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	<title>luminol.it &#187; romanzo</title>
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	<description>il blog degli esordienti</description>
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		<title>Non è successo niente — Giuseppe Aloe</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 08:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[esordio]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Perrone]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Aloe]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="non è successo niente, aloe" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/144/9788860041449g.jpg" alt="" width="200" height="306" />Liquidare un libro secondo il genere è la smania frequente del recensore, quasi un istinto omicida. E irresistibile, almeno <em>prima facie</em>, è la tentazione d’incollare al romanzo di<a href="http://giulioperroneditore.it/node/375"> Giuseppe Aloe </a>l’etichetta di giallo psicologico e accontentarsene.</p>
<p>Protagonista della storia è l’ex direttore di un istituto di igiene mentale, ottantenne in pensione richiamato a collaborare per un caso urgente: l’improvvisa strage di sei pazienti (e un gatto) fra le mura dove ha lavorato per vent’anni. Si avviano così due piste d’indagine distinte. Quella ufficiale, razionale e probatoria, affidata a un commissario che fa i conti col terreno sdrucciolevole della follia. L’altra invece condotta dal vecchio medico, come un’ermeneutica dei segni, del delirio e delle psicosi, lo porta a ridestare i demoni del proprio passato e a ricercare nelle pagine di Perrault l’insospettabile mandante del delitto. Un giallo psicologico, appunto.<span id="more-82"></span></p>
<p>Simmetricamente al bipolarismo dell’indagine si profilano anche due diverse e possibili letture. Una lineare, scontata, dove il protagonista, medico e traduttore di Shakespeare e Hölderlin, risolve il caso, affiancato da un commissario prima cinico, poi intrigato e infine persuaso, suo perfetto contraltare socratico.</p>
<p>È la seconda lettura, però, a rivelare altro, a suggerire di guardare fra le righe, non arrendersi alla superficie, lasciandoci scoprire quanto la trama giallistica, in definitiva, sia forse l’aspetto secondario del romanzo, l’elemento debole e reinterpretabile, ridecifrabile, aperto. È il protagonista a generare questa possibilità, dare spessore al testo. Sono i suoi continui riferimenti, le citazioni sottili, la sua invincibile attrazione per la filosofia teoretica. Sono l’autoanalisi introspettiva, la terza indagine che tacitamente porta avanti dentro se stesso, lasciando l’universo esterno come una realtà bidimensionale, spesso stereotipata, ammiccando quasi alla possibilità di un tranfert totalizzante, come se lui fosse l’autentico malato, o la sua immagine s’identificasse addirittura con quella di Gigliola, l’affezionato ecolalico testimone chiave.</p>
<p>Scritto con buona padronanza e spesso elegante, è nel suo potenziale sussurrato e al di là della logica, compresa quella della trama infine rivelata, che il romanzo riesce a regalare suggestioni e profondità estendibili ben oltre il mero genere cui, solo in parte infatti, appartiene.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Giuseppe Aloe</strong> è nato a Cosenza nel 1962. Tra i fondatori del circolo culturale I Barbitonsori, a Roma lavora con Franco Cordero presso l’Università La Sapienza. Pubblica insieme a Cristiano Spila il libro di racconti <em>Geographyca – due storie siciliane</em>, e nel 2005 pubblica per Giulio Perrone Editore l’antologia di racconti <em>Non pensare all’uomo nero…dormi.</em></p>
<p>Attualmente vive e lavora a Milano.</p>
