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	<title>luminol.it &#187; galera</title>
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		<title>Il letto di formiche – Donato Dallavalle</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 17:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Grassi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://files.splinder.com/6bf4146f87dd5caff2b76b48c91db65a.jpg" alt="" width="308" height="500" />Le formiche esplorano, si fanno strada nel tempo e nei muri, indicano sentieri, scoprono segreti inconfessati, masticano cadaveri, consumano anni e chilometri: non rimane che seguirle, «portano sempre in posti interessanti». Ex terrorista di secondo piano – il solo membro del fatiscente gruppo Puma 08 ad essere finito in galera –, Emilio sconta la pena per un rapimento politico di risibile conto, terminato tuttavia in tragedia. Detenuto adesso in semi libertà, operaio in fabbrica di giorno e carcerato di notte, ottiene un permesso per far visita alla cognata Anna e dare l’addio al fratello Angelo – ex compagno di lotta – morto in circostanze ancora non chiare.</p>
<p>Ad accompagnarlo nel viaggio, come negli anni di carcere, nel sonno e nella veglia, è il ricordo vivido della nipote Lucia (figlia di Angelo e Anna) e del loro rapporto morboso, quando ancora era una bambina, in bilico tra la storia d’amore proibita e la pura ossessione. Isolata in quello che prima era il rifugio del loro gruppo, poi ristorante e ormai sola dimora decadente, in una campagna dove i tedeschi davano la caccia ai partigiani, Anna lo aspetta per prepararlo a verità che cambieranno più volte, e cui Emilio darà poco a poco un significato, scavando nella terra, nella memoria e nelle viscere di carcasse ancora fresche, tentando di scontare ad un tempo più pene, come in un delirio.</p>
<p><span id="more-43"></span>Virando continuamente dalla realtà immaginata a quella vissuta, Emilio è protagonista monotetico, prigione di sé. Soltanto la fiaba su cui lavora da anni e che un tempo avrebbe desiderato proporre a qualche editore, lo tiene ancora labilmente legato al mondo esterno, altrimenti inesistente, vacuo, irrimediabilmente distorto</p>
<p>Il racconto della fiaba, del presente con Anna e i ricordi del passato militante con l’amore per Lucia, danno vita ad un percorso triplice, dove ogni traccia intrapresa terminerà in amara soluzione, e soltanto la storia di Smeralda (la protagonista della fiaba) troverà un autentico compimento. «[…] miscela strana, prigioniero politico e bambini, carcere e favole». Una narrazione sonnambula, reale come onirica, dove poco importa se a decidere siano il sogno, l’allucinazione o la cronaca dei crudi fatti. Quella che alimenta la storia è una combustione che non fa distinzioni. La prosa è pulita, essenziale, e a discapito della gravità dei temi corre veloce e lieve, propulsa da un linguaggio che si concentra sui dettagli primari della terra, dell’odore e del sangue, mentre l’intero palcoscenico è altrettanto scarno, minimale, come in una pièce teatrale grottesca e nera, senza possibilità di fughe gioiose o di espiazione, ma solo di rimpianto, di simulazione avvelenata.</p>
<p><strong>Nota biografica</strong><br />
<strong>Donato Dallavalle</strong> è nato a Piacenza nel 1979. Ha collaborato con alcuni quotidiani locali e svolto attività lavorative molto diverse. Diplomato alla Scuola del Cinema di Milano, ha frequentato il laboratorio di Marco Bellocchio. Per Sky è stato inviato ai festival del cinema di Cannes, Venezia e Taormina. Ha scritto alcuni cortometraggi e tuttora collabora come autore con Sky Cinema. Il letto di formiche è il suo primo romanzo.</p>
<p><strong>Nota editoriale<br />
</strong>excelsior 1881 2009 (Acquario)<br />
pp. 152<br />
€ 12,50<br />
ISBN: 978–88-6158–091-6</p>
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