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	<title>luminol.it &#187; intreccio</title>
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		<title>Mia sorella è una foca monaca – Christian Frascella</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 16:37:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>
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		<category><![CDATA[trama]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>È possibile leggere Mia sorella è una foca monaca senza la zavorra catramosa dei paragoni con lo stile narrativo di un John Fante o di un J.D. Salinger? Io ci ho provato e spero, in un certo senso, di avergli così riservato un trattamento più veritiero e a fuoco. In questo suo esordio Frascella mette subito in chiaro come la sua sia una scrittura d’intreccio, fondata su una trama solida, su personaggi sostanziosi e intessuta di cose, avvenimenti e sensazioni. Il suo protagonista è un ragazzo diciassettenne, con tutte le sue contraddizioni; un giovane fragile e sbruffone, indifeso e arrogante assieme. La sua famiglia è una sorta di zoo umano: un padre quasi alcolista detto “il Capo”, una sorella servile e bigotta, la “Foca Monaca” del titolo, e una madre fuggita ormai da diversi anni col tizio della vicina pompa di benzina.<span id="more-33"></span> Il confronto con la figura del padre sfaccendato e un certo ricorso a termini acquisiti dal traduttorese quali «sbevazzare» e «restarci secco» puntellano un flusso narrativo per lunghi tratti felice, con parsimoniosi picchi in cui la scrittura si fa volutamente pirotecnica. I dialoghi, pur con delle oscillazioni di verosimiglianza, sono sicuramente un momento forte, potente, talvolta irresistibile del romanzo. Il lavoro in fabbrica, al di là di voli pindarici su un ricercato inserto narrativo-sociologico, è invece soprattutto un arteficio narrativo, una situazione che riproduce in parallelo, e con un’esteriorità di efficienza, l’improvvisata e disarmante catena di montaggio emozionale rappresentata dalla famiglia del protagonista. E proprio la parte del lavoro seriale alla Trak, anche se ben scritta, è quella che sicuramente si legge con un minor senso di fluidità narrativa. La lingua che usa Frascella ha dei buoni tratteggi, è fortemente fusa al senso vivo del suo raccontare e l’uso misurato di parole come «rubizzo», «saccagnarlo», «pencolanti» o il ricorrente «cristonando» fanno perdonare anche passaggi come «gelo-incazzuso» o «impanicati». Il protagonista di Mia sorella è una foca monaca, un buffo perdente di talento, quasi un fumetto, ci fa sorridere quando dice che: «crede solo in se stesso e nell’enorme potere della sua sensualità», per certi versi somiglia all’Ignatius Reilly di John Kennedy Toole, ma il suo delirio immaginifico non ha i tratti dell’epicità. Anche il dolore, l’umiliazione, la malinconia durano un attimo e poi vengono dissimulati. Le frequenti citazioni cinematografiche, e gli stessi riferimenti alla storia che si svolge a dispetto degli uomini e delle loro miserie, sono spesso un rifugio, una scorciatoia comoda dove far fluire il proprio contraddittorio pensiero. Eppure, o proprio per questo, nonostante un finale abbastanza prevedibile e che si lascia immaginare quasi scandito in sequenze cinematografiche, si fa fatica a staccarsi da queste pagine, si smette con nostalgia di abitare la vita di questo diciassettenne raccontaballe che recita da mezz’ala del Toro e pensa come un trentenne. E l’ultima cosa che sembra davvero interessarci è proprio sapere dov’è che vada la verità.</p>
<p><strong>Note biografiche</strong><br />
<strong>Christian Frascella</strong> è nato nel 1973 a Torino dove vive e lavora. Ex militare nel Genio Ferrovieri, ex operaio di fabbrica (esperienza di cui scriverà), attualmente impiegato in un call center (esperienza di cui non scriverà, altrimenti lo licenziano), nel tempo libero cura il suo blog christianfrascella.wordpress.com. Dice di essere più o meno sposato. Mia sorella è una foca monaca è il suo primo romanzo. </p>
<p><strong>Note editoriali<br />
</strong>Edizioni Fazi 2009 (Le vele)<br />
pp. 289<br />
€ 17,50<br />
ISBN: 978–88-81–12986-7</p>
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