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		<title>Gli ultimi occhi di mia madre – Patrizia Patelli</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 17:10:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Candida</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Spesso si protesta: «Uno scrittore dovrebbe scrivere sempre perché ha qualcosa da dire». In verità, la protesta potrebbe essere molto più radicale di così. Si potrebbe dire: «Uno scrittore dovrebbe scrivere sempre perché ha da dirci la cosa definitiva». Perché sia tale, uno scrittore non dovrebbe mai limitarsi ad arricchire una conversazione, un dibattito, ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://vibrisse.files.wordpress.com/2009/05/ultimi-occhi-di-mia-madre.jpg" alt="" width="200" height="280" />Spesso si protesta: «Uno scrittore dovrebbe scrivere sempre perché ha qualcosa da dire». In verità, la protesta potrebbe essere molto più radicale di così. Si potrebbe dire: «Uno scrittore dovrebbe scrivere sempre perché ha da dirci la cosa definitiva». Perché sia tale, uno scrittore non dovrebbe mai limitarsi ad arricchire una conversazione, un dibattito, ad aggiungere semplicemente qualcosa: dovrebbe invece ammazzarla una conversazione, soffocarlo un dibattito, dire quella cosa che subito fulmineamente esaurisce l’argomento e rende inutile ogni altro intervento.</p>
<p>Ecco, leggendo <a href="http://www.sironieditore.it/libri/libri.php?ID_libro=978-88-518-0121-2">Gli ultimi occhi di mia madre</a> di Patrizia Patelli si ha davvero l’impressione di essere davanti a un libro definitivo. Se il lettore di questa recensione decidesse veramente di spendere i suoi quindici euro per leggere questo libro, sia avvertito che dopo guarderà in maniera molto differente la letteratura. In questo romanzo di centosessanta pagine l’autrice ci parla della morte di sua madre. Nel libro non troverete una prosa esplosiva.</p>
<p><span id="more-47"></span>Non troverete una trama articolata. Una struttura solida. Troverete, invece, un libro semplice semplice che eppure dà l’impressione di prendere da solo tutti i libri che avete letto fino a oggi e farli sembrare inutili, sciocchi, banali giochini e passatempi. Insomma nel libro di Patrizia Patelli troverete la letteratura al massimo delle sue possibilità: letteratura nuda e cruda che nemmeno è letteratura. C’è un particolare che riguarda la biografia dell’autrice che forse vale la pena ingrandire.</p>
<p>Patrizia Patelli è nata nel 1974. Dal 2000 al 2002 si è diplomata alla Scuola Holden di Alessandro Baricco. Gli ultimi occhi di mia madre è la prima opera di narrativa che Patrizia è riuscita a pubblicare. Stando a questi pochi dati sembra abbastanza plausibile immaginare che Patrizia abbia scritto altri romanzi o racconti prima di questo. Lavorando di fantasia si può immaginare che la giovane Patrizia abbia scritto romanzi di fantascienza, romanzi rosa, romanzi gialli. Lavorando di fantasia si può immaginare che Patrizia abbia passato come ogni aspirante scrittore a cercare un suo stile, una storia da raccontare, una sua voce. E forse proprio questo la casa editrice Sironi vuole suggerire con questa pubblicazione: che tutto quell’esercizio, tutte quelle storie, tutte quelle parole non sono passate invano; che tutta quella scrittura e quell’esercizio è servito a fornire le parole adatte a mostrare i sentimenti veri in uno dei momenti più importanti e decisivi della vita di ogni uomo e di ogni donna. Sono servite a espellere, almeno in parte, il dolore. A farlo diventare una cosa e non più soltanto un’ombra, un fantasma di cui non si sa come parlare, che parole usare, che cosa dire. Gli ultimi occhi di mia madre dimostra l’utilità della letteratura.</p>
<p><strong>Nota biografica</strong><br />
<strong>Patrizia Patelli</strong> è nata a Cuorgnè, in provincia di Torino, nel 1974. Vive a Verona. Gli ultimi occhi di mia madre è il suo primo romanzo.</p>
<p><strong>Nota editoriale</strong><br />
Sironi 2009 (Indicativo presente)<br />
pp. 160<br />
€ 15,00<br />
ISBN: 978–88-518‑0121-2</p>
