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	<title>luminol.it &#187; pianura</title>
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		<title>Savana Padana – Matteo Righetto</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 16:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Santis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://grafemi.files.wordpress.com/2009/12/savana-padana.jpg" alt="" width="200" height="315" />Il libro d’esordio di Matteo Righetto, sin dalla sua veste grafica e dalle sue dimensioni si presenta come un’opera agile, definita e compatta. E primizia di quel movimento tutto italiano e autodefinitosi Sugarpulp, di cui Righetto è uno dei creatori. Affondare le proprie radici nella natura fiera e selvaggia del Nordest, una terra epica, per certi aspetti ancora arcaica, e che tuttavia ha saputo assecondare i processi di una modernizzazione necessaria e perseguita, talora, anche impietosamente.</p>
<p>Storie per cuori forti che pulsano a duecento all’ora, storie rabbiose, slabbrate, dense di humor nero e paradossi. Girandole impazzite, pastiche di piombo e noir, di tradimenti e follie, per una celebrazione anfetaminica di quella terra e di quella realtà sociale unica che è il Nordest, la Bassa, la grande Pianura Padana.</p>
<p><span id="more-26"></span>È proprio questa enorme, sontuosa ossessione per la terra, per questa terra, a muovere tutta la narrazione di Savana Padana, in una Padova catramosa, dall’«afa adesiva», terra di ricchi («gagiò») e di Brancamenta bevuti caldi. L’autore, in un incalzare di capitoli brevi e incisivi, punteggiati di continuo dal dialetto locale nelle sue forme più triviali e popolane, attinge a piene mani dai luoghi comuni del noir e del pulp, riletti però in ottica padana. C’è, inevitabile, la cocaina («fuffa»), c’è il sacro e il profano, la delinquenza e Sant’Antonio patrono, il bar storico e l’avvento dei cinesi, la malavita locale e gli zingari senza radici; cibo, parole, l’epica delle piccole cose, e anche il sangue. Righetto inquadra e taglia le sue scene in modo volutamente cinematografico, e radica le sue visioni in un uso generoso delle figure retoriche e in una lingua volgare, diretta, scabrosa, schiaffeggiante. Non mancano tratti in cui si lascia prendere la mano, in cui calca in modo quasi parossistico, mentre è interessante l’incursione che si concede nell’osservazione da vicino del mondo gitano inurbato, sia pur con alcuni passaggi a vuoto, ed eventi e reazioni talvolta un poco forzati. I personaggi hanno tutti un loro senso narrativo: semplice e lineare; e non può non strappare un sorriso ad esempio il maresciallo Fetente Tommaso, umanissimo carattere sinceramente devoto alla Sambuca, alle prostitute di colore e a Padre Pio. Gli eventi si succedono come in una piccola grande catena di Sant’Antonio, e evolvono con grande profusione di situazioni, complicazioni e caratterizzazioni, fino a svelarsi in una parte conclusiva di forte respiro. Il finale riprende, quasi parola su parola, un dialogo introdotto a mo’ di esca nelle pagine iniziali. C’è un fulmine, tanto narrativamente utile quanto un poco prevedibile, che giunge risolutore, segno di un’improbabile apocalisse. Arriva poi Chen, il boss cinese, a rendere la scena meno scontata e se vogliamo ancora più pulp. E infine c’è, meritata e liberatoria, la schiarita lirica finale, «l’alba di nuovo giorno», che si va ad incarnare nel personaggio di Diamante, il «frocio perso», che coi suoi preziosi dieci chili di cocaina se n’è fuggito per ricominciare daccapo a Milano, evitando così la mattanza. In fondo, ovunque, come dice Toni: «zen dà tuto ramengo!». Sia pur ancora con la presenza di qualche dialogo improbabile, con una linearità degli eventi a tratti ingenua (da telefilm anni Ottanta) e con una certa ingombrante tendenza a spiegare con un tono descrittivo quasi da voce off, in definitiva, matteo Righetto con Savana Padana, dimostra di saper raggiungere il proprio obiettivo narrativo e quindi aspettiamo di poter rilevare sue tracce letterarie per il futuro, magari con una prova ancor più articolata e ambiziosa di questo suo esordio.</p>
<p><strong>Note biografiche</strong><br />
<strong>Matteo Righetto</strong> vive a Padova, dove insegna lettere. Si occupa di letteratura pulp/noir e di letteratura per l’infanzia per la quale è autore di varie pubblicazioni. Tra queste, La Storia dell’Orso, La Cornacchia Bianca e La Rondine e la Nuvoletta (tutte edite da Panda nel 2007). Il suo testo Francigena Strata ha vinto nel 2007 la rassegna teatrale “Piccoli Palcoscenici”.</p>
<p><strong>Note editoriali</strong><br />
Zona 2009<br />
pp. 122<br />
€ 13,00<br />
ISBN: 978–88-6438–008-7</p>
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