seguire una let­tera e un dvd dei suoi nuovi cri­m­ini, ind­i­riz­zati appunto a Nero. Ha scelto pro­prio lui per­ché un poliziotto prob­lem­atico, con qualche scheletro nell’armadio e che ha perso sua moglie e sua figlia pro­prio per mano di un altro ser­ial killer del luogo, il Becchino.

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19/04/2010

Non dire madre, di Dora Albanese

Prova d’esordio della gio­vanis­sima Dora Albanese, Non dire madre è anz­i­tutto un’antologia di rac­conti, e pun­tu­al­iz­zarlo non è ozioso, tanto è dif­fi­cile, in prima bat­tuta come a fine let­tura, resistere alla soluzione di trattare la rac­colta come un romanzo omo­ge­neo, le sue sto­rie come una sola vicenda. Ad avvi­cen­darsi lungo i para­grafi sono le vite di donne dis­sim­ili, ann­o­date tutte però alla con­di­visa espe­rienza della mater­nità, tema por­tante di cui le pro­tag­o­niste rap­p­re­sen­tano cias­cuna una pro­pria dec­li­nazione, l’una com­ple­mentare alle altre.

Molte inter­preti per un’unica voce che non sem­bra lim­i­tarsi a nar­rare, ma vive e s’impossessa d’ogni vicenda, come se si trat­tasse, in effetti, di una sola protagonista.

Dietro un’amarezza mono­lit­ica, che alla sot­tile spec­u­lazione sul dolore preferisce il rac­conto diretto del vis­suto, la sua nuda, trag­ica e perfino scon­ve­niente verità.

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13/04/2010

Lo stagno delle gambusie, di Enrico Unterholzner

Geremia è un infor­matico d’azienda cinquan­tenne; scrupoloso, ordi­nato, ogni giorno pun­tuale e di poche parole. Odia le chi­ac­chiere vol­gari dei suoi col­leghi, gli spec­chi – che riflet­tono i cento sette chili del suo goffo corpo –, i gatti, e le mamme impic­cione; una in par­ti­co­lare: la sua, che anche ora che non c’è più lo osses­siona con la eco delle sue parole a ripeter­gli che «lui non era nient’altro che un disadattato».

La vita di Geremia è come lo stagno delle gam­busie. All’apparenza una pozza d’acqua insignif­i­cante, ma se poi ci si china a guardarla bene den­tro, un micro­cosmo auto­suf­fi­ciente, dove il piccolo-grande pro­tag­o­nista che lo anima è ben attento a rip­ulire ogni cosa da veleni e inva­sori esterni.

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23/03/2010

Liberaci dagli sbirri, di Gabriele Reggi

Ste­fano Derzi, pro­tag­o­nista di Lib­eraci dagli sbirri,  è un pro­fes­sore, il «pres­sore». Dalla sua realtà quo­tid­i­ana del Nord Italia si trova cat­a­pul­tato in un Sud ai con­fini del mondo, in un antro remoto che rac­coglie un lembo di uman­ità per la quale il tempo sem­bra essersi fermato.

Si ritrova ad inseg­nare in una scuola di Stim­mate, «la Cat­a­comba», dove i ragazzi vanno a scuola quando vogliono o meglio quando pos­sono: già le ragazze spesso si trovano a dover lavo­rare tutto il giorno nei campi obb­li­gate da capo­rali armati, che non ammet­tono replica. E le donne per indis­cussa abi­tu­dine sono sot­tomesse agli uomini, ai loro istinti. L’intero ter­ri­to­rio sem­bra come avvolto da una forza mis­te­riosa che pare avve­le­narne tutto, persino i fichi che crescono spon­tanei e che sono finiti per diventare «babà».

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16/03/2010

Non dimenticare la rabbia, di Marco Capoccetti Boccia

Non dimen­ti­care la rab­bia solo in apparenza è un libro sul cal­cio: male­d­u­cato, aspro, urlato; istan­ta­nea di una realtà che con­tinua ad offend­erci, affronta un decen­nio, che va dall’89 al ’99, e che non è ancora stato rac­con­tato del tutto, e Marco Capoc­cetti Boc­cia sa farlo con la vivac­ità di chi l’ha vis­suto dall’interno.

Le dod­ici sto­rie che com­pon­gono il libro, sono rac­con­tate con un lin­guag­gio che assec­onda la mate­ria: crudo, capace di donare al let­tore il ritratto di un Paese spac­cato e in perenne con­flitto. Per la mag­gior parte ambi­en­tato nella per­ife­ria romana, mar­gine con­fuso e fer­ito, da cui proviene il pro­tag­o­nista, un gio­vane dici­as­set­tenne ultras.

Ma per lui la curva è una dimen­sione di lotta e di con­tes­tazione, un mondo in cui per esistere bisogna essere sem­pre in prima linea. Tanto è vero che la trasferta a Milano avviene solo per ven­di­care Anto­nio De Falchi ucciso dai tifosi rossoneri nell’ ’89. Capoc­cetti Boc­cia, per­ciò, ci porta in un mondo in cui le città sono bar­ri­cate e gli stadi trincee, e quella della battaglia rap­p­re­senta l’unica strada pos­si­bile per la sopravvivenza.

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09/03/2010