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		<title>Tu che te ne andrai ovunque – Ilaria Rossetti</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 16:55:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[abbondono]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[padre]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Citazione del verso conclusivo di À une raison di Rimbaud, Tu che te ne andrai ovunque è la formula dominante del romanzo d’esordio di Ilaria Rossetti, denominatore comune dei personaggi, leitmotiv a base di abbandoni e distacchi, in derive incessantemente traumatiche che pongono al centro il rapporto tra padri e figli. Sviluppato nell’arco di un’unica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Citazione del verso conclusivo di À une raison di Rimbaud, Tu che te ne andrai ovunque è la formula dominante del romanzo d’esordio di Ilaria Rossetti, denominatore comune dei personaggi, leitmotiv a base di abbandoni e distacchi, in derive incessantemente traumatiche che pongono al centro il rapporto tra padri e figli. Sviluppato nell’arco di un’unica giornata milanese, in un maggio diafano e insolitamente afoso, tre voci raccontano la propria storia, mentre ognuna s’intreccia con l’altra. Nico è scontato professore liceale di italiano, disilluso, inadatto, aggiogato al ricordo del padre (misteriosamente scomparso anni prima) e condannato a scontare un rancore d’infanzia mai risolto; sua sorella Eva, violinista per matrimoni, stende una lunga lettera per l’uomo che ama, nel tentativo estremo di ricominciare una vita insieme, nonostante tutto; Argo, venditore porta a porta insoddisfatto, anche lui segnato da un passato doloroso, saltuariamente sostituisce il prete della chiesa di quartiere per arrotondare di cento euro al mese, dietro mentite spoglie che si estendono ben oltre la finta tonaca, in una vita interamente di riflesso, mai davvero sua.<span id="more-39"></span> Una pila di libri bruciata in aula, il colpo di un revolver e l’arrivo di Ari – una bambina con uno zaino inviolabile sulle spalle – danno inizio a un romanzo ad orologeria, un complicato susseguirsi di coincidenze dove le vite dei protagonisti, fino a quel secondo sospese, inespresse nella loro statica insoddisfazione, trovano l’innesco per precipitare verso un finale che, se non restituirà loro altro che la verità, finirà comunque per segnare un passaggio profondo e l’ennesimo trauma. Sfondo contemporaneo, un confronto solo tratteggiato fra cultura occidentale e islamica, dove quest’ultima fornisce indirettamente le due trovate drammatiche che segnano l’inizio e la fine del libro, non senza qualche azzardo. Di una tenuta non sempre all’altezza, la complessità dell’intreccio non compensa una prevedibilità piuttosto lineare. Si riceve l’impressione che le coincidenze siano troppe, ognuna esageratamente funzionale ad un finale a sorpresa che, proprio per questo, non sorprende molto. Riconoscibile è lo sforzo di generare tensioni destinate a detonare solo alla fine, salvo nascere, talvolta, soffocate già in partenza. Una scrittura educata, corretta, ma non ancora a fuoco, poco incisiva. Non convincono in particolare i dialoghi sbrigativi e contestualmente poco plausibili, incapaci di gettare vera luce sulla profondità solo sfiorata dei protagonisti. In tal senso, l’intero romanzo pare costantemente schiacciato dall’onere di promettere molto e la capacità di mantenere poco. Ha un sapore acerbo e promettente, gradevole negli intenti ma nella sostanza ancora in nuce; un testo che dilapida espedienti e risparmia in sospensione della credulità. Restano il coraggio di una trama ambiziosa, l’aver colto l’oggetto e il tema, ma l’esito suona di traguardo mancato, depositandosi solo sulla superficie e non avvicinando appieno la portata ambita e annunciata. Concesse le attenuanti d’esordio e la giovane età dell’autrice, il banco di prova può dirsi superato, sia pure con qualche doverosa riserva.</p>
<p><strong>Nota biografica</strong><br />
<strong>Ilaria Rossetti</strong> è nata a Lodi nel 1987. Premio Subway 2006, nel 2007 conquista il premio Campiello Giovani con il racconto La leggerezza del rumore e nel 2008 il premio LOGOS indetto dalla Giulio Perrone Editore.</p>
<p><strong>Nota editoriali</strong><br />
Giulio Perrone Editore 2009<br />
pp. 288<br />
€ 15,00<br />
ISBN: 978–88-6004–140-1</p>
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