Il mio nome è legione – Demetrio Paolin

legione
Gli occhi dell’uomo in copertina sono un’immagine che accompagna lungo tutto il percorso di lettura di questo romanzo d’esordio di Demetrio Paolin. Sono semplicemente le pupille di un uomo o anche lo sguardo letale del demone Legione, volto della natura molteplice del Maligno? Irriducibile e interrogativa è la parabola di Demetrio, giornalista trentenne la cui esistenza traccia un singolare sguardo all’universale, una miracolosa anatomia trascendente, che fluttua ossessiva tra le polarità dell’imperfezione umana. Il protagonista della storia (che si chiama Demetrio come l’autore) inizia a percepire il suo essere una frantumazione del male a partire da un ricordo della sua infanzia: l’urlo cristallizzato di sua madre di fronte alla misteriosa malformazione sessuale del figlio minore, Silvio.
«[…] Nella morte comune ci riconosciamo per quello che siamo, fratelli. La verità della paternità è la fratellanza». Da quel momento in poi il male introduce la sua mente in un labirinto popolato di figure, che sono ossessioni; memorie pubbliche ma soprattutto private. Demetrio, nel contrappunto della sua esistenza materiale prima di giornalista con velleità di scrittore e poi di ufficio stampa di un sindacato, precipita in un solco che lo fa sentire presto «sorvegliato e accompagnato dai fantasmi».
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