<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>luminol.it &#187; figli</title>
	<atom:link href="http://www.luminol.it/luminol/tag/figli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.luminol.it/luminol</link>
	<description>il blog degli esordienti</description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Feb 2012 17:00:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Il letto di formiche – Donato Dallavalle</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2009/09/il-letto-di-formiche-%e2%80%93-donato-dallavalle/</link>
		<comments>http://www.luminol.it/luminol/2009/09/il-letto-di-formiche-%e2%80%93-donato-dallavalle/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 17:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[formiche]]></category>
		<category><![CDATA[galera]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://208.73.33.35/~luminol/luminol/?p=43</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://files.splinder.com/6bf4146f87dd5caff2b76b48c91db65a.jpg" alt="" width="308" height="500" />Le formiche esplorano, si fanno strada nel tempo e nei muri, indicano sentieri, scoprono segreti inconfessati, masticano cadaveri, consumano anni e chilometri: non rimane che seguirle, «portano sempre in posti interessanti». Ex terrorista di secondo piano – il solo membro del fatiscente gruppo Puma 08 ad essere finito in galera –, Emilio sconta la pena per un rapimento politico di risibile conto, terminato tuttavia in tragedia. Detenuto adesso in semi libertà, operaio in fabbrica di giorno e carcerato di notte, ottiene un permesso per far visita alla cognata Anna e dare l’addio al fratello Angelo – ex compagno di lotta – morto in circostanze ancora non chiare.</p>
<p>Ad accompagnarlo nel viaggio, come negli anni di carcere, nel sonno e nella veglia, è il ricordo vivido della nipote Lucia (figlia di Angelo e Anna) e del loro rapporto morboso, quando ancora era una bambina, in bilico tra la storia d’amore proibita e la pura ossessione. Isolata in quello che prima era il rifugio del loro gruppo, poi ristorante e ormai sola dimora decadente, in una campagna dove i tedeschi davano la caccia ai partigiani, Anna lo aspetta per prepararlo a verità che cambieranno più volte, e cui Emilio darà poco a poco un significato, scavando nella terra, nella memoria e nelle viscere di carcasse ancora fresche, tentando di scontare ad un tempo più pene, come in un delirio.</p>
<p><span id="more-43"></span>Virando continuamente dalla realtà immaginata a quella vissuta, Emilio è protagonista monotetico, prigione di sé. Soltanto la fiaba su cui lavora da anni e che un tempo avrebbe desiderato proporre a qualche editore, lo tiene ancora labilmente legato al mondo esterno, altrimenti inesistente, vacuo, irrimediabilmente distorto</p>
<p>Il racconto della fiaba, del presente con Anna e i ricordi del passato militante con l’amore per Lucia, danno vita ad un percorso triplice, dove ogni traccia intrapresa terminerà in amara soluzione, e soltanto la storia di Smeralda (la protagonista della fiaba) troverà un autentico compimento. «[…] miscela strana, prigioniero politico e bambini, carcere e favole». Una narrazione sonnambula, reale come onirica, dove poco importa se a decidere siano il sogno, l’allucinazione o la cronaca dei crudi fatti. Quella che alimenta la storia è una combustione che non fa distinzioni. La prosa è pulita, essenziale, e a discapito della gravità dei temi corre veloce e lieve, propulsa da un linguaggio che si concentra sui dettagli primari della terra, dell’odore e del sangue, mentre l’intero palcoscenico è altrettanto scarno, minimale, come in una pièce teatrale grottesca e nera, senza possibilità di fughe gioiose o di espiazione, ma solo di rimpianto, di simulazione avvelenata.</p>
<p><strong>Nota biografica</strong><br />
<strong>Donato Dallavalle</strong> è nato a Piacenza nel 1979. Ha collaborato con alcuni quotidiani locali e svolto attività lavorative molto diverse. Diplomato alla Scuola del Cinema di Milano, ha frequentato il laboratorio di Marco Bellocchio. Per Sky è stato inviato ai festival del cinema di Cannes, Venezia e Taormina. Ha scritto alcuni cortometraggi e tuttora collabora come autore con Sky Cinema. Il letto di formiche è il suo primo romanzo.</p>
<p><strong>Nota editoriale<br />
</strong>excelsior 1881 2009 (Acquario)<br />
pp. 152<br />
€ 12,50<br />
ISBN: 978–88-6158–091-6</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.luminol.it/luminol/2009/09/il-letto-di-formiche-%e2%80%93-donato-dallavalle/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tu che te ne andrai ovunque – Ilaria Rossetti</title>
