Non è successo niente — Giuseppe Aloe
Liquidare un libro secondo il genere è la smania frequente del recensore, quasi un istinto omicida. E irresistibile, almeno prima facie, è la tentazione d’incollare al romanzo di Giuseppe Aloe l’etichetta di giallo psicologico e accontentarsene.
Protagonista della storia è l’ex direttore di un istituto di igiene mentale, ottantenne in pensione richiamato a collaborare per un caso urgente: l’improvvisa strage di sei pazienti (e un gatto) fra le mura dove ha lavorato per vent’anni. Si avviano così due piste d’indagine distinte. Quella ufficiale, razionale e probatoria, affidata a un commissario che fa i conti col terreno sdrucciolevole della follia. L’altra invece condotta dal vecchio medico, come un’ermeneutica dei segni, del delirio e delle psicosi, lo porta a ridestare i demoni del proprio passato e a ricercare nelle pagine di Perrault l’insospettabile mandante del delitto. Un giallo psicologico, appunto.
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