i Cariolanti, di Sacha Naspini
Prima guerra mondiale, Bastiano ha nove anni e si nasconde con la madre e il padre disertore dentro un buco scavato nel bosco della campagna toscana: «ce ne stiamo tutti e tre qui, al buio, in silenzio», racconta Bastiano, «durante il giorno parliamo poco, ci siamo abituati a farlo a fil di voce. Con te lo faccio da dentro, senza muovere la bocca, ma con loro non posso.» É lui il protagonista de i Cariolanti di Sacha Naspini edito per la collana Heros di Elliot.
Dentro quel fosso non è facile sopravvivere, l’indigenza è così forte che, una volta, d’inverno è costretto a mangiare un pezzo della gamba della madre. Al termine della guerra, Bastiano e la sua famiglia cercano di rifarsi una vita, ricostruiscono una casa poco fuori il paese, prendono il cognome Cariolante: ma non basta per avere una dignità, in giro si dice «che mangiano i gatti». Bastiano cresce ma parla poco, sembra ritardato, trova lavoro come garzone dello stalliere e una ragazza si invaghisce di lui. Il peggio sembra passato, e invece arrivano altre atrocità sulla quale l’autore, in qualche punto della narrazione, indugia eccessivamante.
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Recensione di Flavio Santi, tratta dalla rubrica dei libri da Gli Altri, il nuovo settimanale diretto da Pietro Sansonetti, del 12 febbraio 2010.
Chissà se nel titolo del suo romanzo d’esordio (un proverbio greco tratto dal Fedro di Platone),
Il bel libro d’esordio del quarantaseienne piemontese Stefano Quaglia,