		<link>http://www.luminol.it/luminol/2009/04/tu-che-te-ne-andrai-ovunque-%e2%80%93-ilaria-rossetti/</link>
		<comments>http://www.luminol.it/luminol/2009/04/tu-che-te-ne-andrai-ovunque-%e2%80%93-ilaria-rossetti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 16:55:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[abbondono]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[padre]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://208.73.33.35/~luminol/luminol/?p=39</guid>
		<description><![CDATA[Citazione del verso conclusivo di À une raison di Rimbaud, Tu che te ne andrai ovunque è la formula dominante del romanzo d’esordio di Ilaria Rossetti, denominatore comune dei personaggi, leitmotiv a base di abbandoni e distacchi, in derive incessantemente traumatiche che pongono al centro il rapporto tra padri e figli. Sviluppato nell’arco di un’unica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Citazione del verso conclusivo di À une raison di Rimbaud, Tu che te ne andrai ovunque è la formula dominante del romanzo d’esordio di Ilaria Rossetti, denominatore comune dei personaggi, leitmotiv a base di abbandoni e distacchi, in derive incessantemente traumatiche che pongono al centro il rapporto tra padri e figli. Sviluppato nell’arco di un’unica giornata milanese, in un maggio diafano e insolitamente afoso, tre voci raccontano la propria storia, mentre ognuna s’intreccia con l’altra. Nico è scontato professore liceale di italiano, disilluso, inadatto, aggiogato al ricordo del padre (misteriosamente scomparso anni prima) e condannato a scontare un rancore d’infanzia mai risolto; sua sorella Eva, violinista per matrimoni, stende una lunga lettera per l’uomo che ama, nel tentativo estremo di ricominciare una vita insieme, nonostante tutto; Argo, venditore porta a porta insoddisfatto, anche lui segnato da un passato doloroso, saltuariamente sostituisce il prete della chiesa di quartiere per arrotondare di cento euro al mese, dietro mentite spoglie che si estendono ben oltre la finta tonaca, in una vita interamente di riflesso, mai davvero sua.<span id="more-39"></span> Una pila di libri bruciata in aula, il colpo di un revolver e l’arrivo di Ari – una bambina con uno zaino inviolabile sulle spalle – danno inizio a un romanzo ad orologeria, un complicato susseguirsi di coincidenze dove le vite dei protagonisti, fino a quel secondo sospese, inespresse nella loro statica insoddisfazione, trovano l’innesco per precipitare verso un finale che, se non restituirà loro altro che la verità, finirà comunque per segnare un passaggio profondo e l’ennesimo trauma. Sfondo contemporaneo, un confronto solo tratteggiato fra cultura occidentale e islamica, dove quest’ultima fornisce indirettamente le due trovate drammatiche che segnano l’inizio e la fine del libro, non senza qualche azzardo. Di una tenuta non sempre all’altezza, la complessità dell’intreccio non compensa una prevedibilità piuttosto lineare. Si riceve l’impressione che le coincidenze siano troppe, ognuna esageratamente funzionale ad un finale a sorpresa che, proprio per questo, non sorprende molto. Riconoscibile è lo sforzo di generare tensioni destinate a detonare solo alla fine, salvo nascere, talvolta, soffocate già in partenza. Una scrittura educata, corretta, ma non ancora a fuoco, poco incisiva. Non convincono in particolare i dialoghi sbrigativi e contestualmente poco plausibili, incapaci di gettare vera luce sulla profondità solo sfiorata dei protagonisti. In tal senso, l’intero romanzo pare costantemente schiacciato dall’onere di promettere molto e la capacità di mantenere poco. Ha un sapore acerbo e promettente, gradevole negli intenti ma nella sostanza ancora in nuce; un testo che dilapida espedienti e risparmia in sospensione della credulità. Restano il coraggio di una trama ambiziosa, l’aver colto l’oggetto e il tema, ma l’esito suona di traguardo mancato, depositandosi solo sulla superficie e non avvicinando appieno la portata ambita e annunciata. Concesse le attenuanti d’esordio e la giovane età dell’autrice, il banco di prova può dirsi superato, sia pure con qualche doverosa riserva.</p>
<p><strong>Nota biografica</strong><br />
<strong>Ilaria Rossetti</strong> è nata a Lodi nel 1987. Premio Subway 2006, nel 2007 conquista il premio Campiello Giovani con il racconto La leggerezza del rumore e nel 2008 il premio LOGOS indetto dalla Giulio Perrone Editore.</p>
<p><strong>Nota editoriali</strong><br />
Giulio Perrone Editore 2009<br />
pp. 288<br />
€ 15,00<br />
ISBN: 978–88-6004–140-1</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.luminol.it/luminol/2009/04/tu-che-te-ne-andrai-ovunque-%e2%80%93-ilaria-rossetti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

