Studio illegale – Duchesne
«Stamattina mi sono svegliato. Mi sono svegliato già dentro al lavoro. Il lavoro. Ti ha in pugno», così inizia Il lercio di Irvine Welsh, che a dire la verità, per tono, plot e per linguaggio, è davvero molto lontano da Studio illegale di Duchesne (alias Federico Baccomo), edito da Marsilio, eppure sarebbe l’incipit ideale anche per quest’ultimo.
La trama si riassume in poche righe: in uno studio (il)legale di Milano, Andrea, protagonista e voce narrante del libro, «è un avvocato d’affari […] la sola formula che mi permette di uscire indenne da qualunque domanda sulla mia professione […]. Perché io, sfortunatamente, non so davvero fare un cazzo».
Ma nonostante questo, Andrea è uno che si dà da fare, o meglio: è uno a cui danno veramente un sacco da fare. Infatti, mentre i capi si sollazzano con cene e incontri infiniti, tutto il lavoro, quello vero, viene catapultato sulle spalle di Andrea che fa quel che può e, in generale, bisogna ammetterlo, se la cava anche piuttosto bene. Non sopporta molto bene, invece, il peso delle responsabilità, ma con il tempo (anche se non ci scommetterei poi molto) a questo ci si abitua; non ci si abitua per niente, invece, allo stress prodotto dal super-lavoro.
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