Humus, di Enrico Miceli

«[…] Tra Hitler e Cristo, nessuna differenza. Materia in decomposizione. Né più né meno. Fango che si scioglie come un acido sotto la lingua, ecco cosa siamo. Siamo solo un granello di disgustoso, sporco, umido, ripugnante e fottutamente fertile terriccio. Siamo fango organico. Humus. Niente di più».
Questo è l’assurda terra di nessuno nella quale si trovano a brulicare i personaggi e le storie di Humus, romanzo d’esordio del trentenne scrittore cosentino Enrico Miceli.
Sergio Panfili è un delinquente con la passione per le droghe sintetiche (le paste, come le chiama lui) e il grilletto facile. Ha uno zigomo sfregiato e con altri otto esami sarebbe potuto diventare un medico. Passa le giornate nel suo appartamento assieme a Carla, la sua compagna di droghe «che ha l’alito che le sa di cazzo, la faccia d’angelo e il corpo da cinghiale». La sua voce fa da contrappunto alle vicende del protagonista e voce narrante, Federico Zolfanelli. Il compare di malaffare di quest’ultimo invece si chiama Pier: i due si conoscono da anni e sono entrambi dei perdenti che cercano sempre di tenersi almeno a galla, in continuo bilico tra crudeltà e vizi.
Un bel giorno, Walter, un grosso delinquente che detta legge in città, affida loro un compito assai delicato:fare dei lavori di giardinaggio un po’ particolare nelle ville di alcuni suoi influenti amici. Inizia così una lenta quanto inesorabile discesa agli inferi nella quale qualsiasi evento, anche il più orribile, assume le sembianze di una cosa da ridere, come in un grottesco luna park.
Tra Federico e Pier poi, come in ogni storia che si rispetti, si va ad insinuare una donna, Erika: all’apparenza solo una bella e innocua studentessa universitaria, nei fatti il vero e proprio innesco di una serie di reazioni a catena che finiranno per costituire proprio la nervatura del romanzo.
Scritto con un linguaggio piano e una costruzione a scene (paragrafi brevi e numerosi), dal taglio volutamente cinematografico, Humus nonostante diverse concessioni a dialoghi un poco approssimativi, qualche lungaggine e l’uso di alcuni artefici narrativi non sempre particolarmente funzionali (come ad esempio la ripetizione attualizzante del nome del protagonista quasi ad ogni inizio paragrafo), vince sostanzialmente la sua sfida, quella del romanzo thriller, e cioè incuriosire il lettore e tenerlo incollato alla pagina: e non è affatto cosa da poco.
Enrico Miceli è nato a Cosenza nel 1980, vive a Torino, dove lavora come giornalista e consulente editoriale. Ha esordito sulla rivista “Linus” con il racconto Formiche rosse. Humus è il suo primo romanzo.
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Venerdì 11 giugno alle ore 19, presso la b>gallery, piazza di S. Cecilia 16 (trastevere), ci sarà la presentazione di